Umbria, Salvini già festeggia: “Ora Conte a casa“. Ma teme l'ipotesi di un governo Draghi
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAIl leader leghista disegna uno scenario che prevede altre vittorie alle regionali e la riconquista di Palazzo Chigi. Ma sul progetto aleggia il fantasma di un nuovo esecutivo guidato dall'ex governatore della Bce
L'incubo di Matteo Salvini e del centrodestra che sogna di andare al governo si chiama Mario Draghi. L'unico scenario che il leader leghista teme per davvero e più di ogni altro - ora che il governatore della Bce ha concluso il suo mandato - è che una caduta in corsa del premier Giuseppe Conte non porti dritti a elezioni. Ma che per la seconda volta in meno di un anno la legislatura venga riacciuffata per i capelli e il testimone possa passare proprio a "Super Mario". Nonostante la spallata in sequenza che l'ex vicepremier e i suoi alleati Berlusconi e Meloni sognano di dare alla maggioranza giallorossa a cominciare da domani, in Umbria.
Salvini, che ha chiuso ieri sera a Terni - a poca distanza dalla piazza di Nicola Zingaretti - il suo tour de force durato mesi in regione, le mette così: "Domenica questa terra darà una lezione di democrazia e se la ricorderanno per i prossimi 50 anni, a gennaio comincerà un percorso: Emi…
Salvini, che ha chiuso ieri sera a Terni - a poca distanza dalla piazza di Nicola Zingaretti - il suo tour de force durato mesi in regione, le mette così: "Domenica questa terra darà una lezione di democrazia e se la ricorderanno per i prossimi 50 anni, a gennaio comincerà un percorso: Emi…
L'incubo di Matteo Salvini e del centrodestra che sogna di andare al governo si chiama Mario Draghi. L'unico scenario che il leader leghista teme per davvero e più di ogni altro - ora che il governatore della Bce ha concluso il suo mandato - è che una caduta in corsa del premier Giuseppe Conte non porti dritti a elezioni. Ma che per la seconda volta in meno di un anno la legislatura venga riacciuffata per i capelli e il testimone possa passare proprio a "Super Mario". Nonostante la spallata in sequenza che l'ex vicepremier e i suoi alleati Berlusconi e Meloni sognano di dare alla maggioranza giallorossa a cominciare da domani, in Umbria.
Salvini, che ha chiuso ieri sera a Terni - a poca distanza dalla piazza di Nicola Zingaretti - il suo tour de force durato mesi in regione, le mette così: "Domenica questa terra darà una lezione di democrazia e se la ricorderanno per i prossimi 50 anni, a gennaio comincerà un percorso: Emilia Romagna e Calabria, ci metterò l'anima anche lì, poi in Toscana, quindi andiamo a votare a livello nazionale. E torniamo al governo dal portone principale". Fin qui la propaganda: buttare giù il Conte-bis entro la primavera e andare alla politiche.
Nella Lega tuttavia raccontano che sia stato Giancarlo Giorgetti a spiegare al capo che rischia nuovamente la beffa, che il "Palazzo" anche stavolta difficilmente concederà le urne. L'ex sottosegretario ne ha parlato anche a Genova davanti alla platea dell'evento "Liguria 2020-2025". Draghi al posto di Conte? "È verosimile per chi gira gli ambienti politici romani, tutti vedono il governo e in particolare il premier molto in difficoltà. Draghi è disoccupato - sintetizza il vicesegretario leghista - e non penso che chieda il reddito di cittadinanza, può darsi che sia disponibile e che qualcuno lo chiami a un ruolo politico". Il riferimento al Quirinale diventa lampante quando aggiunge: "Chi ha deciso di mettere Conte alla presidenza del Consiglio potrebbe anche decidere di mettere al suo posto Draghi".
Salvini per adesso preferisce pensare che tutto davvero crolli tra 6 mesi, dopo le picconate delle regionali. È tanto sicuro di farcela che già domani sera sarà a Perugia a chiusura delle urne. Intanto il piccone continua a usarlo contro il mondo cattolico che ormai prende platealmente le distanze da lui: "Sogno un Paese dove i preti fanno Messa e non politica", ha attaccato l'altra notte da Perugia. Il direttore di Civiltà cattolica, padre Antonio Spadaro, in un tweet gli replica a tono: "Ci sono politici che vorrebbero chiudere i preti nelle sagrestie. Non perché amino il culto ma per impedire loro di predicare il Vangelo".
Ieri sera da Narni invece il leghista se l'è presa con il successore al Viminale, Luciana Lamorgese, "rea" di aver ricevuto rappresentanti delle Ong: "Non ho parole. Io sto sempre dalla parte delle forze dell'ordine, mi spiace che qualcuno invece tifi per gli altri". Il solito Salvini, insomma. Nelle stesse ore, Silvio Berlusconi da Todi a Terni ribadisce l'atto di "sottomissione" alla leadership leghista, dopo averlo fatto nella piazza di San Giovanni. "Il leader viene espresso dal partito che ha più voti - ripete in Umbria - in questo momento la Lega". Lancia anche un "No tax day" per oggi in varie piazze italiane con raccolta firme per fissare un tetto costituzionale del 30 per cento alle tasse.
Salvini, che ha chiuso ieri sera a Terni - a poca distanza dalla piazza di Nicola Zingaretti - il suo tour de force durato mesi in regione, le mette così: "Domenica questa terra darà una lezione di democrazia e se la ricorderanno per i prossimi 50 anni, a gennaio comincerà un percorso: Emilia Romagna e Calabria, ci metterò l'anima anche lì, poi in Toscana, quindi andiamo a votare a livello nazionale. E torniamo al governo dal portone principale". Fin qui la propaganda: buttare giù il Conte-bis entro la primavera e andare alla politiche.
Nella Lega tuttavia raccontano che sia stato Giancarlo Giorgetti a spiegare al capo che rischia nuovamente la beffa, che il "Palazzo" anche stavolta difficilmente concederà le urne. L'ex sottosegretario ne ha parlato anche a Genova davanti alla platea dell'evento "Liguria 2020-2025". Draghi al posto di Conte? "È verosimile per chi gira gli ambienti politici romani, tutti vedono il governo e in particolare il premier molto in difficoltà. Draghi è disoccupato - sintetizza il vicesegretario leghista - e non penso che chieda il reddito di cittadinanza, può darsi che sia disponibile e che qualcuno lo chiami a un ruolo politico". Il riferimento al Quirinale diventa lampante quando aggiunge: "Chi ha deciso di mettere Conte alla presidenza del Consiglio potrebbe anche decidere di mettere al suo posto Draghi".
Salvini per adesso preferisce pensare che tutto davvero crolli tra 6 mesi, dopo le picconate delle regionali. È tanto sicuro di farcela che già domani sera sarà a Perugia a chiusura delle urne. Intanto il piccone continua a usarlo contro il mondo cattolico che ormai prende platealmente le distanze da lui: "Sogno un Paese dove i preti fanno Messa e non politica", ha attaccato l'altra notte da Perugia. Il direttore di Civiltà cattolica, padre Antonio Spadaro, in un tweet gli replica a tono: "Ci sono politici che vorrebbero chiudere i preti nelle sagrestie. Non perché amino il culto ma per impedire loro di predicare il Vangelo".
Ieri sera da Narni invece il leghista se l'è presa con il successore al Viminale, Luciana Lamorgese, "rea" di aver ricevuto rappresentanti delle Ong: "Non ho parole. Io sto sempre dalla parte delle forze dell'ordine, mi spiace che qualcuno invece tifi per gli altri". Il solito Salvini, insomma. Nelle stesse ore, Silvio Berlusconi da Todi a Terni ribadisce l'atto di "sottomissione" alla leadership leghista, dopo averlo fatto nella piazza di San Giovanni. "Il leader viene espresso dal partito che ha più voti - ripete in Umbria - in questo momento la Lega". Lancia anche un "No tax day" per oggi in varie piazze italiane con raccolta firme per fissare un tetto costituzionale del 30 per cento alle tasse.