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Crisi, la giravolta di Ferragosto: Salvini pronto a concedere Palazzo Chigi a Di Maio

A nove giorni dall'annunciata sfiducia a Conte, il governo è ancora in piedi e i ministri leghisti al loro posto. Dietro le parole distensive del leader leghista ("il mio telefono è sempre acceso"), un messaggio al capo politico dei 5 stelle
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Dopo nove giorni di crisi annunciata e proclamata, attacchi reciproci, ipotesi di alleanze alternative, dichiarazioni ostili, potrebbe esserci l'ennesimo colpo di scena. Con una retromarcia clamorosa che riporterebbe al governo la maggioranza gialloverde. Già nelle parole di ieri, pronunciate da Salvini, qualcosa si intuiva. La frase "ho il telefono sempre acceso" era infatti un invito a Di Maio. Una apertura per ricominciare. E infatti il dialogo è ripartito. Con diversi scenari possibili.

Crisi di governo, Salvini: "Spero di essere ministro ancora a lungo: il mio telefono è sempre acceso"


Tutto ruota intorno a Palazzo Chigi. Matteo Salvini lo voleva attraverso le elezioni ma ci ha provato anche senza, con la mossa della crisi minacciata, anzi messa sul piatto, e di una pace (oggi impossibile, domani chissà) con i 5 Stelle. Del resto, proprio tutti coloro che hanno detto in questi anni "non divent…
Dopo nove giorni di crisi annunciata e proclamata, attacchi reciproci, ipotesi di alleanze alternative, dichiarazioni ostili, potrebbe esserci l'ennesimo colpo di scena. Con una retromarcia clamorosa che riporterebbe al governo la maggioranza gialloverde. Già nelle parole di ieri, pronunciate da Salvini, qualcosa si intuiva. La frase "ho il telefono sempre acceso" era infatti un invito a Di Maio. Una apertura per ricominciare. E infatti il dialogo è ripartito. Con diversi scenari possibili.

Crisi di governo, Salvini: "Spero di essere ministro ancora a lungo: il mio telefono è sempre acceso"


Tutto ruota intorno a Palazzo Chigi. Matteo Salvini lo voleva attraverso le elezioni ma ci ha provato anche senza, con la mossa della crisi minacciata, anzi messa sul piatto, e di una pace (oggi impossibile, domani chissà) con i 5 Stelle. Del resto, proprio tutti coloro che hanno detto in questi anni "non diventerò mai premier senza passare dal voto" sono andati al governo senza passare dal voto. Quando la poltrona di presidente del Consiglio è a un passo, difficile tirarsi indietro in nome dei principi. Oppure, visti i numeri in Parlamento, la clamorosa pace potrebbe passare da un altro tipo di accordo: Di Maio premier, Salvini vice con l'aggiunta dei "ministri del Sì" nei posti chiave: Difesa, Infrastrutture, Ambiente. E Conte? In questo scenario di agosto, prima delle comunicazioni al Senato del 20, occorre leggere in controluce la lettera "antisovranista" spedita a Salvini sui profughi  della Open Arms. È un segnale all'Europa nel caso per il premier si aprisse la porta di un posto da commissario dell'Unione. Di Maio nega una trattativa sugli incarichi: "Tutte cose che non ci interessano. A noi interessa una sola cosa: il taglio dei parlamentari".

Lo stallo rimane. C'è però qualche segnale più chiaro, in queste ore, rispetto al vero punto di rottura: è il rapporto tra la Lega e Giuseppe Conte, più che quello tra Carroccio e MoVimento 5 Stelle. Il duro scambio di lettere dell'altro giorno dimostra che l'obiettivo principale del ministro dell'Interno non è buttare giù l'alleanza di governo (qualche collega sì, per carità), ma giocare intorno alla figura del premier. Impresa complicatissima dopo la rissa delle ultime settimane, ma a oggi è più facile leggere un ritorno di fiamma che una nuova maggioranza tra Pd e 5 Stelle come proposto da Delrio. Non ci sono segnali di apertura dei grillini, non c'è nulla di concreto. L'unica cosa certa è che il governo sta in piedi, i ministri della Lega al loro posto e si attende il 20.