"Così non ha senso". Nello studio di Largo del Nazareno, aleggia la parola "voto". Nicola Zingaretti ha rimesso indietro l'orologio ed è tornato ai giorni in cui avrebbe voluto puntare sulle elezioni anticipate. "Un governo non di alleati ma di avversari produce solo conflittualità e rafforza la destra".
Esattamente quello che si era voluto evitare dando vita al Conte bis, spianare la strada a Salvini, può succedere ora moltiplicato per mille se "questo esecutivo viene percepito come utile solo ad occupare potere e poltrone nei ministeri e negli enti".
Parole dure. E stavolta, al netto delle solite polemiche tra ex compagni di partito, rivolte più a Luigi Di Maio che a Matteo Renzi, visti anche i rapporti di forza parlamentari. "Come si fa a parlare di buon governo in una campagna elettorale già difficile se rimetti in discussione la manovra economica 24 ore dopo averla chiusa? Come può…
Esattamente quello che si era voluto evitare dando vita al Conte bis, spianare la strada a Salvini, può succedere ora moltiplicato per mille se "questo esecutivo viene percepito come utile solo ad occupare potere e poltrone nei ministeri e negli enti".
Parole dure. E stavolta, al netto delle solite polemiche tra ex compagni di partito, rivolte più a Luigi Di Maio che a Matteo Renzi, visti anche i rapporti di forza parlamentari. "Come si fa a parlare di buon governo in una campagna elettorale già difficile se rimetti in discussione la manovra economica 24 ore dopo averla chiusa? Come può…
"Così non ha senso". Nello studio di Largo del Nazareno, aleggia la parola "voto". Nicola Zingaretti ha rimesso indietro l'orologio ed è tornato ai giorni in cui avrebbe voluto puntare sulle elezioni anticipate. "Un governo non di alleati ma di avversari produce solo conflittualità e rafforza la destra".
Esattamente quello che si era voluto evitare dando vita al Conte bis, spianare la strada a Salvini, può succedere ora moltiplicato per mille se "questo esecutivo viene percepito come utile solo ad occupare potere e poltrone nei ministeri e negli enti".
Parole dure. E stavolta, al netto delle solite polemiche tra ex compagni di partito, rivolte più a Luigi Di Maio che a Matteo Renzi, visti anche i rapporti di forza parlamentari. "Come si fa a parlare di buon governo in una campagna elettorale già difficile se rimetti in discussione la manovra economica 24 ore dopo averla chiusa? Come può un cittadino fidarsi di te?".
La batosta è forte, il segretario del Pd non la nega. Certo, il crollo vero è quello dei 5 stelle e nella cerchia ristretta del leader si fa notare che il Pd ha tenuto al 22 per cento, più o meno come le Europee, e Vincenzo Bianconi, il candidato sconfitto, ha preso 6000 voti in più della vincitrice Marini cinque anni fa.
La foto di Narni, con i leader giallo-rossi e il premier Giuseppe Conte, non è stata il problema. "Semmai dovevamo farla prima anziché l'ultimo giorno". Il punto è un altro e Zingaretti affida il suo sfogo, oltre che alle parole pronunciate in privato, a un lungo post su Facebook. Ma prima c'è ancora qualcosa da dire in via riservata ai collaboratori. "Non sono contento del risultato ma il Pd, malgrado la scissione, è il secondo partito dell'Umbria e l'unico argine alla destra. Non basta ma si deve ripartire da qui. Noi abbiamo combattuto la destra". E gli altri?
Ecco lo Zingaretti via social, non meno netto di quello confidenziale. "L'alleanza ha senso solo ed esclusivamente se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze".
Sta evocando le elezioni. "Nessun membro dell'alleanza può augurarsi o lavorare per la distruzione dell'altro". Sta parlando di Renzi e di Di Maio. E soprattutto del suo rapporto complicato con il premier.
Conte e Zingaretti si sono sentiti al telefono ieri mattina e non hanno escluso l'ipotesi di uno show down. Improvvisamente al Nazareno si sono riaffacciati due partiti: quello governista a tutti i costi, guidato da Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, e il fronte scettico, che comprende gli zingarettiani, Luigi Zanda, Goffredo Bettini e Andrea Orlando.
"Se si va avanti così è inevitabile che il Pd si ponga il tema di staccare a spina", dice il vicesegretario del Pd. Del resto, Di Maio ha appena paragonato i dem alla Lega, senza distinzione alcuna. "O si cambia registro o saranno inevitabili le elezioni", scrive Bettini su Facebook.
L'ex deputato europeo è tornato ad essere il primo consigliere di Zingaretti ora che Gentiloni ha traslocato a Bruxelles. "La pazienza del più grande partito della sinistra non è infinita", rilancia. E si capisce che sta mettendo le dita negli occhi di Renzi e Di Maio.
Lo fa anche promuovendo un sistema elettorale maggioritario, la sciagura peggiore per il Movimento e Italia Viva. "È ben triste - aggiunge Bettini - che il primo commento di Renzi alla sconfitta sia che essa spiana un'autostrada alla sua forza".
Saranno dunque giorni di dubbi. Di confronti. Molti, di varie correnti, suggeriscono un congresso straordinario per capire dove andare. Ma la nottata da passare è ora perché il percorso della legge di bilancio deve ancora partire e adesso sono montagne russe.
Già ieri ministri e sottosegretari vicini al segretario dem si sono confrontati in una cena segreta. Renzi può ben dire che lui l'aveva previsto. Che i numeri gli danno ragione. "Una sconfitta scritta figlia di un accordo sbagliato nei tempi e nei modi", dichiara il leader di Italia Viva.
"Lo avevo detto, anche privatamente, a tutti i protagonisti. In Umbria è stato un errore allearsi in fretta e furia, senza un'idea condivisa, tra Cinque Stelle e Pd". Tutto sbagliato, tutto da rifare come diceva un altro toscano. Infatti: "E non ho capito la genialata di fare una foto di gruppo all'ultimo minuto portando il premier in campagna elettorale per le regionali", conclude Renzi.
Adesso tutto traballa. Il ministro della Cultura, che prima del voto scherzava "San Francesco è di Areadem", la sua corrente, è preoccupato e cerca di metterci una pezza: "Non mi sembra acuta l'idea di presentarci divisi alle prossime elezioni perché si è persa l'Umbra. L'onda di destra si ferma con il buon governo". Roberto Speranza continua a considerare strategica l'alleanza. Ma il cuore del problema è nel Pd. E in quello che si muove nei 5 stelle.
Esattamente quello che si era voluto evitare dando vita al Conte bis, spianare la strada a Salvini, può succedere ora moltiplicato per mille se "questo esecutivo viene percepito come utile solo ad occupare potere e poltrone nei ministeri e negli enti".
Parole dure. E stavolta, al netto delle solite polemiche tra ex compagni di partito, rivolte più a Luigi Di Maio che a Matteo Renzi, visti anche i rapporti di forza parlamentari. "Come si fa a parlare di buon governo in una campagna elettorale già difficile se rimetti in discussione la manovra economica 24 ore dopo averla chiusa? Come può un cittadino fidarsi di te?".
La batosta è forte, il segretario del Pd non la nega. Certo, il crollo vero è quello dei 5 stelle e nella cerchia ristretta del leader si fa notare che il Pd ha tenuto al 22 per cento, più o meno come le Europee, e Vincenzo Bianconi, il candidato sconfitto, ha preso 6000 voti in più della vincitrice Marini cinque anni fa.
La foto di Narni, con i leader giallo-rossi e il premier Giuseppe Conte, non è stata il problema. "Semmai dovevamo farla prima anziché l'ultimo giorno". Il punto è un altro e Zingaretti affida il suo sfogo, oltre che alle parole pronunciate in privato, a un lungo post su Facebook. Ma prima c'è ancora qualcosa da dire in via riservata ai collaboratori. "Non sono contento del risultato ma il Pd, malgrado la scissione, è il secondo partito dell'Umbria e l'unico argine alla destra. Non basta ma si deve ripartire da qui. Noi abbiamo combattuto la destra". E gli altri?
Ecco lo Zingaretti via social, non meno netto di quello confidenziale. "L'alleanza ha senso solo ed esclusivamente se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze".
Sta evocando le elezioni. "Nessun membro dell'alleanza può augurarsi o lavorare per la distruzione dell'altro". Sta parlando di Renzi e di Di Maio. E soprattutto del suo rapporto complicato con il premier.
Conte e Zingaretti si sono sentiti al telefono ieri mattina e non hanno escluso l'ipotesi di uno show down. Improvvisamente al Nazareno si sono riaffacciati due partiti: quello governista a tutti i costi, guidato da Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, e il fronte scettico, che comprende gli zingarettiani, Luigi Zanda, Goffredo Bettini e Andrea Orlando.
"Se si va avanti così è inevitabile che il Pd si ponga il tema di staccare a spina", dice il vicesegretario del Pd. Del resto, Di Maio ha appena paragonato i dem alla Lega, senza distinzione alcuna. "O si cambia registro o saranno inevitabili le elezioni", scrive Bettini su Facebook.
L'ex deputato europeo è tornato ad essere il primo consigliere di Zingaretti ora che Gentiloni ha traslocato a Bruxelles. "La pazienza del più grande partito della sinistra non è infinita", rilancia. E si capisce che sta mettendo le dita negli occhi di Renzi e Di Maio.
Lo fa anche promuovendo un sistema elettorale maggioritario, la sciagura peggiore per il Movimento e Italia Viva. "È ben triste - aggiunge Bettini - che il primo commento di Renzi alla sconfitta sia che essa spiana un'autostrada alla sua forza".
Saranno dunque giorni di dubbi. Di confronti. Molti, di varie correnti, suggeriscono un congresso straordinario per capire dove andare. Ma la nottata da passare è ora perché il percorso della legge di bilancio deve ancora partire e adesso sono montagne russe.
Già ieri ministri e sottosegretari vicini al segretario dem si sono confrontati in una cena segreta. Renzi può ben dire che lui l'aveva previsto. Che i numeri gli danno ragione. "Una sconfitta scritta figlia di un accordo sbagliato nei tempi e nei modi", dichiara il leader di Italia Viva.
"Lo avevo detto, anche privatamente, a tutti i protagonisti. In Umbria è stato un errore allearsi in fretta e furia, senza un'idea condivisa, tra Cinque Stelle e Pd". Tutto sbagliato, tutto da rifare come diceva un altro toscano. Infatti: "E non ho capito la genialata di fare una foto di gruppo all'ultimo minuto portando il premier in campagna elettorale per le regionali", conclude Renzi.
Adesso tutto traballa. Il ministro della Cultura, che prima del voto scherzava "San Francesco è di Areadem", la sua corrente, è preoccupato e cerca di metterci una pezza: "Non mi sembra acuta l'idea di presentarci divisi alle prossime elezioni perché si è persa l'Umbra. L'onda di destra si ferma con il buon governo". Roberto Speranza continua a considerare strategica l'alleanza. Ma il cuore del problema è nel Pd. E in quello che si muove nei 5 stelle.