M5S, la vittoria di Grillo. Festeggia l’ala sinistra
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREADi Maio commenta il risultato di Rousseau senza mai nominare mai il Pd e Casaleggio esalta la partecipazione al voto, ma la diarchia non controlla più il Movimento. Il nuovo ruolo di Fico
È un Luigi Di Maio festoso per il voto su Rousseau, accomodante con il Pd, rassegnato a una vita nuova che non voleva, quello che alle sette di sera si presenta in conferenza stampa a Montecitorio.
Quasi rivendica la sconfitta e i passi indietro. Li elenca, come a dire: sono abituato. Non nega la differenza di vedute con Beppe Grillo, ma soprattutto dice, invocando la mozione degli affetti: "Ci vogliamo bene". E arriva a sostenere che il Movimento si è mostrato unito, quando in realtà, nelle ultime settimane, è stato più frammentato che mai. Diviso al suo vertice, come non accadeva da anni. Il voto bulgaro per il sì sul blog delle stelle è una rivoluzione copernicana che come per incanto fa impennare le quotazioni di quella che è stata finora la minoranza interna: il presidente della Camera Roberto Fico, la capogruppo in regione Lazio Roberta Lombardi, il presidente della commissione antimafia Nicola Morra. E fa …
Quasi rivendica la sconfitta e i passi indietro. Li elenca, come a dire: sono abituato. Non nega la differenza di vedute con Beppe Grillo, ma soprattutto dice, invocando la mozione degli affetti: "Ci vogliamo bene". E arriva a sostenere che il Movimento si è mostrato unito, quando in realtà, nelle ultime settimane, è stato più frammentato che mai. Diviso al suo vertice, come non accadeva da anni. Il voto bulgaro per il sì sul blog delle stelle è una rivoluzione copernicana che come per incanto fa impennare le quotazioni di quella che è stata finora la minoranza interna: il presidente della Camera Roberto Fico, la capogruppo in regione Lazio Roberta Lombardi, il presidente della commissione antimafia Nicola Morra. E fa …
È un Luigi Di Maio festoso per il voto su Rousseau, accomodante con il Pd, rassegnato a una vita nuova che non voleva, quello che alle sette di sera si presenta in conferenza stampa a Montecitorio.
Quasi rivendica la sconfitta e i passi indietro. Li elenca, come a dire: sono abituato. Non nega la differenza di vedute con Beppe Grillo, ma soprattutto dice, invocando la mozione degli affetti: "Ci vogliamo bene". E arriva a sostenere che il Movimento si è mostrato unito, quando in realtà, nelle ultime settimane, è stato più frammentato che mai. Diviso al suo vertice, come non accadeva da anni. Il voto bulgaro per il sì sul blog delle stelle è una rivoluzione copernicana che come per incanto fa impennare le quotazioni di quella che è stata finora la minoranza interna: il presidente della Camera Roberto Fico, la capogruppo in regione Lazio Roberta Lombardi, il presidente della commissione antimafia Nicola Morra. E fa precipitare gli oppositori dell'intesa: il filoleghista Gianluigi Paragone, l'ex deputato e frontman Alessandro Di Battista (che giura di non aver ricevuto alcuna offerta reale dall'ex amico Di Maio).
Galleggiano, i fedelissimi intoccabili Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Il primo, è colui che ha portato Giuseppe Conte nel Movimento. Il secondo lotta per una promozione a ministro delle Riforme e da qualche parte starà per forza. Scompare invece Danilo Toninelli, come rischia di scomparire - o di essere fortemente ridimensionato - Stefano Buffagni, finora plenipotenziario di nomine e questioni delicate come il compromesso sull'autonomia.
Al tavolo che tratta sui nomi, prima ancora che sui temi, ci sono l'ormai ex sottosegretario a Palazzo Chigi Vincenzo Spadafora e il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli. Entrambi saranno protagonisti del prossimo governo. Ed entrambi non hanno mai nascosto di guardare al centrosinistra come orizzonte del Movimento. Sono leali a Di Maio, ma non hanno la sua visione del mondo. È per questo che il capo politico ha riammesso in squadra Max Bugani e tenta di far tornare a casa Di Battista. Non potrebbe esercitare la sua leadership in un Movimento che sceglie apertamente il campo dei progressisti. E alla sua leadership, tiene ancora più che mai. Si metterà subito al lavoro sulle regole, la segreteria politica, le alleanze con le liste civiche. E indizio non da poco: negli ultimi due giorni non ha fatto che lodare e mettere al centro il ruolo della piattaforma Rousseau. In piena sintonia con i toni entusiastici ("È record mondiale!") di Davide Casaleggio. Si accredita con il manager come il più acceso sostenitore del suo ruolo e dei suoi interessi. Deve farlo, dopo che Grillo lo ha sconfessato pubblicamente, per provare a resistere a una corrente che spinge in direzione opposta.
"Quindi avevo ragione, il tentativo andava fatto, i temi al centro, Conte premier, meno prime donne: mi sento pronta per essere il prossimo capo politico!", scrive a un senatore la capogruppo in regione Lazio Roberta Lombardi. È il mood di molti di coloro che la dottrina Di Maio ha tenuto ai margini, e che ora sentono di aver vinto una partita interna che li vedeva partire dalle ultime file. È il preludio di una battaglia che non è ancora scongiurata, nonostante la decisione di Di Maio di non portare la sua riluttanza nei confronti del governo con il Pd fino alle estreme conseguenze.
Ma se Casaleggio fa buon viso a cattivo gioco, entusiasta per essere riuscito a mettere la sua difettosa creatura informatica al centro della politica del Paese, nel cuore di uno dei processi decisionali più delicati, il vero, silenzioso vincitore della partita è Roberto Fico. Che ha lavorato nell'ombra ogni giorno, fin dal momento in cui è scoppiata la crisi, perché l'accordo si facesse e andasse in porto. Che ha inseguito fin da subito la possibilità di sconfiggere il leader della Lega Matteo Salvini, costi quel che costi. E che resta presidente della Camera, ma non dovrà interpretare il suo ruolo come contraltare di un governo nemico. Passare all'incasso dentro il Movimento, forte del nuovo sostegno di Grillo, è una possibilità, ma uno scenario ancora tutto da studiare. Quel che è certo, è che ieri il leader degli ortodossi ha incassato la sua prima vera vittoria politica.
Quasi rivendica la sconfitta e i passi indietro. Li elenca, come a dire: sono abituato. Non nega la differenza di vedute con Beppe Grillo, ma soprattutto dice, invocando la mozione degli affetti: "Ci vogliamo bene". E arriva a sostenere che il Movimento si è mostrato unito, quando in realtà, nelle ultime settimane, è stato più frammentato che mai. Diviso al suo vertice, come non accadeva da anni. Il voto bulgaro per il sì sul blog delle stelle è una rivoluzione copernicana che come per incanto fa impennare le quotazioni di quella che è stata finora la minoranza interna: il presidente della Camera Roberto Fico, la capogruppo in regione Lazio Roberta Lombardi, il presidente della commissione antimafia Nicola Morra. E fa precipitare gli oppositori dell'intesa: il filoleghista Gianluigi Paragone, l'ex deputato e frontman Alessandro Di Battista (che giura di non aver ricevuto alcuna offerta reale dall'ex amico Di Maio).
Galleggiano, i fedelissimi intoccabili Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Il primo, è colui che ha portato Giuseppe Conte nel Movimento. Il secondo lotta per una promozione a ministro delle Riforme e da qualche parte starà per forza. Scompare invece Danilo Toninelli, come rischia di scomparire - o di essere fortemente ridimensionato - Stefano Buffagni, finora plenipotenziario di nomine e questioni delicate come il compromesso sull'autonomia.
Al tavolo che tratta sui nomi, prima ancora che sui temi, ci sono l'ormai ex sottosegretario a Palazzo Chigi Vincenzo Spadafora e il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli. Entrambi saranno protagonisti del prossimo governo. Ed entrambi non hanno mai nascosto di guardare al centrosinistra come orizzonte del Movimento. Sono leali a Di Maio, ma non hanno la sua visione del mondo. È per questo che il capo politico ha riammesso in squadra Max Bugani e tenta di far tornare a casa Di Battista. Non potrebbe esercitare la sua leadership in un Movimento che sceglie apertamente il campo dei progressisti. E alla sua leadership, tiene ancora più che mai. Si metterà subito al lavoro sulle regole, la segreteria politica, le alleanze con le liste civiche. E indizio non da poco: negli ultimi due giorni non ha fatto che lodare e mettere al centro il ruolo della piattaforma Rousseau. In piena sintonia con i toni entusiastici ("È record mondiale!") di Davide Casaleggio. Si accredita con il manager come il più acceso sostenitore del suo ruolo e dei suoi interessi. Deve farlo, dopo che Grillo lo ha sconfessato pubblicamente, per provare a resistere a una corrente che spinge in direzione opposta.
"Quindi avevo ragione, il tentativo andava fatto, i temi al centro, Conte premier, meno prime donne: mi sento pronta per essere il prossimo capo politico!", scrive a un senatore la capogruppo in regione Lazio Roberta Lombardi. È il mood di molti di coloro che la dottrina Di Maio ha tenuto ai margini, e che ora sentono di aver vinto una partita interna che li vedeva partire dalle ultime file. È il preludio di una battaglia che non è ancora scongiurata, nonostante la decisione di Di Maio di non portare la sua riluttanza nei confronti del governo con il Pd fino alle estreme conseguenze.
Ma se Casaleggio fa buon viso a cattivo gioco, entusiasta per essere riuscito a mettere la sua difettosa creatura informatica al centro della politica del Paese, nel cuore di uno dei processi decisionali più delicati, il vero, silenzioso vincitore della partita è Roberto Fico. Che ha lavorato nell'ombra ogni giorno, fin dal momento in cui è scoppiata la crisi, perché l'accordo si facesse e andasse in porto. Che ha inseguito fin da subito la possibilità di sconfiggere il leader della Lega Matteo Salvini, costi quel che costi. E che resta presidente della Camera, ma non dovrà interpretare il suo ruolo come contraltare di un governo nemico. Passare all'incasso dentro il Movimento, forte del nuovo sostegno di Grillo, è una possibilità, ma uno scenario ancora tutto da studiare. Quel che è certo, è che ieri il leader degli ortodossi ha incassato la sua prima vera vittoria politica.