Governo giallo-rosso, la squadra: crescono le donne e spunta Lamorgese per il Viminale
Silvio Buzzanca , di SILVIO BUZZANCAL'ex prefetto di Milano il nome nuovo per l'Interno, in corsa anche l'ex capo della polizia Pansa. Per Di Maio ipotesi Farnesina se non fa il vice. Provenzano e Manzella le novità dem
L'accordo politico fra Pd e Movimento Cinque Stelle fa passi avanti e automaticamente riparte il totoministri. La soluzione di un puzzle che al momento sembra ruotare intorno al nome di Luigi Di Maio.
L'ex vicepremier, infatti, vorrebbe tornare ad occupare questa casella e aggiungere quella del ministero della Difesa. Il Pd invece spinge per arrivare ad un vicepremier unico, incarico da affidare a Dario Franceschini o ad Andrea Orlando.
Un braccio di ferro che alla fine potrebbe concludersi con la vittoria dello schema Mattarella-Conte: niente vicepremier e un tecnico come Roberto Chieppa, oggi segretario generale di Palazzo Chigi, nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
A questo punto Di Maio potrebbe essere collocato al ministero degli Esteri o alla Difesa, scalzando Elisabetta Trenta. Ma il capo politico dei Cinque stelle sembra vivere questo trasferimento come una diminutio.
Risiko in corso anche sul ministero dell'Interno e sui dicasteri economici.…
L'ex vicepremier, infatti, vorrebbe tornare ad occupare questa casella e aggiungere quella del ministero della Difesa. Il Pd invece spinge per arrivare ad un vicepremier unico, incarico da affidare a Dario Franceschini o ad Andrea Orlando.
Un braccio di ferro che alla fine potrebbe concludersi con la vittoria dello schema Mattarella-Conte: niente vicepremier e un tecnico come Roberto Chieppa, oggi segretario generale di Palazzo Chigi, nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
A questo punto Di Maio potrebbe essere collocato al ministero degli Esteri o alla Difesa, scalzando Elisabetta Trenta. Ma il capo politico dei Cinque stelle sembra vivere questo trasferimento come una diminutio.
Risiko in corso anche sul ministero dell'Interno e sui dicasteri economici.…
L'accordo politico fra Pd e Movimento Cinque Stelle fa passi avanti e automaticamente riparte il totoministri. La soluzione di un puzzle che al momento sembra ruotare intorno al nome di Luigi Di Maio.
L'ex vicepremier, infatti, vorrebbe tornare ad occupare questa casella e aggiungere quella del ministero della Difesa. Il Pd invece spinge per arrivare ad un vicepremier unico, incarico da affidare a Dario Franceschini o ad Andrea Orlando.
Un braccio di ferro che alla fine potrebbe concludersi con la vittoria dello schema Mattarella-Conte: niente vicepremier e un tecnico come Roberto Chieppa, oggi segretario generale di Palazzo Chigi, nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
A questo punto Di Maio potrebbe essere collocato al ministero degli Esteri o alla Difesa, scalzando Elisabetta Trenta. Ma il capo politico dei Cinque stelle sembra vivere questo trasferimento come una diminutio.
Risiko in corso anche sul ministero dell'Interno e sui dicasteri economici. Per entrambi gli incarichi il Pd, che ne rivendica la titolarità, punta su tecnici di area. Per la poltrona che è stata di Matteo Salvini è spuntato anche il nome di Luciana Lamorgese, ex prefetto di Milano. Vengono accostati alla poltrona del Viminale i nomi dell'attuale capo della Polizia Franco Gabrielli, quello del suo predecessore Alessandro Pansa o dell'ex capo dell'Anac Raffaele Cantone. In discesa la quotazione di un altro prefetto, Mario Morcone: le sue posizioni sull'immigrazione non sono gradite ai grillini.
A questo punto aleggia la grande domanda: chi dovrà gestire dal ministero dell'Economia la complicata situazione economica? Resta ancora in piedi l'ipotesi, non molto probabile, che sia Giovanni Tria a sbrogliare la complicata matassa. Più facile che Tria sia sostituito. Anche in questo caso si parla di tecnici: Carlo Cottarelli, Daniele Franco, ex ragioniere dello Stato, e Dario Scannapieco, ex vicepresidente della Bei. Perde quotazione il nome di Lucrezia Reichlin, sulle cui posizioni non mancano dubbi tra i dem: troppo "liberista". Perdono quota i nomi di Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, e di Pier Carlo Padoan, ex ministro dell'Economia. E per questo troppo segnato politicamente e poco gradito ai grillini.
Il Pd, inoltre, pensa ad un'infornata di facce nuove, segnale di una forte discontinuità con il passato. E così, nonostante le pressioni interni di molti big per tornare al governo, si affacciano candidature come quella dell'economista Peppe Provenzano, oggi membro della segreteria Pd, al Lavoro. In alternativa si fa il nome di Tommaso Nannicini.
Altra faccia nuova potrebbe essere quella di Gian Paolo Manzella, funzionario della Bei e oggi assessore regionale nella giunta Zingaretti. Potrebbe andare agli Affari europei. Un posto che potrebbe finire anche a Marina Sereni, in pista anche per l'Istruzione. A loro potrebbe aggiungersi Lorenza Bonaccorsi, membro della segreteria del Pd, che potrebbe andare alle Pari opportunità. Altro nome nuovo potrebbe essere quello di Francesco Scoppola, presidente dell'Agesci laziale che potrebbe essere nominato ministro delle Politiche giovanili. Ma la new entry più pesante potrebbe essere quella al ministero degli Esteri: Enzo Amendola.
Nel governo dovrebbe entrare anche Graziano Delrio che lascerebbe così libero il ruolo di capogruppo alla Camera. In quota Renzi si fanno i nomi di Anna Ascani e di Teresa Bellanova. E potrebbe trovare posto anche Lorenzo Guerini che lascerebbe libera la poltrona di presidente del Copasir. Aperto anche il caso Giustizia. Di Maio vuole la riconferma di Alfonso Bonafede, la cui riforma del processo penale è rimasta in sospeso. Non è invece in corsa di Giuliano Pisapia.
L'ex vicepremier, infatti, vorrebbe tornare ad occupare questa casella e aggiungere quella del ministero della Difesa. Il Pd invece spinge per arrivare ad un vicepremier unico, incarico da affidare a Dario Franceschini o ad Andrea Orlando.
Un braccio di ferro che alla fine potrebbe concludersi con la vittoria dello schema Mattarella-Conte: niente vicepremier e un tecnico come Roberto Chieppa, oggi segretario generale di Palazzo Chigi, nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
A questo punto Di Maio potrebbe essere collocato al ministero degli Esteri o alla Difesa, scalzando Elisabetta Trenta. Ma il capo politico dei Cinque stelle sembra vivere questo trasferimento come una diminutio.
Risiko in corso anche sul ministero dell'Interno e sui dicasteri economici. Per entrambi gli incarichi il Pd, che ne rivendica la titolarità, punta su tecnici di area. Per la poltrona che è stata di Matteo Salvini è spuntato anche il nome di Luciana Lamorgese, ex prefetto di Milano. Vengono accostati alla poltrona del Viminale i nomi dell'attuale capo della Polizia Franco Gabrielli, quello del suo predecessore Alessandro Pansa o dell'ex capo dell'Anac Raffaele Cantone. In discesa la quotazione di un altro prefetto, Mario Morcone: le sue posizioni sull'immigrazione non sono gradite ai grillini.
A questo punto aleggia la grande domanda: chi dovrà gestire dal ministero dell'Economia la complicata situazione economica? Resta ancora in piedi l'ipotesi, non molto probabile, che sia Giovanni Tria a sbrogliare la complicata matassa. Più facile che Tria sia sostituito. Anche in questo caso si parla di tecnici: Carlo Cottarelli, Daniele Franco, ex ragioniere dello Stato, e Dario Scannapieco, ex vicepresidente della Bei. Perde quotazione il nome di Lucrezia Reichlin, sulle cui posizioni non mancano dubbi tra i dem: troppo "liberista". Perdono quota i nomi di Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, e di Pier Carlo Padoan, ex ministro dell'Economia. E per questo troppo segnato politicamente e poco gradito ai grillini.
Il Pd, inoltre, pensa ad un'infornata di facce nuove, segnale di una forte discontinuità con il passato. E così, nonostante le pressioni interni di molti big per tornare al governo, si affacciano candidature come quella dell'economista Peppe Provenzano, oggi membro della segreteria Pd, al Lavoro. In alternativa si fa il nome di Tommaso Nannicini.
Altra faccia nuova potrebbe essere quella di Gian Paolo Manzella, funzionario della Bei e oggi assessore regionale nella giunta Zingaretti. Potrebbe andare agli Affari europei. Un posto che potrebbe finire anche a Marina Sereni, in pista anche per l'Istruzione. A loro potrebbe aggiungersi Lorenza Bonaccorsi, membro della segreteria del Pd, che potrebbe andare alle Pari opportunità. Altro nome nuovo potrebbe essere quello di Francesco Scoppola, presidente dell'Agesci laziale che potrebbe essere nominato ministro delle Politiche giovanili. Ma la new entry più pesante potrebbe essere quella al ministero degli Esteri: Enzo Amendola.
Nel governo dovrebbe entrare anche Graziano Delrio che lascerebbe così libero il ruolo di capogruppo alla Camera. In quota Renzi si fanno i nomi di Anna Ascani e di Teresa Bellanova. E potrebbe trovare posto anche Lorenzo Guerini che lascerebbe libera la poltrona di presidente del Copasir. Aperto anche il caso Giustizia. Di Maio vuole la riconferma di Alfonso Bonafede, la cui riforma del processo penale è rimasta in sospeso. Non è invece in corsa di Giuliano Pisapia.