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Governo, nel M5S finisce l'era Di Maio. Per il candidato premier parte l'operazione Conte

Il capo politico del Movimento Cinque Stelle riunisce i big: “D’ora in poi decidiamo insieme”. E va in scena lo schema Casaleggio: il premier in campo e Di Battista da usare come volto per la campagna elettorale
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"Da oggi le decisioni le prendiamo insieme. Ma ognuno di noi dovrà rispettare e tenere per sé quel che viene detto in questa stanza". Luigi Di Maio chiama la vecchia guardia del Movimento in un appartamento segreto del centro di Roma e, simbolicamente, getta la spugna. È finita l'era del cerchio magico del capo, finiti i giorni in cui il vicepremier M5S faceva tutto da solo. Le scelte dell'ultimo anno sono state interamente sue, e sono state fallimentari. Il leader M5S ha bisogno di dare un'idea di unità. Soprattutto, ha bisogno di non avere nemici. Perché politicamente ha perso tutto, a soli 33 anni, nel giorno d'agosto in cui Salvini ha deciso di staccare la spina.

Così li chiama a raccolta: Max Bugani, che solo pochi giorni fa aveva lasciato in polemica la sua segreteria, è lì insieme ad Alessandro Di Battista, allontanato per una frase del suo ultimo libro. Ci sono i fedelissimi ministri Alfonso Bon…
"Da oggi le decisioni le prendiamo insieme. Ma ognuno di noi dovrà rispettare e tenere per sé quel che viene detto in questa stanza". Luigi Di Maio chiama la vecchia guardia del Movimento in un appartamento segreto del centro di Roma e, simbolicamente, getta la spugna. È finita l'era del cerchio magico del capo, finiti i giorni in cui il vicepremier M5S faceva tutto da solo. Le scelte dell'ultimo anno sono state interamente sue, e sono state fallimentari. Il leader M5S ha bisogno di dare un'idea di unità. Soprattutto, ha bisogno di non avere nemici. Perché politicamente ha perso tutto, a soli 33 anni, nel giorno d'agosto in cui Salvini ha deciso di staccare la spina.

Così li chiama a raccolta: Max Bugani, che solo pochi giorni fa aveva lasciato in polemica la sua segreteria, è lì insieme ad Alessandro Di Battista, allontanato per una frase del suo ultimo libro. Ci sono i fedelissimi ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Ma anche i senatori "critici" Paola Taverna e Nicola Morra. I capigruppo Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli, fondamentali per tenere i gruppi parlamentari in subbuglio (la riunione congiunta sconvocata nel giorno più buio è stata aggiornata a lunedì alle 10:30). C'è il siciliano Giancarlo Cancelleri e c'è Davide Casaleggio, il cui post Facebook in cui attacca la mancanza di scrupoli di Salvini e invita a votare il taglio dei parlamentari per poi andare alle urne irrita più di un parlamentare ("A che titolo era lì?", chiede uno dei deputati esclusi dal gabinetto di guerra).

Il tentativo è quello di risalire insieme dal precipizio. E di far percepire che tutto è cambiato. Anche per questo, non c'era l'ombra operativa del leader: Pietro Dettori. Così come per questo, nelle ultime ore Di Maio ha sentito più volte il presidente della Camera Roberto Fico. Il leader degli ortodossi mantiene il suo profilo istituzionale, il suo ruolo sarà fondamentale nella gestione dei tempi della crisi e nel tentativo di calendarizzare il taglio dei parlamentari, e non può esporsi.

Il vicepremier ha però aperto anche alla sinistra del Movimento, finora marginalizzata. Per tentare di non affondare, non può permettersi altre fughe solitarie. Allungare la legislatura con un governo di salvezza nazionale che metta al sicuro i conti è una via strettissima, che il Movimento non sa ancora quanto abbia senso percorrere. Quel che è certo è che si sta cercando un modo di salvare tutti i big: la maggior parte di loro, tutte le persone riunite in quella stanza, sono al secondo mandato e non potrebbero correre alle prossime elezioni. "Per me ci sono solo due mandati", ha ripetuto ancora ieri Fraccaro a SkyTg24.

Ma dopo la deroga fatta per i consiglieri comunali, se ne potrebbe fare un'altra - votando su Rousseau - anche per chi invece di 10 anni in Parlamento ne ha trascorsi poco più di 6. "Beppe non farebbe troppo casino", dice sicuro un parlamentare. La speranza di tutti, è che si torni al voto a liste invariate (Di Battista a parte). Ma la variabile più importante ha il nome di Giuseppe Conte. È lui che il Movimento vorrebbe proporre come candidato premier. È lui che gli addetti ai social stanno testando riportando su tutti i muri le ultime parole da Palazzo Chigi: "Questo governo non era in spiaggia". È l'anti-Salvini, "ha conquistato una credibilità istituzionale anche all'estero", dice uno dei dirigenti M5S.

Perfino gli uomini di Di Maio, che fino a poche settimane fa sibilavano cose come "si sta montando la testa", hanno capito che l'unica carta da giocare è quella di Conte candidato premier e Di Battista volto politico. Insieme, a caccia di due elettorati diversi, come vuole la dottrina Casaleggio. Di Battista è già d'accordo, lo farebbe. Il premier, invece, che sarebbe fondamentale soprattutto per poter giocare la partita nel campo del centrosinistra, non ha detto a nessuno cosa intende fare. È a lavoro su quel che dirà al Senato, dove seguirà il filo rosso inaugurato: quello di rinfacciare al leader leghista le sue mancanze. Ma non anticipa nulla sul suo futuro. L'idea di una sua lista, finita sul tavolo della Casaleggio Associati qualche tempo fa, pare tramontata. Conte serve al Movimento. Ma stavolta, sarà lui a dettare le condizioni.