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(ansa)

Il Pd e il derby con Renzi. Delrio: muoviamoci o detterà lui l'agenda

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Il capogruppo dem alla Camera a consulto con Zingaretti e Franceschini. "Conosco Matteo, chiamerà tutti i capi delle categorie per intestarsi il no all'aumento dell'Iva"
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Un mini vertice a Largo del Nazareno, convocato per la mattina di ieri. Punto principale all'ordine del giorno: la sfida di Renzi al Pd. Partecipano Nicola Zingaretti e Dario Franceschini e si capisce: uno è il segretario del Pd, l'altro è il capodelegazione al governo che ha appena assaggiato la competizione con Italia Viva durante il varo della nota di aggiornamento al Def. Ma in qualità di "esperto" l'ospite d'onore è Graziano Delrio.

Bisogna capire e anticipare le mosse dell'ex segretario scissionista, perché il pericolo è sempre più evidente e la prossima sfida sarà sulla manovra vera e propria. Delrio è la persona giusta per decifrare il futuro dei rapporti di Renzi con il suo vecchio partito. Renziano della prima ora ma con una sua storia e capace di ragionare con la propria testa, un lungo sodalizio con il senatore di Firenze: sul suo telefonino, quando chiamava Renzi, compariva il no…
Un mini vertice a Largo del Nazareno, convocato per la mattina di ieri. Punto principale all'ordine del giorno: la sfida di Renzi al Pd. Partecipano Nicola Zingaretti e Dario Franceschini e si capisce: uno è il segretario del Pd, l'altro è il capodelegazione al governo che ha appena assaggiato la competizione con Italia Viva durante il varo della nota di aggiornamento al Def. Ma in qualità di "esperto" l'ospite d'onore è Graziano Delrio.

Bisogna capire e anticipare le mosse dell'ex segretario scissionista, perché il pericolo è sempre più evidente e la prossima sfida sarà sulla manovra vera e propria. Delrio è la persona giusta per decifrare il futuro dei rapporti di Renzi con il suo vecchio partito. Renziano della prima ora ma con una sua storia e capace di ragionare con la propria testa, un lungo sodalizio con il senatore di Firenze: sul suo telefonino, quando chiamava Renzi, compariva il nome di Mosè. Delrio conosce il renzismo e le sue regole come nessun altro. La Terra promessa non è mai arrivata ma Italia Viva, più modestamente, sì. Che intenzioni ha?

Zingaretti e Franceschini consultano l'oracolo Delrio. E il capogruppo Pd alla Camera è molto chiaro. "Ho spiegato a Dario e Nicola che dobbiamo darci una mossa, che è il Pd a dover dettare l'agenda, a spingere per le sue battaglie altrimenti Matteo ci mette in difficoltà". Non che Zingaretti e Franceschini non conoscano il fondatore di Italia Viva, ma Delrio ha quella competenza specifica che gli deriva da una consuetudine quasi quotidiana con l'ex leader dem. Infatti da giorni dice: "Non sottovalutiamo la scissione, è un fatto grave". Ai colleghi del Pd ieri mattina ha fatto un quadro abbastanza preoccupante della situazione guardando nella sua personale palla di vetro. "Matteo ne pensa una al giorno. Io potrei dirvi cosa farà domani, cosa farà tra una settimana o tra un mese. Volete sapere cosa sta facendo oggi?". Beh, certo, rispondono i due dirigenti. Lo hanno convocato per questo. "Ha preso il telefono e sta chiamando a tappeto tutti i capi delle associazioni di categoria per dirgli "avete visto, io ho bloccato l'operazione sull'Iva mentre il Pd voleva aumentarla"". Prevedibile. Ma forse anche efficace.

La logica dunque è quella dell'avversario, della sfida dentro la maggioranza tra ex compagni. Dell'accreditamento come interlocutore unico: forte, ascoltato e affidabile. Al suo partito Delrio sta dicendo che è solo l'inizio, che bisogna abbandonare la strada della prudenza. Per carità, Franceschini lo ha già fatto incrociando le lame via social con il vicecapogruppo renziano Marattin. Lui sa che "Renzi ci farà ballare, a caccia di visibilità e di duelli". Zingaretti ha scelto invece di non provocare, di non alimentare le polemiche, di separare senza incidenti i due destini. Ma i problemi arrivano e si scaricheranno sul terreno del governo, dei provvedimenti, di chi alzerà di più l'asticella facendo valere i propri temi. Il Pd non può giocare in difesa.

E' abbastanza chiaro che Renzi punta a recitare il ruolo che fu di Salvini, di chi mette in riga ministri e premier. Volta per volta si troverà alleato o sfidante con Luigi Di Maio, come è successo proprio sull'Iva. La potenziale diarchia rischia di tagliare fuori il Partito democratico e la sua decisione di essere forza responsabile, come è nelle corde del suo segretario.

La legge di bilancio sarà un banco di prova della competizione tra Italia Viva e Pd. Lo sarà anche la riforma della giustizia sulla quale l'ex premier fiorentino ha detto di essere più d'accordo con il ministro grillino Bonafede che con il vicesegretario dem Andrea Orlando (ma solo sul sorteggio del Csm). A Delrio, oltre al compito dell'aruspice, tocca tenere sotto controllo il gruppo parlamentare della Camera. Perché esiste il rischio di una scissione a rate, con tanti renziani rimasti nel contenitore più grande ma che potrebbero essere attratti dall'avventura all'esterno. Del resto, l'ex segretario ha annunciato che presto i parlamentari di Iv saranno 50, dieci più degli attuali. Quindi ci sono nuovi arrivi, non si sa ancora da dove. L'uomo macchina Ettore Rosato macina chilometri e incontri, pescando nel corpaccione dei delusi dem a livello locale. Non c'è niente di consensuale in questa scissione, il dramma e la paura sono solo sullo sfondo di quelli che fischiettano facendo finta di niente. Ma dopo la battaglia sul Def è più chiaro a tutti dove Renzi vuole far male.