Spunta Salvini nel posto più strano: al Viminale
Filippo Ceccarelli , di FILIPPO CECCARELLIIl Capitano è ritratto sorridente con la solita camicia bianca "alla Renzi" (quel che è giusto, è giusto) dietro la fatale scrivania che, salvo misteriosi scambi, dovrebbe essere quella stessa appartenuta a Giolitti, Mussolini, De Gasperi e su cui, inaugurando civettuolo la Seconda Repubblica, Bobo Maroni si fece inquadrare con i piedoni in primo piano
Cucù: Salvini è tornato al Viminale! "Al lavoro" scrive lui, significativamente, su Facebook. La foto che celebra il fortuito e inaspettato evento è come sempre di bassa fattura, tricolore tagliato, pittura decapitata, stampante visibile per metà.
Il Capitano è ritratto sorridente con la solita camicia bianca "alla Renzi" (quel che è giusto, è giusto) dietro la fatale scrivania che, salvo misteriosi scambi, dovrebbe essere quella stessa appartenuta a Giolitti, Mussolini, De Gasperi e su cui, inaugurando civettuolo la Seconda Repubblica, Bobo Maroni si fece inquadrare con i piedoni in primo piano. Prima che a disagio, con la penna in mano Salvini sembra lietamente incredulo, in una posa un po' artificiosa che ricorda quella di un alunno i primi giorni di scuola elementare.
Ma queste sono criptiche notazioni che certo non interessano al popolo delle piazze e delle spiagge che ha preso a godersi l'imminente le…
Il Capitano è ritratto sorridente con la solita camicia bianca "alla Renzi" (quel che è giusto, è giusto) dietro la fatale scrivania che, salvo misteriosi scambi, dovrebbe essere quella stessa appartenuta a Giolitti, Mussolini, De Gasperi e su cui, inaugurando civettuolo la Seconda Repubblica, Bobo Maroni si fece inquadrare con i piedoni in primo piano. Prima che a disagio, con la penna in mano Salvini sembra lietamente incredulo, in una posa un po' artificiosa che ricorda quella di un alunno i primi giorni di scuola elementare.
Ma queste sono criptiche notazioni che certo non interessano al popolo delle piazze e delle spiagge che ha preso a godersi l'imminente le…
Cucù: Salvini è tornato al Viminale! "Al lavoro" scrive lui, significativamente, su Facebook. La foto che celebra il fortuito e inaspettato evento è come sempre di bassa fattura, tricolore tagliato, pittura decapitata, stampante visibile per metà.
Il Capitano è ritratto sorridente con la solita camicia bianca "alla Renzi" (quel che è giusto, è giusto) dietro la fatale scrivania che, salvo misteriosi scambi, dovrebbe essere quella stessa appartenuta a Giolitti, Mussolini, De Gasperi e su cui, inaugurando civettuolo la Seconda Repubblica, Bobo Maroni si fece inquadrare con i piedoni in primo piano. Prima che a disagio, con la penna in mano Salvini sembra lietamente incredulo, in una posa un po' artificiosa che ricorda quella di un alunno i primi giorni di scuola elementare.
Ma queste sono criptiche notazioni che certo non interessano al popolo delle piazze e delle spiagge che ha preso a godersi l'imminente leader plenipotenziario nel rito estivo ed euforico dell'immedesimazione con musica, balli, cocktail. Ed è un peccato perché in quell'ufficio, sia pure pure poco frequentandolo, Salvini ha riposto parecchio di sé: la coppa Champions dono di Baresi, una maglia del Milan tenuta ferma da una scultura alta un metro di Alberto da Giussano e da qualche tempo, su di un tavolo, decine e decine di rosari che gli arrivano dall'Italia profonda e devota.
Bene, sta di fatto che ieri il Signore della Meraviglia è ritornato lì, al chiodo. Non accadeva da tanto. L'ultima volta che lo si è visto fra quelle mura pare di ricordare sia stato nel novembre scorso, per il Salvini Archiviazione Show, venti minuti di diretta Fb in cui avendo in mano la busta chiusa della Procura di Catania sul caso Diciotti si mise a fare un numero dei suoi: mi è arrivata questa, la apro, non la apro, suspence; come costume di scena indossava la maglia del Gis, anzi no era dei Nocs, "scusate la confusione, viva tutti e due, ma scopriamo insieme se sono un delinquente...".
Poi addio, svanito. A marzo Milena Gabanelli e Gian Antonio Stella posero la questione e lui rispose seccato facendo l'auto-spiritoso social: "Dove vado adesso? Al ministero. Sto seduto alla seggiola per 12 ore consecutive, così poi mando un post al Corriere. Sto lì, faccio un pisolino, così sono contenti".
"Io - disse poco dopo e molto più brutalmente l'alleato Beppe Grillo - al Viminale ce lo manderei a calci in culo".
In realtà forse qualche volta ci veniva anche. Ma all'insegna, si direbbe, dell'intrattenimento e della privatizzazione dei luoghi istituzionali: per farsi riprendere mentre parlava dal terrazzo, ad esempio, o per farsi un bel selfie con tante poliziotte; quando non era per ricevere Al Bano presentatosi con un bottiglione in omaggio del suo vino, etichetta personalizzata, insieme a una delegazione di imprenditori cinesi con i quali tutti intonarono "Felicità" e "Nel sole".
A riprova che se la post-politica è per sua natura instabile, sfuggente, abbronzata e spettacolare, esistono pur sempre dei momenti in cui tocca farsi vedere seduto alla scrivania. Che questo sembri addirittura una novità dice molto dei tempi che viviamo - visti i risultati non i migliori.
Il Capitano è ritratto sorridente con la solita camicia bianca "alla Renzi" (quel che è giusto, è giusto) dietro la fatale scrivania che, salvo misteriosi scambi, dovrebbe essere quella stessa appartenuta a Giolitti, Mussolini, De Gasperi e su cui, inaugurando civettuolo la Seconda Repubblica, Bobo Maroni si fece inquadrare con i piedoni in primo piano. Prima che a disagio, con la penna in mano Salvini sembra lietamente incredulo, in una posa un po' artificiosa che ricorda quella di un alunno i primi giorni di scuola elementare.
Ma queste sono criptiche notazioni che certo non interessano al popolo delle piazze e delle spiagge che ha preso a godersi l'imminente leader plenipotenziario nel rito estivo ed euforico dell'immedesimazione con musica, balli, cocktail. Ed è un peccato perché in quell'ufficio, sia pure pure poco frequentandolo, Salvini ha riposto parecchio di sé: la coppa Champions dono di Baresi, una maglia del Milan tenuta ferma da una scultura alta un metro di Alberto da Giussano e da qualche tempo, su di un tavolo, decine e decine di rosari che gli arrivano dall'Italia profonda e devota.
Bene, sta di fatto che ieri il Signore della Meraviglia è ritornato lì, al chiodo. Non accadeva da tanto. L'ultima volta che lo si è visto fra quelle mura pare di ricordare sia stato nel novembre scorso, per il Salvini Archiviazione Show, venti minuti di diretta Fb in cui avendo in mano la busta chiusa della Procura di Catania sul caso Diciotti si mise a fare un numero dei suoi: mi è arrivata questa, la apro, non la apro, suspence; come costume di scena indossava la maglia del Gis, anzi no era dei Nocs, "scusate la confusione, viva tutti e due, ma scopriamo insieme se sono un delinquente...".
Poi addio, svanito. A marzo Milena Gabanelli e Gian Antonio Stella posero la questione e lui rispose seccato facendo l'auto-spiritoso social: "Dove vado adesso? Al ministero. Sto seduto alla seggiola per 12 ore consecutive, così poi mando un post al Corriere. Sto lì, faccio un pisolino, così sono contenti".
"Io - disse poco dopo e molto più brutalmente l'alleato Beppe Grillo - al Viminale ce lo manderei a calci in culo".
In realtà forse qualche volta ci veniva anche. Ma all'insegna, si direbbe, dell'intrattenimento e della privatizzazione dei luoghi istituzionali: per farsi riprendere mentre parlava dal terrazzo, ad esempio, o per farsi un bel selfie con tante poliziotte; quando non era per ricevere Al Bano presentatosi con un bottiglione in omaggio del suo vino, etichetta personalizzata, insieme a una delegazione di imprenditori cinesi con i quali tutti intonarono "Felicità" e "Nel sole".
A riprova che se la post-politica è per sua natura instabile, sfuggente, abbronzata e spettacolare, esistono pur sempre dei momenti in cui tocca farsi vedere seduto alla scrivania. Che questo sembri addirittura una novità dice molto dei tempi che viviamo - visti i risultati non i migliori.