Pene basse e tetti di tasse non pagate troppo alti: così nessuno va in carcere
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Nessun evasore può tentare di evadere dal carcere, semplicemente perché dietro le sbarre non c'è nessuno. È questa la situazione nel nostro paese, che può essere sintetizzata così: il codice prevede la punizione con il carcere di molti reati tributari che sono quindi considerati di natura penale, ma le soglie di tasse evase sono molto alte e le pene sono basse. Morale: o non scatta il reato oppure scatta la condizionale.
"In carcere non va nessuno", spiega Bruno Tinti, magistrato, da sempre in prima fila nella denuncia dell'evasione fiscale. Il meccanismo che evita le manette è semplice. La maggior parte dell'evasione fiscale può essere ricondotta al cosiddetto "nero", cioè chi non fa fatture o le fa false. Due fattispecie previste dalla legge 74 del 2000, ritoccata in chiave più "lassista" dalla 158 del 2015: …!-->!-->
Nessun evasore può tentare di evadere dal carcere, semplicemente perché dietro le sbarre non c'è nessuno. È questa la situazione nel nostro paese, che può essere sintetizzata così: il codice prevede la punizione con il carcere di molti reati tributari che sono quindi considerati di natura penale, ma le soglie di tasse evase sono molto alte e le pene sono basse. Morale: o non scatta il reato oppure scatta la condizionale.
"In carcere non va nessuno", spiega Bruno Tinti, magistrato, da sempre in prima fila nella denuncia dell'evasione fiscale. Il meccanismo che evita le manette è semplice. La maggior parte dell'evasione fiscale può essere ricondotta al cosiddetto "nero", cioè chi non fa fatture o le fa false. Due fattispecie previste dalla legge 74 del 2000, ritoccata in chiave più "lassista" dalla 158 del 2015: la "dichiarazione infedele" e la "dichiarazione fraudolenta".
Le pene previste, ad esempio, per la dichiarazione infedele, vanno da 1 a 3 anni (art.4), ma deve esserci una imposta evasa superiore a 150 mila euro e comunque l'imponibile non dichiarato deve superare i 3 milioni di euro.
Succede che le Fiamme Gialle se si sta sotto la soglia non possono fare altro che inviare la pratica all'Agenzia delle Entrate e non alla Procura della Repubblica. Se invece si supera la soglia e si passa al processo raramente viene comminato il massimo della pena e se il soggetto è incensurato c'è la sospensione condizionale della pena che riduce di un terzo la detenzione, da 3 anni si passa facilmente a 2 e in questo caso il carcere non si sconta, anche se si resta comunque condannati.
"Purtroppo - spiega Bruno Tinti - in Italia la sanzione sociale è scarsa e chi ha evaso può continuare a vivere tranquillamente". Stesso discorso per l'altro reato più gettonato, la dichiarazione fraudolenta: qui le pene detentive arrivano fino a 6 anni (art.2) ma la soglia dell'imponibile nascosto al fisco deve superare 1,5 milioni di euro e l'imposta non pagata i 30 mila euro. Anche in questo caso si sfugge alla prigione.
Certo le manette agli evasori, che sono state introdotte nella nostra legislazione per la prima volta in modo blando nel 1982, non hanno mai funzionato: allora alla procura di Milano arrivarono solo 60 mila denunce per mancato versamento delle ritenute, reato per il quale non erano previste soglie.
L'altra questione è che la denuncia e l'arresto sono la parte terminale di un processo di contrasto all'evasione molto esteso: tanto è vero che la Corte di Conti, citando dati della Guardia di Finanza, ha denunciato penalmente solo 13.957 evasori nel 2018 e ne ha arrestati 400 anche se poi, come si è visto, dietro le sbarre non c'è nessuno, a meno che non abbia associato reati di altra natura.
Il problema è che prima di arrivare alla denuncia l'evasore ha a disposizione una grande quantità di vie di fuga. Dai ravvedimenti, ai patteggiamenti, fino al recente condono che ha evitato per un pelo, durante il passato governo, di sanare anche il penale.