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(ansa)

Elezioni in Umbria, Di Maio pronto a fermare le intese con il Pd: se si perde male non si replica

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Una disfatta chiuderebbe la possibilità di accordi in Calabria ed Emilia Romagna. Malumore M5S per il poco impegno di Conte in campagna elettorale
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È la notte prima degli esami, per la coalizione giallo-rossa. È la prova del voto, quello vero, non su una piattaforma informatica o in un'assemblea di partito. Anche se si tratta di un'unica regione, l'Umbria. Se si partiva malissimo, con l'ex governatrice Pd dimissionaria e indagata e con i suoi accusatori ora nella stessa squadra, uniti da un candidato civico scelto dopo molti no. Non ci saranno scuse e non ci saranno alibi, se va male. Non ne vorrà sentire soprattutto Luigi Di Maio, che di questa intesa non è mai stato convinto al cento per cento.

E che considera quello di oggi un test per eventuali alleanze future in altre regioni, o in altri comuni. Se si è competitivi e si perde di poco - è il ragionamento fatto dal capo politico M5S - non tutto sarà perduto. Ma se si perde male, un'intesa di questo tipo in altre regioni sarà impraticabile. Sicuramente, lo sarà in Emilia Romagna e Calabria, che …
È la notte prima degli esami, per la coalizione giallo-rossa. È la prova del voto, quello vero, non su una piattaforma informatica o in un'assemblea di partito. Anche se si tratta di un'unica regione, l'Umbria. Se si partiva malissimo, con l'ex governatrice Pd dimissionaria e indagata e con i suoi accusatori ora nella stessa squadra, uniti da un candidato civico scelto dopo molti no. Non ci saranno scuse e non ci saranno alibi, se va male. Non ne vorrà sentire soprattutto Luigi Di Maio, che di questa intesa non è mai stato convinto al cento per cento.

E che considera quello di oggi un test per eventuali alleanze future in altre regioni, o in altri comuni. Se si è competitivi e si perde di poco - è il ragionamento fatto dal capo politico M5S - non tutto sarà perduto. Ma se si perde male, un'intesa di questo tipo in altre regioni sarà impraticabile. Sicuramente, lo sarà in Emilia Romagna e Calabria, che sono le prossime ad andare al voto. Anche perché sui territori la base non è per niente convinta. Né lo sono, per restare al sud, i parlamentari calabresi come Nicola Morra. "Se il nuovo che avanza è quello che sto vedendo nel centrosinistra calabrese - ragionava due settimane fa a Napoli il presidente della Commissione antimafia - allora preferisco il vecchio. Già andare col Pd è difficile, ma con quello calabrese è proprio impossibile". Ed è forse la prima volta negli ultimi anni che Morra e Di Maio si trovano sulle stesse posizioni.

C'è tutta un'altra parte del Movimento che soffia forte in direzione opposta. Lo fanno Beppe Grillo, il presidente della Camera Roberto Fico, perfino il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che è arrivato a parlare di "coalizione del futuro" dopo aver passato in Umbria mezza giornata insieme al segretario pd Nicola Zingaretti e al ministro della Salute Roberto Speranza. Sono gli stessi che hanno spinto per il governo con il Pd e che hanno visto la loro linea prevalere anche grazie a un voto sul blog delle stelle. E sono quelli che in questa fase sembrano avere dalla loro parte un pezzo non indifferente dei gruppi parlamentari, i cui eterni scontenti stanno creando problemi ai vertici M5S.

Tutto questo non smuove però il ministro degli Esteri dalle sue convinzioni. Nonostante Di Maio ce l'abbia messa tutta, abbia trascorso in Umbria l'ultima settimana, ci sia stato più volte nell'ultimo mese perché, come ama ripetere a ogni sfida elettorale, "non abbandono mai i nostri sul campo". Non si lascerà convincere, in caso di sconfitta senza appello, perché a non esserci sono stati molti parlamentari, seppur chiamati a dare una mano. Ma soprattutto, perché a deluderlo è stato l'atteggiamento di Giuseppe Conte. I fedelissimi del capo della Farnesina raccontano che il presidente del Consiglio aveva promesso un impegno maggiore, che non c'è stato. E non l'avrebbe fatto per rispetto del suo ruolo istituzionale, ma per non dover mettere la faccia sulla sconfitta. "Se vuoi davvero fare il federatore alla Romano Prodi - dice un deputato M5S - allora devi esserci, devi darti da fare, non pretendere chiamate ufficiali come ha fatto il premier". Che pare abbia chiesto, per essere presente alla foto di Narni, di essere ufficialmente invitato dai leader della coalizione. Per poi concedersi, certo, ma fuori tempo massimo.

Il ruolo di anti-Salvini che Conte si è ritagliato (anche dopo la sua audizione al Copasir) non piace al ministro degli Esteri, perché rincorrere il "nemico" sul suo terreno non fa mai bene. E perché su quello c'è già Renzi, che nel confronto tv ha dimostrato come sia capace di occupare quello spazio. Così, a volere la foto di Narni è stato proprio Di Maio, ma non per segnare un abbandono senza riserve alla coalizione in cui è entrato senza crederci troppo. Piuttosto, per poter dire, il giorno dopo, che hanno perso tutti. Non solo lui. Anche se il risultato peggiore dovesse farlo il suo partito, che alle europee ha avuto il 14%.

Il Pd la vede in modo molto diverso. "Teniamo anche se perdiamo", dice convinto un ministro dem, che pare non vedere lo scetticismo dei 5 stelle. Ma aggiunge una subordinata che sa di consapevolezza: "Il rischio non è se perde la coalizione, ma se va molto male il Movimento". A quel punto, il timore degli alleati è che il il capo politico M5S possa dire con forza che la strada è quella sbagliata. Che i territori la vivono male. E che tutto può essere messo in discussione. Governo compreso.