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(ansa)

Zingaretti basito annulla gli incontri. Conte lo rassicura: “Il diktat non passa”

Il leader dem stava andando all’appuntamento con il capo 5S: ha ascoltato le sue parole ed è tornato indietro. L’offerta ricevuta: due ministeri in più se Di Maio fa il vicepremier
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Tre meno cinque di venerdì pomeriggio. Nel centro di Roma i turisti sudano, fanno shopping o scaricano mega-trolley davanti agli hotel di lusso. L'auto di Nicola Zingaretti si è mossa dal Nazareno ma fa subito dietrofront. In quel momento il governo giallo-rosso è appeso a un filo. Il segretario del Pd ha appuntamento con Luigi Di Maio alla Camera. Ma il leader grillino, dopo la consultazione con Conte, ha appena compiuto lo strappo dettando le sue condizioni, minacciando le urne, mostrando i muscoli.

Con queste premesse meglio che l'incontro salti. Altrimenti salta tutto il tavolo e addio esecutivo. Zingaretti se ne torna nel suo ufficio e dice: "Quello che succede è surreale. Per noi è anche una questione di dignità. Sono esterrefatto".

Dopo questo passaggio il segretario dem non avrà più contatti né con Di Maio né con Conte che aveva visto la mattina nell'ufficio della Camera dove il premi…
Tre meno cinque di venerdì pomeriggio. Nel centro di Roma i turisti sudano, fanno shopping o scaricano mega-trolley davanti agli hotel di lusso. L'auto di Nicola Zingaretti si è mossa dal Nazareno ma fa subito dietrofront. In quel momento il governo giallo-rosso è appeso a un filo. Il segretario del Pd ha appuntamento con Luigi Di Maio alla Camera. Ma il leader grillino, dopo la consultazione con Conte, ha appena compiuto lo strappo dettando le sue condizioni, minacciando le urne, mostrando i muscoli.

Con queste premesse meglio che l'incontro salti. Altrimenti salta tutto il tavolo e addio esecutivo. Zingaretti se ne torna nel suo ufficio e dice: "Quello che succede è surreale. Per noi è anche una questione di dignità. Sono esterrefatto".

Dopo questo passaggio il segretario dem non avrà più contatti né con Di Maio né con Conte che aveva visto la mattina nell'ufficio della Camera dove il premier incaricato riceve le delegazioni dei partiti. Tocca a Dario Franceschini e Andrea Orlando fare visita al premier a Palazzo Chigi nel tardo pomeriggio.

Chiedono chiarimenti sulla posizione del capo politico del Movimento. Necessari, obbligati perché il Pd si muove sul crinale scivoloso tra l'essere responsabile e l'essere accondiscendente, ovvero perdere la faccia. Il vertice è anche l'occasione per confermare all'avvocato del popolo che i dem lo considerano a tutti gli effetti indicato dai grillini, uno di loro, quindi tocca a lui giustificarsi, mediare.

Conte li rassicura: "Considero il diktat di Di Maio rivolto anche contro di me". Poi spiega: "Il modello del contratto è finito. Stavolta stiliamo un programma unico e sono io che faccio la sintesi tra le proposte dei due alleati di governo". Come dire: i 20 punti esposti dall'ex ministro dello Sviluppo economico sono semplici desideri.

Al vertice sono presenti anche i capigruppo dei 5 stelle Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli. La marcatura reciproca impedisce di andare al cuore del problema: quale poltrona occuperà Di Maio nel nuovo governo? "Lui era vicepremier e aveva due ministeri molto pesanti. Se questa partita la finisce con un solo ministero, qualunque esso sia, ha perso. E non vuole perdere". Questo è il messaggio che gli ambasciatori del capo politico recapitano al Pd. Come se non avesse già meno carte da giocare. Dopo la sconfitta delle Europee, dopo la fine dell'asse con Matteo Salvini su cui si è retta finora la politica italiana.

Nella sede del Pd tornano i dubbi e le paure che hanno accompagnato l'inizio del cammino. Persino Matteo Renzi, attraverso la fedelissima Boschi, considera l'ultimatum di Di Maio "inaccettabile". Ma è quasi impossibile fermare il treno in corsa.

Lo si capisce dal segnale inviato dai mercati: spread giù a precipizio davanti alla prospettiva dell'esecutivo e in risalita dopo le parole del leader grillino. Pensiamo, dicono i dem, cosa accadrebbe se il tentativo fallisse. Al Nazareno è arrivata anche la telefonata di Angela Merkel, probabilmente sul cellulare di Paolo Gentiloni. Il governo va fatto a ogni costo per fermare i sovranisti, è stato il messaggio della Cancelliera.

"Chiariamoci e ripartiamo", dice Conte agli emissari dem. Orlando e Franceschini rispondono: bene, siamo pronti. D'Uva e Patuanelli spiegano così l'uscita di Di Maio: "Dobbiamo tenere a freno i nostri attivisti, far digerire l'accordo. E abbiamo la votazione sulla piattaforma Rousseau". Ma se alzi il tiro non aumentano le probabilità di una bocciatura sul web?

Ristabilita una parvenza di pace riprende il dialogo intorno al programma. Giuseppe Conte annuncia la sua partecipazione ai tavoli convocati per oggi. L'incontro con Zingaretti della mattina è stato interlocutorio. "Non è andato né male né bene", spiega il segretario un po' sconsolato. Restano intatte le perplessità sulla partita che vuole giocare il premier incaricato. Come risolverà la grana del vicepremier che il Pd pretende per bilanciare i pesi nel governo. Se Di Maio verrà confermato forse ci saranno più poltrone per il Partito democratico. Una specie di scambio.

Ma siamo ancora lontani dalla formazione della squadra. Conte non ha messo nero su bianco nessun accordo sul progetto di governo. "Non ha fatto sponda ai 5 stelle", dicono nel Pd. È sufficiente? Resta una distanza ampia sul tema del taglio dei parlamentari, sulla manovra economica, sulla giustizia e sulle infrastrutture. E sui decreti sicurezza, naturalmente.

Il punto ormai non è se nasce o meno il governo, ma come. Anatra zoppa fin dall'inizio o capace di durare? Dipenderà molto da alcuni passaggi sui temi concreti e dalla compagine ministeriale. Bastano 5-6 ministri indovinati per dare la cifra dell'esecutivo e vaticinarne il futuro. Non è ancora il momento ma si avvicina.