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(ansa)

Zingaretti compatta il Pd. La proposta è Fico premier

Nessuno si smarca sul bis di Conte. Se non arriva il sì sul presidente della Camera, i dem disponibili a trovare un nome terzo. Ma i contatti con di Maio si interrompono a metà giornata
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La trattativa è avviata e non può più interrompersi. Nicola Zingaretti, dopo i dubbi iniziali, sta diventando il primo tifoso del governo giallo-rosso. Con prudenza, ma questo è il suo carattere. E perché, dopo la cena di venerdì sera e le telefonate di ieri mattina, nel pomeriggio i contatti con Di Maio si sono interrotti. Però il segretario dem sa che il leader del Movimento ha le sue difficoltà, è a capo di un partito diviso in mille pezzi. Per il Pd può essere un vantaggio.

"Dobbiamo fare il Conte bis perché è l'unica soluzione che regge l'urto del voto sulla piattaforma Rousseau", ha spiegato il vicepremier grillino nella cena di venerdì sera. Il segretario del Pd ha risposto: "No al Conte bis, no alla tua promozione a Palazzo Chigi e no a un mio ruolo nel governo. Altrimenti non c'è la svolta, è solo un ribaltone. Queste sono le condizioni". L…
La trattativa è avviata e non può più interrompersi. Nicola Zingaretti, dopo i dubbi iniziali, sta diventando il primo tifoso del governo giallo-rosso. Con prudenza, ma questo è il suo carattere. E perché, dopo la cena di venerdì sera e le telefonate di ieri mattina, nel pomeriggio i contatti con Di Maio si sono interrotti. Però il segretario dem sa che il leader del Movimento ha le sue difficoltà, è a capo di un partito diviso in mille pezzi. Per il Pd può essere un vantaggio.

"Dobbiamo fare il Conte bis perché è l'unica soluzione che regge l'urto del voto sulla piattaforma Rousseau", ha spiegato il vicepremier grillino nella cena di venerdì sera. Il segretario del Pd ha risposto: "No al Conte bis, no alla tua promozione a Palazzo Chigi e no a un mio ruolo nel governo. Altrimenti non c'è la svolta, è solo un ribaltone. Queste sono le condizioni". Le ha potute dettare grazie al Pd compatto, grazie al filo diretto con Matteo Renzi e a una linea comune delle correnti interne. Per un giorno trattativisti, scettici, frenatori hanno remato tutti dalla stessa parte.

Il governatore del Lazio, per la verità, aspettava già oggi una risposta da Di Maio. Per aprire i tavoli di lavoro. Non è arrivato il via libera, anche se il nuovo giro sul Colle è dietro l'angolo. Ma nemmeno uno stop. Non c'è stata la rottura. Questo viene intepretato come un segnale positivo. Sono persino passate 36 ore dal vertice a casa del sottosegretario Vincenzo Spadafora senza che il sacro Blog di Beppe Grillo accusasse i dem del disastro di Chernobyl. È più di un inizio. La paura del doppio gioco grillino per riappacificarsi con la Lega si sta lentamente dissolvendo.

Zingaretti ha continuato a sentire Di Maio al telefono, almeno fino al pomeriggio. Ribadendo i suoi punti fermi. E facendo capire che la linea del Pd è questa: siamo pronti a concedere la premiership ai 5 stelle, come è giusto. Anche a una personalità espressione diretta del Movimento. Un politico, insomma, che ricopre pure un ruolo istituzionale: il presidente della Camera Roberto Fico. Nome che è stato pesato durante una riunione al Nazareno nel pomeriggio di ieri. C'erano Gentiloni, Orlando, Martella, De Micheli.

Naturalmente il Partito democratico non vuole invadere il campo, piuttosto minato, del mondo grillino. Ma sta facendo capire al M5s che una soluzione ce l'hanno in casa, se vogliono. Per Conte tra l'altro l'offerta alternativa è allettante: commissario europeo o ministro dell'Interno con la delega ai servizi. L'ex premier al posto del nemico Salvini: un bel contrappasso.

L'obiettivo vero del Pd rimane però un premier "terzo". Di garanzia per tutt'e due gli alleati. Indicato dai grillini, ovviamente, visto che sono il partito di maggioranza relativa. Ma la figura dovrebbe essere solo di area, non il dirigente di una parte in causa. I nomi sul tavolo sono sempre quelli: Enrico Giovannini (ex ministro di Letta ma gradito ai 5 stelle), il direttore della Treccani Massimo Bray (che ha un rapporto ottimo con la sindaca di Torino Chiara Appendino), l'ex capo dell'Anac Raffaele Cantone.

Non è detto che vengano digeriti dal Movimento. Anzi, è probabile che siano rispediti al mittente. Ma ormai tra i dem la convinzione è che non si possa tornare indietro. Il ritorno con la Lega o meglio la minaccia di un ritorno, viene vista come una tigre di carta. Il governo gialloverde a questo punto, si diceva ieri pomeriggio nella riunione del Pd, non avrebbe neanche i numeri al Senato, dove il gruppo M5s tifa solo per la soluzione con i dem.
Resta lo scoglio Di Maio. Le sue difficoltà interne, la gestione complessiva della crisi dopo 14 mesi vissuti al fianco di Salvini. Ma i pontieri con il capo politico non mancano. Non è solo Zingaretti a telefonare, anche se dopo la cena l'interlocutore principale è lui.