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(fotogramma)

M5S, fiducia senza amore. "Ma ora convertiremo il Pd"

Solo Paragone sembra deciso a votare contro il governo al Senato, ma restano i problemi. Morra scrive: "Noi e i dem un ossimoro: ma possiamo governare anche con il diavolo"
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Per dire l'umore delle truppe, uno dei senatori più favorevoli al governo con il Pd - il presidente della commissione antimafia Nicola Morra - scrive su Facebook: "Fra poco dovrebbe partire un governo M5S-Pd. Già questo binomio costituisce un ossimoro. Ma se siamo M5S, se giochiamo d'attacco, potremmo governare anche con il diavolo, obbligando gli altri a fare ciò che imponiamo". Seguono pessimi giudizi sui dem, e un proposito: "Significa che salveremo anche queste anime costringendole a comportarsi secondo virtù".

Che sia un modo per scusarsi con gli elettori delusi o recalcitranti, o che sia quel che Morra pensa davvero, poco importa. I numeri della fiducia sembrano blindati sia alla Camera che al Senato. Nonostante i mal di pancia. Nonostante ci sia chi, come il senatore M5S Gianluigi Paragone, considerato dagli stessi colleghi un "leghista dentro", provi ancora a sollevare dubbi. "Chi può dire se sar&og…
Per dire l'umore delle truppe, uno dei senatori più favorevoli al governo con il Pd - il presidente della commissione antimafia Nicola Morra - scrive su Facebook: "Fra poco dovrebbe partire un governo M5S-Pd. Già questo binomio costituisce un ossimoro. Ma se siamo M5S, se giochiamo d'attacco, potremmo governare anche con il diavolo, obbligando gli altri a fare ciò che imponiamo". Seguono pessimi giudizi sui dem, e un proposito: "Significa che salveremo anche queste anime costringendole a comportarsi secondo virtù".

Che sia un modo per scusarsi con gli elettori delusi o recalcitranti, o che sia quel che Morra pensa davvero, poco importa. I numeri della fiducia sembrano blindati sia alla Camera che al Senato. Nonostante i mal di pancia. Nonostante ci sia chi, come il senatore M5S Gianluigi Paragone, considerato dagli stessi colleghi un "leghista dentro", provi ancora a sollevare dubbi. "Chi può dire se sarò solo io a non votare la fiducia...", risponde sibillino a chi gli chiede quanto sia largo il dissenso. La voce che gira nelle chat M5S - arrivata rapidamente fino ai vertici del Movimento - è che abbia contattato più di un senatore, provando a instillare dubbi sulla nuova alleanza. Ma che non abbia raccolto molto. Neanche tra chi in questi giorni è furibondo per le dichiarazioni di alcuni ministri pd. E nonostante molti pensino che dietro i suoi continui tentativi di boicottaggio ci sia l'ex deputato Alessandro Di Battista, che ha scelto il silenzio. Non ha osato sfidare l'ira di Beppe Grillo. Ma ha fatto capire a tutti i livelli che lui, l'intesa con i dem, la considera un'impresa suicida.

Ci sono poi, appunto, i malumori. Il senatore Lello Ciampolillo, ad esempio, che alla responsabile dell'Agricoltura Teresa Bellanova e alle sue dichiarazioni sulla xylella manda a dire: "Non sa di cosa parla e accusa me di abbracciare gli ulivi, invece è lei ad abbracciare la sua poltrona e tutelare per questo le bramosie di Coldiretti e delle lobby per depredare i fondi comunitari. Vergogna!". Non sarà facile, il dialogo nella nuova maggioranza. E anche per questo ieri il capogruppo alla Camera Francesco D'Uva ha inviato a tutti un messaggio: "Non date retta alle uscite dei singoli ministri, al tavolo del programma, alla presenza del presidente Conte, abbiamo deciso che tutte le decisioni verranno concordate a livello di gruppi parlamentari". Un modo per calmare le acque.

Mentre si conta col pallottoliere e si potrà contare forse anche sull'appoggio, al Senato, di un ex come Gregorio De Falco: "Potrei fare un atto di fede iniziale - dice - anche se sto cercando di far capire al presidente Conte che vorrei mi facesse capire su quale base. C'è una nave in arrivo con 50 persone disperate, la Ocean Viking, si tratta della prima volta in cui tutto dev'essere deciso dal nuovo governo. Mi sembra la perfetta prova del 9". Nel quartier generale di Di Maio si registra tranquillità. Non dovrebbero essere i numeri, il problema. Il capo delegazione M5S, come quello pd Dario Franceschini, avrà un ufficio a Palazzo Chigi. Ma il nuovo centro decisionale del Movimento è spostato alla Farnesina. Sarà lì che, la prossima settimana, si definirà la squadra di sottogoverno che dovrebbe mettere fine alle risse sotterranee.