Mef, Buffagni sfratta Castelli. L'ambasciatore in Cina da Di Maio
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAIl premier chiede al leader 5S e a Franceschini di non tirare per le lunghe il valzer delle nomine. Tre posti nella squadra di governo anche per Liberi e Uguali. Entra Nogarin all'Innovazione
Il premier Giuseppe Conte ha chiesto un unico favore a Luigi Di Maio e Dario Franceschini. Fare in fretta. Non tirare troppo per le lunghe il valzer dei sottosegretari e viceministri, dato che "quello lì" (l'innominato, che poi sarebbe Matteo Salvini) martella già da una settimana col "governo delle poltrone". E poi perché bisogna mettersi al lavoro subito, senza perdere altro tempo, soprattutto sulla manovra. Al Mef la squadra deve essere al completo e operativa entro questa settimana, dato che la nota di aggiornamento al Def andrà presentata alle Camere entro il 27 settembre. Se poi al posto dei 45 posti distribuiti dal governo gialloverde ci si fermasse a un paio in meno - questa l'altra indicazione di Palazzo Chigi - sarebbe un segnale apprezzabile.
I due capidelegazione l'impegno lo hanno sottoscritto. Intanto, priorità assoluta sull'Economia, proprio per la scadenza imminente. Il Pd per il vice punta su Anto…
I due capidelegazione l'impegno lo hanno sottoscritto. Intanto, priorità assoluta sull'Economia, proprio per la scadenza imminente. Il Pd per il vice punta su Anto…
Il premier Giuseppe Conte ha chiesto un unico favore a Luigi Di Maio e Dario Franceschini. Fare in fretta. Non tirare troppo per le lunghe il valzer dei sottosegretari e viceministri, dato che "quello lì" (l'innominato, che poi sarebbe Matteo Salvini) martella già da una settimana col "governo delle poltrone". E poi perché bisogna mettersi al lavoro subito, senza perdere altro tempo, soprattutto sulla manovra. Al Mef la squadra deve essere al completo e operativa entro questa settimana, dato che la nota di aggiornamento al Def andrà presentata alle Camere entro il 27 settembre. Se poi al posto dei 45 posti distribuiti dal governo gialloverde ci si fermasse a un paio in meno - questa l'altra indicazione di Palazzo Chigi - sarebbe un segnale apprezzabile.
I due capidelegazione l'impegno lo hanno sottoscritto. Intanto, priorità assoluta sull'Economia, proprio per la scadenza imminente. Il Pd per il vice punta su Antonio Misiani. Il Movimento gli affiancherebbe Stefano Buffagni, reduce dallo Sviluppo (dove finirebbe, in una sorta di incrocio, Laura Castelli, reduce proprio dal Mef). Affiancherebbero il ministro Roberto Gualtieri per lavorare subito alla manovra e a seguire al dossier altrettanto delicato delle nomine di Stato. Su quella partita dirà la sua, come è ovvio, anche la Presidenza. Ecco perché il premier Conte, che ha perso il braccio di ferro con Di Maio sul sottosegretario, a beneficio di Riccardo Fraccaro, vuole comunque al suo fianco Roberto Chieppa, attuale segretario generale. Il secondo sottosegretario alla Presidenza non preparerà né verbalizzerà le sedute del Consiglio dei ministri, ma vigilerà comunque su tutta l'attività di Palazzo.
Nel M5S stanno cercando una collocazione al governo anche per Nicola Morra, che lascerebbe la presidenza dell'Antimafia forse per Franco Mirabelli, pd. L'ex sindaco di Livorno Filippo Nogarin potrebbe approdare nel nuovo ministero all'Innovazione tecnologica. Tra i nodi più delicati quelli delle comunicazioni. Walter Verini andrà alla giustizia, anche se era in corsa per l'editoria. Una delega tra le più contese che invece potrebbe finire ad Andrea Martella, coordinatore pd, in ballo anche come viceministro allo Sviluppo economico. I 5S non vogliono restare affatto fuori da giochi e fanno per l'editoria (che era in mano a Vito Crimi) il nome dell'ex direttore Sky Emilio Carelli. Il loro capogruppo e altro mancato ministro, Francesco D'Uva, è in corsa come vice alla Cultura. Manlio Di Stefano confermato agli Esteri, dove invece ii dem sembrano preferire Marina Sereni a Lia Quartapelle. Stabili nel Pd le quotazioni di Emanuele Fiano agli Interni, Anna Ascani all'Istruzione (o alla Pa), Simona Malpezzi all'Istruzione. E nel M5S quelle di Lucia Azzolina all'Istruzione, Gorgio Trizzino alla Sanità, Giuseppe Brescia ai Rapporti col Parlamento. Ancora da definire le collocazioni di Luciano D'Alfonso e Marco Miccoli tra i dem (ne hanno 18-19). Per Gianni Cuperlo potrebbero riaprirsi le porte della Camera se davvero venisse candidato nel collegio lasciato dal neo commissario Ue Paolo Gentiloni. Per Leu disponibili due (forse tre) caselle per quattro contendenti: Arturo Scotto, Erasmo Palazzotto, Michela Rostan e Rossella Muroni (ma si fa anche il nome del socialista Riccardo Nencini). Deleghe all'Ambiente e alle Pari opportunità, quelle suggerite.
Cambiano anche i volti dei capi di gabinetto. Luigi Di Maio alla Farnesina ha già scelto Ettore Francesco Sequi, attuale ambasciatore a Pechino, che ha avuto un ruolo nell'adesione italiana alla Via della Seta. Tramontata l'era Tria al Mef, con Gualtieri si parla di un ritorno di Roberto Garofoli (ma si è detto non disponibile) o di Claudio De Vincenti.
I due capidelegazione l'impegno lo hanno sottoscritto. Intanto, priorità assoluta sull'Economia, proprio per la scadenza imminente. Il Pd per il vice punta su Antonio Misiani. Il Movimento gli affiancherebbe Stefano Buffagni, reduce dallo Sviluppo (dove finirebbe, in una sorta di incrocio, Laura Castelli, reduce proprio dal Mef). Affiancherebbero il ministro Roberto Gualtieri per lavorare subito alla manovra e a seguire al dossier altrettanto delicato delle nomine di Stato. Su quella partita dirà la sua, come è ovvio, anche la Presidenza. Ecco perché il premier Conte, che ha perso il braccio di ferro con Di Maio sul sottosegretario, a beneficio di Riccardo Fraccaro, vuole comunque al suo fianco Roberto Chieppa, attuale segretario generale. Il secondo sottosegretario alla Presidenza non preparerà né verbalizzerà le sedute del Consiglio dei ministri, ma vigilerà comunque su tutta l'attività di Palazzo.
Nel M5S stanno cercando una collocazione al governo anche per Nicola Morra, che lascerebbe la presidenza dell'Antimafia forse per Franco Mirabelli, pd. L'ex sindaco di Livorno Filippo Nogarin potrebbe approdare nel nuovo ministero all'Innovazione tecnologica. Tra i nodi più delicati quelli delle comunicazioni. Walter Verini andrà alla giustizia, anche se era in corsa per l'editoria. Una delega tra le più contese che invece potrebbe finire ad Andrea Martella, coordinatore pd, in ballo anche come viceministro allo Sviluppo economico. I 5S non vogliono restare affatto fuori da giochi e fanno per l'editoria (che era in mano a Vito Crimi) il nome dell'ex direttore Sky Emilio Carelli. Il loro capogruppo e altro mancato ministro, Francesco D'Uva, è in corsa come vice alla Cultura. Manlio Di Stefano confermato agli Esteri, dove invece ii dem sembrano preferire Marina Sereni a Lia Quartapelle. Stabili nel Pd le quotazioni di Emanuele Fiano agli Interni, Anna Ascani all'Istruzione (o alla Pa), Simona Malpezzi all'Istruzione. E nel M5S quelle di Lucia Azzolina all'Istruzione, Gorgio Trizzino alla Sanità, Giuseppe Brescia ai Rapporti col Parlamento. Ancora da definire le collocazioni di Luciano D'Alfonso e Marco Miccoli tra i dem (ne hanno 18-19). Per Gianni Cuperlo potrebbero riaprirsi le porte della Camera se davvero venisse candidato nel collegio lasciato dal neo commissario Ue Paolo Gentiloni. Per Leu disponibili due (forse tre) caselle per quattro contendenti: Arturo Scotto, Erasmo Palazzotto, Michela Rostan e Rossella Muroni (ma si fa anche il nome del socialista Riccardo Nencini). Deleghe all'Ambiente e alle Pari opportunità, quelle suggerite.
Cambiano anche i volti dei capi di gabinetto. Luigi Di Maio alla Farnesina ha già scelto Ettore Francesco Sequi, attuale ambasciatore a Pechino, che ha avuto un ruolo nell'adesione italiana alla Via della Seta. Tramontata l'era Tria al Mef, con Gualtieri si parla di un ritorno di Roberto Garofoli (ma si è detto non disponibile) o di Claudio De Vincenti.