PERUGIA - "Certo che la preghiera dei frati di Assisi, evidentemente, eh...?". È il giorno della rivincita, contro tutto e contro tutti, e senza riguardi, per Matteo Salvini.
Sorride beffardo, alludendo ai frati del Sacro Convento francescano che certo nelle scorse settimane non hanno remato a suo favore. Perugia, è appena terminata la conferenza stampa del giorno dopo, al Park Hotel, il leader del destra-centro italiano è al fianco della neo governatrice Donatella Tesei.
Si vuole riprendere il Paese ed è convinto che la missione sia alla sua portata, alla guida della "coalizione degli italiani" con la quale, dopo la piccola Umbria, conta di espugnare anche le altre due ben più grandi roccaforti rosse, forse le ultime: Emilia Romagna e Toscana. E poi trascinare tutti al voto. "I venti punti sulla sinistra proprio non me l'aspettavo", gongola.
Silvio Berlusconi di primo mattino chiama da Arcore lui e poi Giorgia Me…
Sorride beffardo, alludendo ai frati del Sacro Convento francescano che certo nelle scorse settimane non hanno remato a suo favore. Perugia, è appena terminata la conferenza stampa del giorno dopo, al Park Hotel, il leader del destra-centro italiano è al fianco della neo governatrice Donatella Tesei.
Si vuole riprendere il Paese ed è convinto che la missione sia alla sua portata, alla guida della "coalizione degli italiani" con la quale, dopo la piccola Umbria, conta di espugnare anche le altre due ben più grandi roccaforti rosse, forse le ultime: Emilia Romagna e Toscana. E poi trascinare tutti al voto. "I venti punti sulla sinistra proprio non me l'aspettavo", gongola.
Silvio Berlusconi di primo mattino chiama da Arcore lui e poi Giorgia Me…
PERUGIA - "Certo che la preghiera dei frati di Assisi, evidentemente, eh...?". È il giorno della rivincita, contro tutto e contro tutti, e senza riguardi, per Matteo Salvini.
Sorride beffardo, alludendo ai frati del Sacro Convento francescano che certo nelle scorse settimane non hanno remato a suo favore. Perugia, è appena terminata la conferenza stampa del giorno dopo, al Park Hotel, il leader del destra-centro italiano è al fianco della neo governatrice Donatella Tesei.
Si vuole riprendere il Paese ed è convinto che la missione sia alla sua portata, alla guida della "coalizione degli italiani" con la quale, dopo la piccola Umbria, conta di espugnare anche le altre due ben più grandi roccaforti rosse, forse le ultime: Emilia Romagna e Toscana. E poi trascinare tutti al voto. "I venti punti sulla sinistra proprio non me l'aspettavo", gongola.
Silvio Berlusconi di primo mattino chiama da Arcore lui e poi Giorgia Meloni, entrambi arrivati a Perugia la sera prima per mettere il cappello sulla vittoria. È il passaggio del testimone.
Si complimenta, dal basso del suo 5%, con i vincitori: la Lega del 37 e soprattutto Fdi che scavalca Fi e va a doppia cifra, toccando il 10,4%. L'abbraccio delle 2 del mattino di ieri tra Salvini e Meloni nel Palazzo della Regione a Piazza Italia, poco dopo la chiusura delle urne, diventa l'immagine simbolo della novità che si consuma a Perugia: la consacrazione elettorale non più del centrodestra ma di una coalizione sovranista di destra che, nelle dimensioni, è senza precedenti in Italia. Coi due partiti traino che da soli superano, come nei sondaggi nazionali, il 40. Berlusconi e Fi a questo punto sono dei comprimari.
I due capi partito, che notoriamente non si amano, si sono guardati bene dal farsi vedere insieme davanti alle telecamere a Perugia, perfino all'indomani. E adesso è la presidente di Fdi ad alzare i toni. È lei che invoca le dimissioni del governo, che chiama in causa il Quirinale, che batte cassa con gli alleati.
Pronti a concedere il disco verde per Borgonzoni in Emilia Romagna, sostiene Meloni, ma Fdi "può dire la sua in Toscana per la scelta del candidato, oltre che in Puglia e Marche" (dove già spetterebbe a loro).
L'intento è quello di schierare a Firenze il deputato di Fdi Donzelli per la successione a Rossi. Una sfida alla Lega, che punta alla conquista della regione del Pd e di Renzi. In corsa, l'eurodeputata Ceccardi o il sindaco di Grosseto Vivarelli Colonna. E infatti "la Toscana non si tocca", è la risposta che recapita in queste ore all'alleata Salvini, il cui sogno segreto in realtà sarebbe quello di lanciare il giornalista tv Paolo De Debbio, per tentare l'impresa giocando la carta pop (col no grazie del diretto interessato, finora).
In Emilia partita chiusa, c'è già il Paladozza di Bologna prenotato per il 14 novembre per lanciare la campagna della leghista Borgonzoni. In attesa del 26 gennaio, Salvini punta a logorare giorno per giorno il premier Conte e l'asse Pd-M5S. Richiesta di riferire in Parlamento sul caso rivelato dal Financial Times, nessuna richiesta di dimissioni dopo il voto umbro, ma "ormai è un presidente del Consiglio momentaneo, non lo invidio". E nessun ritorno con Di Maio: "Per carità, non si torna indietro, ora elezioni". Subito dopo le regionali, sottinteso.
A Berlusconi, dopo la telefonata ai due alleati, ripete che "la coalizione non è a trazione di destra". Ma i suoi sanno che le cose non stanno così. È il caso dell'ex ministro Costa, nelle scorse settimane corteggiato da Italia Viva. "Fa riflettere il risultato di Fi, il partito è a rischio irrilevanza, lecito chiedersi se questa coalizione sia ancora la casa dei liberali". Dubbi che, come è noto, attanagliano anche Carfagna e i forzisti a lei vicini. Perfino il residuo 5% berlusconiano vacilla sotto i colpi del sovranismo.
Sorride beffardo, alludendo ai frati del Sacro Convento francescano che certo nelle scorse settimane non hanno remato a suo favore. Perugia, è appena terminata la conferenza stampa del giorno dopo, al Park Hotel, il leader del destra-centro italiano è al fianco della neo governatrice Donatella Tesei.
Si vuole riprendere il Paese ed è convinto che la missione sia alla sua portata, alla guida della "coalizione degli italiani" con la quale, dopo la piccola Umbria, conta di espugnare anche le altre due ben più grandi roccaforti rosse, forse le ultime: Emilia Romagna e Toscana. E poi trascinare tutti al voto. "I venti punti sulla sinistra proprio non me l'aspettavo", gongola.
Silvio Berlusconi di primo mattino chiama da Arcore lui e poi Giorgia Meloni, entrambi arrivati a Perugia la sera prima per mettere il cappello sulla vittoria. È il passaggio del testimone.
Si complimenta, dal basso del suo 5%, con i vincitori: la Lega del 37 e soprattutto Fdi che scavalca Fi e va a doppia cifra, toccando il 10,4%. L'abbraccio delle 2 del mattino di ieri tra Salvini e Meloni nel Palazzo della Regione a Piazza Italia, poco dopo la chiusura delle urne, diventa l'immagine simbolo della novità che si consuma a Perugia: la consacrazione elettorale non più del centrodestra ma di una coalizione sovranista di destra che, nelle dimensioni, è senza precedenti in Italia. Coi due partiti traino che da soli superano, come nei sondaggi nazionali, il 40. Berlusconi e Fi a questo punto sono dei comprimari.
I due capi partito, che notoriamente non si amano, si sono guardati bene dal farsi vedere insieme davanti alle telecamere a Perugia, perfino all'indomani. E adesso è la presidente di Fdi ad alzare i toni. È lei che invoca le dimissioni del governo, che chiama in causa il Quirinale, che batte cassa con gli alleati.
Pronti a concedere il disco verde per Borgonzoni in Emilia Romagna, sostiene Meloni, ma Fdi "può dire la sua in Toscana per la scelta del candidato, oltre che in Puglia e Marche" (dove già spetterebbe a loro).
L'intento è quello di schierare a Firenze il deputato di Fdi Donzelli per la successione a Rossi. Una sfida alla Lega, che punta alla conquista della regione del Pd e di Renzi. In corsa, l'eurodeputata Ceccardi o il sindaco di Grosseto Vivarelli Colonna. E infatti "la Toscana non si tocca", è la risposta che recapita in queste ore all'alleata Salvini, il cui sogno segreto in realtà sarebbe quello di lanciare il giornalista tv Paolo De Debbio, per tentare l'impresa giocando la carta pop (col no grazie del diretto interessato, finora).
In Emilia partita chiusa, c'è già il Paladozza di Bologna prenotato per il 14 novembre per lanciare la campagna della leghista Borgonzoni. In attesa del 26 gennaio, Salvini punta a logorare giorno per giorno il premier Conte e l'asse Pd-M5S. Richiesta di riferire in Parlamento sul caso rivelato dal Financial Times, nessuna richiesta di dimissioni dopo il voto umbro, ma "ormai è un presidente del Consiglio momentaneo, non lo invidio". E nessun ritorno con Di Maio: "Per carità, non si torna indietro, ora elezioni". Subito dopo le regionali, sottinteso.
A Berlusconi, dopo la telefonata ai due alleati, ripete che "la coalizione non è a trazione di destra". Ma i suoi sanno che le cose non stanno così. È il caso dell'ex ministro Costa, nelle scorse settimane corteggiato da Italia Viva. "Fa riflettere il risultato di Fi, il partito è a rischio irrilevanza, lecito chiedersi se questa coalizione sia ancora la casa dei liberali". Dubbi che, come è noto, attanagliano anche Carfagna e i forzisti a lei vicini. Perfino il residuo 5% berlusconiano vacilla sotto i colpi del sovranismo.