Migranti, la sfida di Roma e La Valletta per allargare l’accordo a 10 paesi
Anais Ginori , Alberto D’ArgenioL’otto ottobre il vertice allargato a tutti paesi Ue in Lussemburgo
Nemmeno il tempo di festeggiare la rivoluzione copernicana delle politiche migratorie europee: ministri e diplomatici di Italia e Malta sono già al lavoro per il vertice dell'8 ottobre nel Lussemburgo.
Sarà allora che l'accordo raggiunto ieri con i grandi player dell'Unione - Francia e Germania - potrà diventare operativo. Ma affinché ciò avvenga sarà necessario che nel Granducato venga allargato almeno a una decina di paesi.
Questo l'obiettivo di Giuseppe Conte e Joseph Muscat e dei loro ministri Lamorgese e Farrugia, che ora hanno due settimane per coinvolgere quanti più partner Ue e per vigilare sull'applicazione dell'intesa di Forte Sant'Angelo.
L'accordo di Malta beneficerà di certo della spinta di Parigi e Berlino, che in un sol giorno hanno fatto a pezzi la politica dei pugni sul tavolo, dei porti chiusi e del ricatto di Salvini, che per piazzare poche decine di naufraghi teneva i migrant…
Sarà allora che l'accordo raggiunto ieri con i grandi player dell'Unione - Francia e Germania - potrà diventare operativo. Ma affinché ciò avvenga sarà necessario che nel Granducato venga allargato almeno a una decina di paesi.
Questo l'obiettivo di Giuseppe Conte e Joseph Muscat e dei loro ministri Lamorgese e Farrugia, che ora hanno due settimane per coinvolgere quanti più partner Ue e per vigilare sull'applicazione dell'intesa di Forte Sant'Angelo.
L'accordo di Malta beneficerà di certo della spinta di Parigi e Berlino, che in un sol giorno hanno fatto a pezzi la politica dei pugni sul tavolo, dei porti chiusi e del ricatto di Salvini, che per piazzare poche decine di naufraghi teneva i migrant…
Nemmeno il tempo di festeggiare la rivoluzione copernicana delle politiche migratorie europee: ministri e diplomatici di Italia e Malta sono già al lavoro per il vertice dell'8 ottobre nel Lussemburgo.
Sarà allora che l'accordo raggiunto ieri con i grandi player dell'Unione - Francia e Germania - potrà diventare operativo. Ma affinché ciò avvenga sarà necessario che nel Granducato venga allargato almeno a una decina di paesi.
Questo l'obiettivo di Giuseppe Conte e Joseph Muscat e dei loro ministri Lamorgese e Farrugia, che ora hanno due settimane per coinvolgere quanti più partner Ue e per vigilare sull'applicazione dell'intesa di Forte Sant'Angelo.
L'accordo di Malta beneficerà di certo della spinta di Parigi e Berlino, che in un sol giorno hanno fatto a pezzi la politica dei pugni sul tavolo, dei porti chiusi e del ricatto di Salvini, che per piazzare poche decine di naufraghi teneva i migranti ostaggio del mare. Questo il segnale lanciato da Macron: con il ritorno in Italia di un governo europeista e dialogante, Parigi è pronta ad abbracciare quella solidarietà da tempo già caldeggiata da Berlino.
Ma ora restano altre due settimane cruciali per portare davvero a casa il risultato visto che quello di Forte Sant'Angelo è un accordo politico, non ancora operativo. Perché lo diventi dovrà essere abbracciato da un numero di partner sufficiente a rendere la ripartizione dei migranti sostenibile.
L'8 ottobre nel Lussemburgo ci saranno tutti ministri dell'Interno dei Ventotto, con Italia e Malta che puntano a coinvolgere almeno quei governi che finora hanno salvato le persone tenute in alto mare da Salvini: Francia e Germania, appunto, insieme a Portogallo, Lussemburgo, Olanda, Svezia, Belgio e Finlandia più gli extra Ue Norvegia e Svizzera.
Da oggi la pressione nei loro confronti salirà nella speranza che tutti loro, magari più qualche new entry, si presentino nel Granducato con la propria "offerta", ovvero la percentuale di migranti sbarcati in Italia e a Malta (si punta ad estendere l'aiuto anche a Cipro, Grecia e Spagna) che sono disposti ad accogliere. E di cui sono pronti a farsi carico in tutto e per tutto.
E qui si arriva al secondo aspetto critico. Se per l'opposizione di Parigi non è passata la rotazione automatica dei porti tra paesi rivieraschi, limitandosi a una più vaga disponibilità volontaria, la vera novità è che la ripartizione riguarda tutti i richiedenti asilo: praticamente tutti coloro che vengono salvati in mare da Ong, mercantili e vascelli militari.
Insomma, lo smistamento non riguarderà solo quelli che hanno reali possibilità di ottenere lo status di richiedente asilo (come siriani ed eritrei), ma tutti coloro che lo richiedono. Che tra l'altro, vera rivoluzione, non saranno più a carico dell'Italia come previsto dalle regole di Dublino sul Paese di primo arrivo, ma della nazione che li accoglierà: sarà quest'ultima a processare le domande, concedere l'asilo o rimpatriare i migranti (economici) che non hanno titoli per restare.
Questa la svolta epocale di Forte Sant'Angelo, anche se la cautela resta d'obbligo: il francese Castaner ha chiesto di non rendere pubblico l'accordo e c'è chi teme che poi, nella fase di attuazione, l'Eliseo torni ad accogliere solo chi ha reali chance di ottenere l'asilo (ad esempio escludendo i nordafricani), ridimensionando drasticamente la portata dell'accordo.
Insomma, la partita non è ancora chiusa ed ecco perché l'intesa potrebbe non decollare subito nel Lussemburgo: vista la sua portata, c'è chi pensa che alla fine passerà ai capi di Stato e di governo che hanno in agenda un Consiglio europeo a Bruxelles il 17 ottobre. Un ritardo di pochi giorni che certo non spaventa Giuseppe Conte e Joseph Muscat.
L'accordo infatti non solo darà una mano ai Paesi rivieraschi, ma superando la logica del Paese di primo arrivo costituirà un formidabile precedente per la riforma del Trattato di Dublino. Non a caso il meccanismo di Forte Sant'Angelo resterà in vigore appena per sei mesi, rinnovabili una sola volta: un modo per non dare alibi ai Visegrad di rimandare all'infinito quella riforma permanente di Dublino all'interno di un nuovo "Patto sui migranti" promesso da Ursula von der Leyen.
Insomma, la partita è di quelle storiche e potrebbe cambiare tutto. Ad esempio, ospitando più richiedenti asilo anche i partner spingeranno gli accordi di rimpatrio affinché i paesi di origine riprendano chi non ha diritto a restare, dando una mano a chi in Europa (Federica Mogherini) finora ha faticosamente negoziato in giro per il mondo. E infine, se tutto andrà nel verso giusto con l'accordo sul meccanismo di Forte Sant'Angelo l'Italia è pronta a ridare slancio alla missione Ue Sophia e ai suoi preziosi pattugliamenti navali del Canale di Sicilia fatti saltare da Salvini. Altro passo verso il ritorno alla normalità del Paese.
Sarà allora che l'accordo raggiunto ieri con i grandi player dell'Unione - Francia e Germania - potrà diventare operativo. Ma affinché ciò avvenga sarà necessario che nel Granducato venga allargato almeno a una decina di paesi.
Questo l'obiettivo di Giuseppe Conte e Joseph Muscat e dei loro ministri Lamorgese e Farrugia, che ora hanno due settimane per coinvolgere quanti più partner Ue e per vigilare sull'applicazione dell'intesa di Forte Sant'Angelo.
L'accordo di Malta beneficerà di certo della spinta di Parigi e Berlino, che in un sol giorno hanno fatto a pezzi la politica dei pugni sul tavolo, dei porti chiusi e del ricatto di Salvini, che per piazzare poche decine di naufraghi teneva i migranti ostaggio del mare. Questo il segnale lanciato da Macron: con il ritorno in Italia di un governo europeista e dialogante, Parigi è pronta ad abbracciare quella solidarietà da tempo già caldeggiata da Berlino.
Ma ora restano altre due settimane cruciali per portare davvero a casa il risultato visto che quello di Forte Sant'Angelo è un accordo politico, non ancora operativo. Perché lo diventi dovrà essere abbracciato da un numero di partner sufficiente a rendere la ripartizione dei migranti sostenibile.
L'8 ottobre nel Lussemburgo ci saranno tutti ministri dell'Interno dei Ventotto, con Italia e Malta che puntano a coinvolgere almeno quei governi che finora hanno salvato le persone tenute in alto mare da Salvini: Francia e Germania, appunto, insieme a Portogallo, Lussemburgo, Olanda, Svezia, Belgio e Finlandia più gli extra Ue Norvegia e Svizzera.
Da oggi la pressione nei loro confronti salirà nella speranza che tutti loro, magari più qualche new entry, si presentino nel Granducato con la propria "offerta", ovvero la percentuale di migranti sbarcati in Italia e a Malta (si punta ad estendere l'aiuto anche a Cipro, Grecia e Spagna) che sono disposti ad accogliere. E di cui sono pronti a farsi carico in tutto e per tutto.
E qui si arriva al secondo aspetto critico. Se per l'opposizione di Parigi non è passata la rotazione automatica dei porti tra paesi rivieraschi, limitandosi a una più vaga disponibilità volontaria, la vera novità è che la ripartizione riguarda tutti i richiedenti asilo: praticamente tutti coloro che vengono salvati in mare da Ong, mercantili e vascelli militari.
Insomma, lo smistamento non riguarderà solo quelli che hanno reali possibilità di ottenere lo status di richiedente asilo (come siriani ed eritrei), ma tutti coloro che lo richiedono. Che tra l'altro, vera rivoluzione, non saranno più a carico dell'Italia come previsto dalle regole di Dublino sul Paese di primo arrivo, ma della nazione che li accoglierà: sarà quest'ultima a processare le domande, concedere l'asilo o rimpatriare i migranti (economici) che non hanno titoli per restare.
Questa la svolta epocale di Forte Sant'Angelo, anche se la cautela resta d'obbligo: il francese Castaner ha chiesto di non rendere pubblico l'accordo e c'è chi teme che poi, nella fase di attuazione, l'Eliseo torni ad accogliere solo chi ha reali chance di ottenere l'asilo (ad esempio escludendo i nordafricani), ridimensionando drasticamente la portata dell'accordo.
Insomma, la partita non è ancora chiusa ed ecco perché l'intesa potrebbe non decollare subito nel Lussemburgo: vista la sua portata, c'è chi pensa che alla fine passerà ai capi di Stato e di governo che hanno in agenda un Consiglio europeo a Bruxelles il 17 ottobre. Un ritardo di pochi giorni che certo non spaventa Giuseppe Conte e Joseph Muscat.
L'accordo infatti non solo darà una mano ai Paesi rivieraschi, ma superando la logica del Paese di primo arrivo costituirà un formidabile precedente per la riforma del Trattato di Dublino. Non a caso il meccanismo di Forte Sant'Angelo resterà in vigore appena per sei mesi, rinnovabili una sola volta: un modo per non dare alibi ai Visegrad di rimandare all'infinito quella riforma permanente di Dublino all'interno di un nuovo "Patto sui migranti" promesso da Ursula von der Leyen.
Insomma, la partita è di quelle storiche e potrebbe cambiare tutto. Ad esempio, ospitando più richiedenti asilo anche i partner spingeranno gli accordi di rimpatrio affinché i paesi di origine riprendano chi non ha diritto a restare, dando una mano a chi in Europa (Federica Mogherini) finora ha faticosamente negoziato in giro per il mondo. E infine, se tutto andrà nel verso giusto con l'accordo sul meccanismo di Forte Sant'Angelo l'Italia è pronta a ridare slancio alla missione Ue Sophia e ai suoi preziosi pattugliamenti navali del Canale di Sicilia fatti saltare da Salvini. Altro passo verso il ritorno alla normalità del Paese.