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Matteo Salvini con i capigruppo della Lega 

Salvini ci spera ancora: "Tutto può succedere"

Il vicepremier: "Abbiamo buoni segnali dagli uomini vicini a Di Maio". Ma i consensi sono in calo
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ROMA - È il giorno del disgelo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. A sorpresa, mentre dem e grillini sedevano al tavolo della trattativa, i due leader sono tornati a scambiarsi messaggi sul cellulare, come 15 mesi fa. Come non succedeva da tempo. Nessuna telefonata, sembra, ma dai due quartier generali arriva la conferma che qualcosa si muove. Così, quando in serata giunge notizia delle condizioni quasi irricevibili poste a cena con Zingaretti dal capo del Movimento per la formazione del governo col Pd, Salvini coi ministri e gli alti dirigenti leghisti può lasciarsi andare a un mezzo sospiro di sollievo, quasi uno slancio di ottimismo. La disponibilità avanzata agli ex alleati il giorno prima dal Colle, a risedersi al tavolo senza condizioni, senza nemmeno una pregiudiziale verso la premiership dello stesso Di Maio, avrebbe fatto breccia ai piani alti del M5S.

«Tenetevi forte perché tutto può ancora succedere, abbiamo buoni segnali da …
ROMA - È il giorno del disgelo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. A sorpresa, mentre dem e grillini sedevano al tavolo della trattativa, i due leader sono tornati a scambiarsi messaggi sul cellulare, come 15 mesi fa. Come non succedeva da tempo. Nessuna telefonata, sembra, ma dai due quartier generali arriva la conferma che qualcosa si muove. Così, quando in serata giunge notizia delle condizioni quasi irricevibili poste a cena con Zingaretti dal capo del Movimento per la formazione del governo col Pd, Salvini coi ministri e gli alti dirigenti leghisti può lasciarsi andare a un mezzo sospiro di sollievo, quasi uno slancio di ottimismo. La disponibilità avanzata agli ex alleati il giorno prima dal Colle, a risedersi al tavolo senza condizioni, senza nemmeno una pregiudiziale verso la premiership dello stesso Di Maio, avrebbe fatto breccia ai piani alti del M5S.

«Tenetevi forte perché tutto può ancora succedere, abbiamo buoni segnali da Luigi e i suoi uomini», in serata il segretario ai suoi. Il fine settimana potrebbe riservare sorprese. Non è escluso un incontro diretto, se il tavolo con Zingaretti dovesse davvero saltare. Non a caso, Salvini che anche ieri ha presidiato il Viminale, resterà a Roma. Ad aver pesato nella svolta delle ultime ore, a sentire il leader leghista, soprattutto la base in rivolta del Movimento che, a scorrere i commenti sui social, avrebbe bocciato l’abbraccio del M5S con Renzi.

L’intenzione di riaprire il dialogo con l’amico Di Maio del resto il ministro dell’Interno l’aveva confermata due giorni fa anche al presidente Mattarella, nel corso delle consultazioni al Colle. Se adesso la palla andasse in buca per la Lega, si aprirebbe una nuova pagina. Niente Conte premier, ovvio. Con Di Maio a Palazzo Chigi, Salvini conta di restare saldamente al Viminale, a tutela dei “suoi” decreti sicurezza e a presidio dei porti, magari da vicepremier unico, mentre Giancarlo Giorgetti prenderebbe il posto di Tria all’Economia. Si vedrà.

Sta di fatto che la proposta, l’ennesima, lanciata dal segretario col video pubblicato ieri su Fb, nelle stesse ore in cui dem e grillini erano al tavolo della trattativa, nasce da questo clima. «Le porte e le vie della Lega sono infinite - dice ai followers - Faccio e farò di tutto per evitare che il Pd torni al governo, perché rivedere al governo Renzi e la Boschi proprio no: mi auguro che nessuno pensi di lasciare l’Italia in mano a un partito che ha perso tutte le elezioni». Ma il tentativo è anche quello di recuperare i consensi che, secondo alcuni sondaggi, la Lega sta perdendo: le ultime rilevazioni danno il partito al 31,3%, tre punti in meno rispetto alle europee.

L’ipotesi di governo M5s-Pd «sta facendo rabbrividire i cittadini di mezza Italia e gli imprenditori». E riecco la proposta: «Noi siamo qui per un governo stabile, coerente, con una squadra nuova oppure per il voto, in democrazia la scelta più lineare». Agli «amici del Movimento: fino a qualche giorno fa lo definivate il partito di Bibbiano, delle spartizioni del Csm e delle procure». Nel partito raccontano che Giancarlo Giorgetti, proprio lui che per mesi gli ha suggerito la crisi adesso, pur in disaccordo, stia aiutando Salvini nel tentativo di ricucire. Il sottosegretario dal Meeting di Rimini faceva non a caso notare che i 10 punti proposti dal capo del Movimento «sono quasi tutti parte integrante del contratto con la Lega». E Gian Marco Centinaio, pure lui convinto che ci sia «ancora possibilità di recuperare il rapporto coi 5 stelle: la via è stretta, però se non c’è la volontà di sedersi attorno a un tavolo non ci sono problemi». Ora quel tavolo sembra che si possa davvero incredibilmente riaprire.