L'opa di Renzi su Pd e Forza Italia: "Italia Viva arriverà presto al 10%"
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISSi chiude la decima edizione della kermesse dell’ex premier. “Legislatura fino al 2023. Con Conte? Dipende”. Bellanova attaca i dem: “In quel partito troppo bande armate”
La Leopolda sono le migliaia di persone in fila dalla mattina presto per un posto dentro ma che alla fine devono accontentarsi del maxischermo all'aperto sulla rampa che porta al Teatro del Maggio musicale. E sono anche il gruppo di amici di Matteo Renzi, un tempo si sarebbe definito il Giglio magico, che invece gravita intorno all'ingresso vip sul lato destro della vecchia stazione. Da lì passano Alberto Bianchi (sotto inchiesta per i soldi alla fondazione Open) che cammina a testa bassa. Marco Carrai che non trova la moglie. Francesco Bonifazi non riesce a spiegare alla mamma come arrivare e finalmente appare una signora giovanile e sorridente: "Mi raccomando, la stampa deve trattare bene mio figlio". La new entry è Lorenzo Pellegrini, giovane avvocato con gli occhi azzurri, legale di tutta la famiglia Renzi. "Come vanno le querele di Matteo e i risarcimenti? Alla grande - gongola Pellegrini - . Arriva un sacco di denaro e io continuo a firmare a…
La Leopolda sono le migliaia di persone in fila dalla mattina presto per un posto dentro ma che alla fine devono accontentarsi del maxischermo all'aperto sulla rampa che porta al Teatro del Maggio musicale. E sono anche il gruppo di amici di Matteo Renzi, un tempo si sarebbe definito il Giglio magico, che invece gravita intorno all'ingresso vip sul lato destro della vecchia stazione. Da lì passano Alberto Bianchi (sotto inchiesta per i soldi alla fondazione Open) che cammina a testa bassa. Marco Carrai che non trova la moglie. Francesco Bonifazi non riesce a spiegare alla mamma come arrivare e finalmente appare una signora giovanile e sorridente: "Mi raccomando, la stampa deve trattare bene mio figlio". La new entry è Lorenzo Pellegrini, giovane avvocato con gli occhi azzurri, legale di tutta la famiglia Renzi. "Come vanno le querele di Matteo e i risarcimenti? Alla grande - gongola Pellegrini - . Arriva un sacco di denaro e io continuo a firmare atti".
Anche se Italia Viva si ferma intorno al 4% nei sondaggi, questo luogo resta protagonista della politica capace perciò di attirare i soggetti più strani, a partire da chi conosce le regole dello spettacolo. Infatti si presenta Lele Mora, manager delle Olgettine che si è fatto qualche anno di carcere. Non rinuncia alle frasi ad effetto "sono mussoliniano convinto anche adesso", certo non si mimetizza, viene a dire di essere stato invitato da Renzi e spera che l'ex premier costruisca una nuova Forza Italia. La risposta degli organizzatori? Mai invitato Lele Mora. Insomma, un guastafeste.
La festa, Renzi, vuole guastarla ad altri. Primo obiettivo, gli ex amici del Pd. Italia Viva è lo spazio "aperto" tra "l'alleanza Pd-5stelle e i sovranisti". Rivalità a tutto campo. Dice che il neo partito "sarà competitor" con i democratici e agita lo spauracchio di Macron, stella polare non solo in Europa. In Francia i socialisti sono quasi scomparsi, mangiati dall'iniziativa del presidente: "Vogliamo fare quel che ha fatto Macron. Intendiamo assorbire una larga parte di quel consenso" e "vogliamo arrivare in doppia cifra, come minimo sindacale". La scissione si porta dietro il rancore delle parole di Teresa Bellanova ("nel Pd abbiamo subìto la guerra delle bande armate"), la grinta di Luigi Marattin che si incarica anche di erigere un monumento al "ragazzo di Rignano" in un eccesso di zelo. Più concretamente, risalta l'offensiva sui voti, sugli amministratori, sui militanti dem.
Sempre con "valori comuni", aggiunge l'ex premier. Si capisce. Qui dunque l'unico guastafeste autorizzato dev'essere Renzi. Che si ispira al guastafeste più famoso della letteratura: don Rodrigo. Spiega che nel duello tv Salvini gli è sembrato timido, spaventato: "Pensavo fosse un don Rodrigo invece è un don Abbondio. E comunque per carattere ho sempre preferito il primo al secondo". Parole che restano, punto di riferimento scivoloso compensato dalla citazione di Aldo Moro: "Dobbiamo essere per le cose che nascono". Magari assorbendo quelle che sembrano malridotte, quasi moribonde. Come Forza Italia contro la quale Renzi lancia un'operazione ostile esplicita. "È evidente il malessere dei dirigenti e dei militanti di Fi - dice l'ex premier - . Non c'è più niente di moderato nel centrodestra perché Salvini non ha nemmeno la pettinatura moderata. In Italia Viva ci sono invece l'area liberale e democratica. Venite a darci una mano".
Il primato della politica, rivendica Renzi. Quello che con il 4% ha sbattuto Salvini fuori dal governo e il pubblico ride per questa prova di forza sbandierata. Quello che individua uno spazio di gioco e lo occupa. Quello del suo governo, naturalmente, praticamente esente da errori. "Qui alla Leopolda nessuno ha mai fatto condoni. Se Conte vuole combattere l'evasione fiscale le idee giuste sono sempre venute da noi". Ed è la frecciata al premier. Renzi comunque punta al bersaglio grosso, il 33% della Lega. "Volevano eleggere uno dei loro al Colle. Invece eleggeremo noi un presidente non populista ed europeista". E il futuro dell'esecutivo, sotto stress anche per le iniziative renziana? "La legislatura va avanti fino al 2023", giura Renzi.Che in serata, a Che tempo che fa, aggiunge: "Con Conte premier? Dipenderà dal governo". Possono cambiare i rapporti di forza. E Renzi vuole pescare a destra e a sinistra. Senza tanti fronzoli. Chiusura della tre giorni con la canzone di Tommaso Paradiso Non avere paura. Lo stesso Paradiso che appena pochi mesi fa aveva fatto un endorsement per Zingaretti.
Anche se Italia Viva si ferma intorno al 4% nei sondaggi, questo luogo resta protagonista della politica capace perciò di attirare i soggetti più strani, a partire da chi conosce le regole dello spettacolo. Infatti si presenta Lele Mora, manager delle Olgettine che si è fatto qualche anno di carcere. Non rinuncia alle frasi ad effetto "sono mussoliniano convinto anche adesso", certo non si mimetizza, viene a dire di essere stato invitato da Renzi e spera che l'ex premier costruisca una nuova Forza Italia. La risposta degli organizzatori? Mai invitato Lele Mora. Insomma, un guastafeste.
La festa, Renzi, vuole guastarla ad altri. Primo obiettivo, gli ex amici del Pd. Italia Viva è lo spazio "aperto" tra "l'alleanza Pd-5stelle e i sovranisti". Rivalità a tutto campo. Dice che il neo partito "sarà competitor" con i democratici e agita lo spauracchio di Macron, stella polare non solo in Europa. In Francia i socialisti sono quasi scomparsi, mangiati dall'iniziativa del presidente: "Vogliamo fare quel che ha fatto Macron. Intendiamo assorbire una larga parte di quel consenso" e "vogliamo arrivare in doppia cifra, come minimo sindacale". La scissione si porta dietro il rancore delle parole di Teresa Bellanova ("nel Pd abbiamo subìto la guerra delle bande armate"), la grinta di Luigi Marattin che si incarica anche di erigere un monumento al "ragazzo di Rignano" in un eccesso di zelo. Più concretamente, risalta l'offensiva sui voti, sugli amministratori, sui militanti dem.
Sempre con "valori comuni", aggiunge l'ex premier. Si capisce. Qui dunque l'unico guastafeste autorizzato dev'essere Renzi. Che si ispira al guastafeste più famoso della letteratura: don Rodrigo. Spiega che nel duello tv Salvini gli è sembrato timido, spaventato: "Pensavo fosse un don Rodrigo invece è un don Abbondio. E comunque per carattere ho sempre preferito il primo al secondo". Parole che restano, punto di riferimento scivoloso compensato dalla citazione di Aldo Moro: "Dobbiamo essere per le cose che nascono". Magari assorbendo quelle che sembrano malridotte, quasi moribonde. Come Forza Italia contro la quale Renzi lancia un'operazione ostile esplicita. "È evidente il malessere dei dirigenti e dei militanti di Fi - dice l'ex premier - . Non c'è più niente di moderato nel centrodestra perché Salvini non ha nemmeno la pettinatura moderata. In Italia Viva ci sono invece l'area liberale e democratica. Venite a darci una mano".
Il primato della politica, rivendica Renzi. Quello che con il 4% ha sbattuto Salvini fuori dal governo e il pubblico ride per questa prova di forza sbandierata. Quello che individua uno spazio di gioco e lo occupa. Quello del suo governo, naturalmente, praticamente esente da errori. "Qui alla Leopolda nessuno ha mai fatto condoni. Se Conte vuole combattere l'evasione fiscale le idee giuste sono sempre venute da noi". Ed è la frecciata al premier. Renzi comunque punta al bersaglio grosso, il 33% della Lega. "Volevano eleggere uno dei loro al Colle. Invece eleggeremo noi un presidente non populista ed europeista". E il futuro dell'esecutivo, sotto stress anche per le iniziative renziana? "La legislatura va avanti fino al 2023", giura Renzi.Che in serata, a Che tempo che fa, aggiunge: "Con Conte premier? Dipenderà dal governo". Possono cambiare i rapporti di forza. E Renzi vuole pescare a destra e a sinistra. Senza tanti fronzoli. Chiusura della tre giorni con la canzone di Tommaso Paradiso Non avere paura. Lo stesso Paradiso che appena pochi mesi fa aveva fatto un endorsement per Zingaretti.