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Giuseppe Conte alla festa di Articolo uno  (ansa)

Conte, dai balilla a Landini: un premier adatto a tutte le occasioni

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Come Berlusconi, possiede la capacità di suscitare immedesimazione
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L'altro giorno, come da foto, il presidente Conte ha assaggiato la salamella con la piena coscienza, si direbbe, di recare omaggio alla gloriosa tradizione della rosticceria comunista. Ma ieri, ecco che reduce della festa di Leu, con la medesima garbata disinvoltura si è fatto la foto con i ballila di Fratelli d'Italia.

Oggi Conte è da Landini a Lecce, dalla Cgil, ma dopo aver garantito ai sindacati una politica di concertazione come nemmeno Carlo Azeglio Ciampi. Con il mondo vaticano, del resto, Conte ha già dato e in parte cominciato a ricevere, vedi il colloquio con il Santo Padre, ai funerali del cardinal Silvestrini. In quell'occasione ha incontrato anche Gianni Letta, che quanto a gentilezza ecumenica, varietà e mobilità di relazioni resta un insuperabile maestro.

Detta altrimenti: e se fosse Zelig?

Con temerario slancio da liceali attempati si potrebbe invocare anche Proteo, la divinità che aveva il potere di trasformarsi…
L'altro giorno, come da foto, il presidente Conte ha assaggiato la salamella con la piena coscienza, si direbbe, di recare omaggio alla gloriosa tradizione della rosticceria comunista. Ma ieri, ecco che reduce della festa di Leu, con la medesima garbata disinvoltura si è fatto la foto con i ballila di Fratelli d'Italia.

Oggi Conte è da Landini a Lecce, dalla Cgil, ma dopo aver garantito ai sindacati una politica di concertazione come nemmeno Carlo Azeglio Ciampi. Con il mondo vaticano, del resto, Conte ha già dato e in parte cominciato a ricevere, vedi il colloquio con il Santo Padre, ai funerali del cardinal Silvestrini. In quell'occasione ha incontrato anche Gianni Letta, che quanto a gentilezza ecumenica, varietà e mobilità di relazioni resta un insuperabile maestro.

Detta altrimenti: e se fosse Zelig?

Con temerario slancio da liceali attempati si potrebbe invocare anche Proteo, la divinità che aveva il potere di trasformarsi in ogni forma, albero, animale, terra, acqua e "fuoco prodigiosamente ardente", come presentato dal quarto libro dell'Odissea; ma per la mitologia l'ex avvocato del popolo può aspettare un altro pochino.

Sennonché rispetto al personaggio di Woody Allen, pure in un tempo di accentuati trasformismi e travestimenti l'ex avvocato del popolo appare uguale a se stesso, quindi iper-pettinato e lievemente azzimato, con la medesima Montblanc ha firmato tanto al primo che al secondo giuramento, mentre l'inseparabile pochette a due o a tre punte va imponendosi come vistosa e compiaciutissima civetteria distintiva.

A questo punto sorge il sospetto che si tratti di strategia comunicativa, a cura dell'astuto e instancabile Casalino e della miriade di addetti alla narrazione di Palazzo Chigi. Ma al netto di ogni doverosa diffidenza, molto in realtà porta a pensare che Conte sia proprio così, naturalmente assimilabile alla figura di "Giuseppi" Zelig, dotato di un'attitudine caratteriale che la pur breve permanenza al potere ha mutato in condizione dello spirito, se non in una sorta vocazione che in ogni caso, in ogni momento e in ogni occasione lo porta a farsi accogliere da tutti come uno di casa.

Si dirà: è finito se dio vuole il tempo dei leader aspri e puntuti, dei leoni ruggenti, degli sfasciacarrozze. E può anche essere. Così come d'altra parte si può pensare che Conte riesce disinvoltamente a mutare identità politica perché non ne ha alcuna, come moltissimi altri al giorno d'oggi.

Fra le due ipotesi si fa strada, con alterna fortuna e incerta attribuzione, l'idea che questa sua disponibilità dipenda dal suo essere "democristiano". Ma la parola è povera assai e la si mette qui fra virgolette non solo perché i dc di una volta, per quanto apparentemente morbidi e malleabili come il caucciù, erano davvero assai diversi fra loro; ma soprattutto perché, pur con tutta la loro decisiva ipocrisia, non avevano bisogno di farsi accettare.

Mentre al contrario proclamare Gentiloni "il mio modello" di politica estera, o rassicurare Berlusconi che le sue imprese "caro Presidente, sono già nella storia", ecco, saranno pure segno di buon cuore e di nuovo umanesimo, ma tali lusinghe sanno anche di benevolenza predatoria o di vieto fregolismo (da Leopoldo Fregoli, grande artista della trasformazione scenica ed ennesimo riferimento dell'opportunismo mirato in politica, altrimenti detto camaleontismo).

Se proprio qualche precedente va cercato per meglio osservare l'ultima metamorfosi di Conte, è ancora una volta sul Cavaliere che occorre puntare semmai il ricordo. Perché Berlusconi aveva una mostruosa e infallibile capacità di suscitare immedesimazione, sia pure marcatamente post-politica.

Così, nel corso di un ventennio, a seconda delle platee si è via via proclamato santo, libertino, penitente, attacchino vittima di "cumunisti", venditore di elettrodomestici, fidanzato di commesse Standa e ballerine francesi, intenzionato all'acquisto di ville, padre di famiglia, "donnino di casa"... Una volta anche mungitore di vacche, pure con eloquente gesto a due mani; un'altra partigiano, con tanto di fazzoletto al collo. Il marketing delle appartenenze fuggevoli, d'accordo; oggi la risorsa di governi e presidenti che stanno su per mancanza di alternative, come foglie in vista dell'autunno.