Tregua armata Renzi-Pd: “Subito il cuneo fiscale”
Emanuele Lauria , di EMANUELE LAURIAIl leader di Italia Viva: “Siamo d’accordo a ridurre le tasse, purché il governo non alzi l’Iva”. Si punta ad aiutare 3,2 milioni di lavoratori a basso reddito. Le loro entrate possono migliorare di circa l’11 per cento
ROMA - Matteo Renzi, alla fine, tende una mano al governo che ha contribuito a far nascere e agli ex colleghi del Pd: «Se proprio insistono per intervenire sul cuneo fiscale per fare poi le altre cose, noi siamo d’accordo. Purché non alzino l’Iva». Una concessione non da poco, da parte dell’ex premier, specie dopo le polemiche dei giorni scorsi: Renzi, davanti alle telecamere di “Mezz’ora in più”, ribadisce che la riduzione del cuneo fiscale sul tavolo dell’esecutivo - del valore di circa due miliardi e mezzo - è una misura «piccolina» ma dà il via libera e si dice disponibile a spostare all’anno prossimo gli altri interventi da lui sponsorizzati, in primis un robusto “family act”.
Non passa molto che il viceministro del Pd Antonio Misiani grida il suo “avanti tutta” sul taglio delle tasse sul lavoro: «La riduzione progressiva del cuneo fiscale a partire d…
Non passa molto che il viceministro del Pd Antonio Misiani grida il suo “avanti tutta” sul taglio delle tasse sul lavoro: «La riduzione progressiva del cuneo fiscale a partire d…
ROMA - Matteo Renzi, alla fine, tende una mano al governo che ha contribuito a far nascere e agli ex colleghi del Pd: «Se proprio insistono per intervenire sul cuneo fiscale per fare poi le altre cose, noi siamo d’accordo. Purché non alzino l’Iva». Una concessione non da poco, da parte dell’ex premier, specie dopo le polemiche dei giorni scorsi: Renzi, davanti alle telecamere di “Mezz’ora in più”, ribadisce che la riduzione del cuneo fiscale sul tavolo dell’esecutivo - del valore di circa due miliardi e mezzo - è una misura «piccolina» ma dà il via libera e si dice disponibile a spostare all’anno prossimo gli altri interventi da lui sponsorizzati, in primis un robusto “family act”.
Non passa molto che il viceministro del Pd Antonio Misiani grida il suo “avanti tutta” sul taglio delle tasse sul lavoro: «La riduzione progressiva del cuneo fiscale a partire dal 2020 è la misura più apprezzata dagli italiani. Dobbiamo iniziare a farla il prima possibile». E Misiani specifica anche il campo dell’intervento: «La priorità è aiutare i dipendenti a basso reddito: 3 milioni e 700 mila lavoratori “incapienti” che sono rimasti esclusi dal bonus 80 euro di Renzi e che solo in alcuni casi beneficiano del reddito di cittadinanza». Il viceministro spiega che a essere coinvolte sarebbero quasi quattro milioni di persone che potrebbero avere già da gennaio almeno 40 euro al mese sotto forma di assegno: il loro reddito potrebbe migliorare di circa l’11 per cento. Ma le novità prendono forma in un clima da tregua armata, se non proprio di lotta aperta, fra Renzi e il Partito democratico.
E sì che lui, il fondatore di Italia Viva, aveva cominciato la giornata con propositi di pace: «Non mi sentirete mai dire una parola contro Nicola, Dario, contro gli amici dem», aveva garantito il senatore di Scandicci in collegamento Skype con Terrasini, dove si sono riuniti i ragazzi della scuola politica del capogruppo al Senato Davide Faraone. Renzi non aveva risparmiato comunque giudizi taglienti verso il Pd, «un partito nel quale non ti chiedono cosa pensi ma con chi stai» e attaccandolo a tutto campo: «Questa cosa delle penali (per chi lascia i dem) non si può sentire: prima si attaccano i 5S, Rousseau, Casaleggio e poi si copiano?».
Ma erano ancora schermaglie. Il clima si accende quando, prima di andare a sedersi negli studi della Annunziata, Renzi legge una dichiarazione di Andrea Orlando: «Non è che se un ultimatum lo lanci dal Papeete è peggio che se lo lanci dalla Leopolda: gli ultimatum non vanno lanciati, perché sennò si sfascia tutto», dice il vicesegretario dem mettendo nel mirino proprio l’ex presidente del Consiglio. Che ripone subito il ramoscello d’ulivo: «La Leopolda come il Papeete? Orlando la Leopolda non la conosce, spero sia andato almeno a Milano Marittima a rilassarsi. Il problema è che il Pd fa la guerra al Matteo sbagliato». Di lì una serie di botta e risposta, fra chi difende Renzi e chi lo accusa di voler terremotare il Nazareno. Il deputato Matteo Orfini ci ride su: «Prima della scissione nel Pd si litigava su Renzi.
Dopo la scissione si litiga con Renzi. Non mi pare una strategia geniale». E Zingaretti in serata si limita a una punzecchiatura: «Un leader produce unità e non polemiche». Il fatto è che nel Pd si guarda con sempre più sospetto all’avanzata renziana. E l’ambizione di Italia Viva non la nasconde un fedelissimo dell’ex premier come Faraone: «Con l’arrivo della senatrice Parente abbiamo 43 parlamentari. L’obiettivo è arrivare a quota 50 prima della Leopolda. E diventare il partito di maggioranza relativa. Legittimo - afferma Faraone - puntare a questo traguardo. Invece dall’altra parte Boccia, Misiani, Orlando hanno atteggiamenti da stalker. Siamo alla persecuzione nei confronti di chi sta aderendo a Italia Viva. Non possiamo non reagire».
Non passa molto che il viceministro del Pd Antonio Misiani grida il suo “avanti tutta” sul taglio delle tasse sul lavoro: «La riduzione progressiva del cuneo fiscale a partire dal 2020 è la misura più apprezzata dagli italiani. Dobbiamo iniziare a farla il prima possibile». E Misiani specifica anche il campo dell’intervento: «La priorità è aiutare i dipendenti a basso reddito: 3 milioni e 700 mila lavoratori “incapienti” che sono rimasti esclusi dal bonus 80 euro di Renzi e che solo in alcuni casi beneficiano del reddito di cittadinanza». Il viceministro spiega che a essere coinvolte sarebbero quasi quattro milioni di persone che potrebbero avere già da gennaio almeno 40 euro al mese sotto forma di assegno: il loro reddito potrebbe migliorare di circa l’11 per cento. Ma le novità prendono forma in un clima da tregua armata, se non proprio di lotta aperta, fra Renzi e il Partito democratico.
E sì che lui, il fondatore di Italia Viva, aveva cominciato la giornata con propositi di pace: «Non mi sentirete mai dire una parola contro Nicola, Dario, contro gli amici dem», aveva garantito il senatore di Scandicci in collegamento Skype con Terrasini, dove si sono riuniti i ragazzi della scuola politica del capogruppo al Senato Davide Faraone. Renzi non aveva risparmiato comunque giudizi taglienti verso il Pd, «un partito nel quale non ti chiedono cosa pensi ma con chi stai» e attaccandolo a tutto campo: «Questa cosa delle penali (per chi lascia i dem) non si può sentire: prima si attaccano i 5S, Rousseau, Casaleggio e poi si copiano?».
Ma erano ancora schermaglie. Il clima si accende quando, prima di andare a sedersi negli studi della Annunziata, Renzi legge una dichiarazione di Andrea Orlando: «Non è che se un ultimatum lo lanci dal Papeete è peggio che se lo lanci dalla Leopolda: gli ultimatum non vanno lanciati, perché sennò si sfascia tutto», dice il vicesegretario dem mettendo nel mirino proprio l’ex presidente del Consiglio. Che ripone subito il ramoscello d’ulivo: «La Leopolda come il Papeete? Orlando la Leopolda non la conosce, spero sia andato almeno a Milano Marittima a rilassarsi. Il problema è che il Pd fa la guerra al Matteo sbagliato». Di lì una serie di botta e risposta, fra chi difende Renzi e chi lo accusa di voler terremotare il Nazareno. Il deputato Matteo Orfini ci ride su: «Prima della scissione nel Pd si litigava su Renzi.
Dopo la scissione si litiga con Renzi. Non mi pare una strategia geniale». E Zingaretti in serata si limita a una punzecchiatura: «Un leader produce unità e non polemiche». Il fatto è che nel Pd si guarda con sempre più sospetto all’avanzata renziana. E l’ambizione di Italia Viva non la nasconde un fedelissimo dell’ex premier come Faraone: «Con l’arrivo della senatrice Parente abbiamo 43 parlamentari. L’obiettivo è arrivare a quota 50 prima della Leopolda. E diventare il partito di maggioranza relativa. Legittimo - afferma Faraone - puntare a questo traguardo. Invece dall’altra parte Boccia, Misiani, Orlando hanno atteggiamenti da stalker. Siamo alla persecuzione nei confronti di chi sta aderendo a Italia Viva. Non possiamo non reagire».