Il neo leader dell'opposizione Matteo Salvini inizia a perdere i colpi. L'umore precipita con i primi segni meno nei sondaggi. Le sue decisioni vengono messe in discussione dagli alleati come era impensabile avvenisse fino a un mese fa. A farne le spese, a sorpresa, potrebbe essere la candidatura pluri-annunciata della senatrice leghista Lucia Borgonzoni alla Regione Emilia-Romagna.
Il capo politico cerca di esorcizzare con la campagna elettorale no-stop lo spettro che da qualche giorno ha preso ad abitare i suoi incubi. Quello di una clamorosa, duplice sconfitta nelle prime regioni chiamate al voto.
L'Umbria, dove si vota il 27 ottobre e dove sono in corso prove tecniche di intesa Pd-M5S. E la regione rossa per antonomasia, appunto, amministrata dal dem Stefano Bonaccini, chiamata alle urne poche settimane dopo. Un doppio ko a stretto giro, dopo l'uscita di scena dal governo, spalancherebbe per lui e la Lega le porte di una traversata nel deserto più lunga e …
Il capo politico cerca di esorcizzare con la campagna elettorale no-stop lo spettro che da qualche giorno ha preso ad abitare i suoi incubi. Quello di una clamorosa, duplice sconfitta nelle prime regioni chiamate al voto.
L'Umbria, dove si vota il 27 ottobre e dove sono in corso prove tecniche di intesa Pd-M5S. E la regione rossa per antonomasia, appunto, amministrata dal dem Stefano Bonaccini, chiamata alle urne poche settimane dopo. Un doppio ko a stretto giro, dopo l'uscita di scena dal governo, spalancherebbe per lui e la Lega le porte di una traversata nel deserto più lunga e …
Il neo leader dell'opposizione Matteo Salvini inizia a perdere i colpi. L'umore precipita con i primi segni meno nei sondaggi. Le sue decisioni vengono messe in discussione dagli alleati come era impensabile avvenisse fino a un mese fa. A farne le spese, a sorpresa, potrebbe essere la candidatura pluri-annunciata della senatrice leghista Lucia Borgonzoni alla Regione Emilia-Romagna.
Il capo politico cerca di esorcizzare con la campagna elettorale no-stop lo spettro che da qualche giorno ha preso ad abitare i suoi incubi. Quello di una clamorosa, duplice sconfitta nelle prime regioni chiamate al voto.
L'Umbria, dove si vota il 27 ottobre e dove sono in corso prove tecniche di intesa Pd-M5S. E la regione rossa per antonomasia, appunto, amministrata dal dem Stefano Bonaccini, chiamata alle urne poche settimane dopo. Un doppio ko a stretto giro, dopo l'uscita di scena dal governo, spalancherebbe per lui e la Lega le porte di una traversata nel deserto più lunga e faticosa del previsto.
Ad aprire il caso è stata Giorgia Meloni, nel faccia a faccia avuto con Salvini a Montecitorio nella tarda mattinata di mercoledì 18. Il pretesto, l'invito alla manifestazione di Fdi, Atreju, dove il leghista sarà protagonista oggi pomeriggio, poi le preoccupazioni per le fughe forziste verso Renzi. Infine l'Emilia-Romagna, appunto.
Sul tavolo della Meloni c'era l'ultimo sondaggio, che attesterebbe un vantaggio di ben nove punti del governatore uscente Bonaccini sulla ex sottosegretaria schierata dal leader della Lega: lui al 45, lei ferma al 36, nonostante il sostegno di tutto il centrodestra.
"Se le cose stanno così - ha intimato con schiettezza la presidente di Fdi - io preferisco perdere con uno di destra come Galeazzo Bignami, almeno porto a casa qualche consigliere in più". Si tratta del deputato ex forzista ora transitato proprio ai Fratelli d'Italia, che ha deciso di candidarsi comunque, forte di una consolidata tradizione di destra a Bologna.
Salvini sulla "pupilla" Borgonzoni non è disponibile a mollare, lo dice chiaro. Candidatura lanciata dal Papeete giovedì 1 agosto, confermata domenica 15 dal palco di Pontida. Insomma, "non se ne parla". Il fatto è che adesso anche l'ala forzista emiliana, che ha nella capogruppo al Senato Annamaria Bernini il suo punto di riferimento, si pone qualche domanda.
Il segretario leghista resta della sua idea, ma intanto ha dato disponibilità a rivedere gli alleati (Meloni e Adriano Paroli, commissario emiliano di Fi) martedì a Roma, per un vertice che si annuncia assai delicato. Confidando intanto in vaticini più confortanti dai prossimi sondaggi.
Certo è che Salvini mostra col passare dei giorni segni di crescente nervosismo. Ha iniziato a lanciare stoccate a Luigi Di Maio finora risparmiato ("incollato alla poltrona"), mentre gli attacchi al premier Giuseppe Conte si fanno sempre più sferzanti, al limite dell'insulto.
L'ultimo ieri sera via Facebook: "Molti mi state scrivendo per chiedermi di Conte. Conosco Antonio Conte, l'allenatore dell'Inter. Altri Conte degni di rispetto in Italia non ne conosco". E la senatrice di Fi Donatella Conzatti, appena passata con Renzi, "non si vergogna di aver tradito?"
Ma mentre il capo leghista dà sfogo alla sua rabbia dai comizi e sui social, Giancarlo Giorgetti - notoriamente scettico sulle ultime mosse del leader - pensa e fa altro. Pur inabissatosi, cerca di ricucire i rapporti con l'alleato forzista, ridotto a brandelli dopo la crisi di governo.
Risale a martedì scorso la telefonata fatta dall'ex sottosegretario alla Presidenza a Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi e anti-salviniano conclamato. Primi approcci per una ripresa di dialogo, con il "Richelieu" del Cavaliere, ora che si apre una nuova stagione politica.
Il capo politico cerca di esorcizzare con la campagna elettorale no-stop lo spettro che da qualche giorno ha preso ad abitare i suoi incubi. Quello di una clamorosa, duplice sconfitta nelle prime regioni chiamate al voto.
L'Umbria, dove si vota il 27 ottobre e dove sono in corso prove tecniche di intesa Pd-M5S. E la regione rossa per antonomasia, appunto, amministrata dal dem Stefano Bonaccini, chiamata alle urne poche settimane dopo. Un doppio ko a stretto giro, dopo l'uscita di scena dal governo, spalancherebbe per lui e la Lega le porte di una traversata nel deserto più lunga e faticosa del previsto.
Ad aprire il caso è stata Giorgia Meloni, nel faccia a faccia avuto con Salvini a Montecitorio nella tarda mattinata di mercoledì 18. Il pretesto, l'invito alla manifestazione di Fdi, Atreju, dove il leghista sarà protagonista oggi pomeriggio, poi le preoccupazioni per le fughe forziste verso Renzi. Infine l'Emilia-Romagna, appunto.
Sul tavolo della Meloni c'era l'ultimo sondaggio, che attesterebbe un vantaggio di ben nove punti del governatore uscente Bonaccini sulla ex sottosegretaria schierata dal leader della Lega: lui al 45, lei ferma al 36, nonostante il sostegno di tutto il centrodestra.
"Se le cose stanno così - ha intimato con schiettezza la presidente di Fdi - io preferisco perdere con uno di destra come Galeazzo Bignami, almeno porto a casa qualche consigliere in più". Si tratta del deputato ex forzista ora transitato proprio ai Fratelli d'Italia, che ha deciso di candidarsi comunque, forte di una consolidata tradizione di destra a Bologna.
Salvini sulla "pupilla" Borgonzoni non è disponibile a mollare, lo dice chiaro. Candidatura lanciata dal Papeete giovedì 1 agosto, confermata domenica 15 dal palco di Pontida. Insomma, "non se ne parla". Il fatto è che adesso anche l'ala forzista emiliana, che ha nella capogruppo al Senato Annamaria Bernini il suo punto di riferimento, si pone qualche domanda.
Il segretario leghista resta della sua idea, ma intanto ha dato disponibilità a rivedere gli alleati (Meloni e Adriano Paroli, commissario emiliano di Fi) martedì a Roma, per un vertice che si annuncia assai delicato. Confidando intanto in vaticini più confortanti dai prossimi sondaggi.
Certo è che Salvini mostra col passare dei giorni segni di crescente nervosismo. Ha iniziato a lanciare stoccate a Luigi Di Maio finora risparmiato ("incollato alla poltrona"), mentre gli attacchi al premier Giuseppe Conte si fanno sempre più sferzanti, al limite dell'insulto.
L'ultimo ieri sera via Facebook: "Molti mi state scrivendo per chiedermi di Conte. Conosco Antonio Conte, l'allenatore dell'Inter. Altri Conte degni di rispetto in Italia non ne conosco". E la senatrice di Fi Donatella Conzatti, appena passata con Renzi, "non si vergogna di aver tradito?"
Ma mentre il capo leghista dà sfogo alla sua rabbia dai comizi e sui social, Giancarlo Giorgetti - notoriamente scettico sulle ultime mosse del leader - pensa e fa altro. Pur inabissatosi, cerca di ricucire i rapporti con l'alleato forzista, ridotto a brandelli dopo la crisi di governo.
Risale a martedì scorso la telefonata fatta dall'ex sottosegretario alla Presidenza a Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi e anti-salviniano conclamato. Primi approcci per una ripresa di dialogo, con il "Richelieu" del Cavaliere, ora che si apre una nuova stagione politica.