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(ansa)

Il Pd ora pressa Conte: “Deve dare uno stop alle liti nel governo”

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Nervosismo tra i dem per le giravolte di Di Maio e gli affondi di Italia viva. La richiesta al premier di non lasciarli soli a difendere il suo esecutivo
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Prima scena. Dario Franceschini incontra Luigi Marattin di Italia Viva nell'anticamera dello studio di Giuseppe Conte. "Che intenzioni avete?", chiede il ministro della Cultura. "Vorremmo eliminare la sugar tax, rivedere la cedolare secca e togliere vincoli alle partite Iva. Ma ho il mandato di non rompere troppo le scatole". Mandato di Renzi, s'intende. Disinnescato quindi il pericolo di nuovi strappi da questa parte. Seconda scena: Franceschini incrocia lo sguardo di Luigi Di Maio. "È tutto ok", garantisce il ministro degli Esteri. Altro fronte neutralizzato. Per il momento.
Al vertice di maggioranza, il primo dopo la batosta umbra, si sente l'eco delle parole di Nicola Zingaretti di lunedì. Quando il segretario ha evocato le elezioni davanti al governo in tilt, allo smarcamento di Di Maio, allo scaricabarile per l'insuccesso in Umbria. "Ma il mio obiettivo - spiega il leader dem - non è il voto. Quello che chie…
Prima scena. Dario Franceschini incontra Luigi Marattin di Italia Viva nell'anticamera dello studio di Giuseppe Conte. "Che intenzioni avete?", chiede il ministro della Cultura. "Vorremmo eliminare la sugar tax, rivedere la cedolare secca e togliere vincoli alle partite Iva. Ma ho il mandato di non rompere troppo le scatole". Mandato di Renzi, s'intende. Disinnescato quindi il pericolo di nuovi strappi da questa parte. Seconda scena: Franceschini incrocia lo sguardo di Luigi Di Maio. "È tutto ok", garantisce il ministro degli Esteri. Altro fronte neutralizzato. Per il momento.
Al vertice di maggioranza, il primo dopo la batosta umbra, si sente l'eco delle parole di Nicola Zingaretti di lunedì. Quando il segretario ha evocato le elezioni davanti al governo in tilt, allo smarcamento di Di Maio, allo scaricabarile per l'insuccesso in Umbria. "Ma il mio obiettivo - spiega il leader dem - non è il voto. Quello che chiedo è di governare bene". L'importante però è che tutti sappiano che il Pd non ha paura delle urne e che la pazienza non è infinita. Su questo, dentro il partito, si stanno saldando posizioni che erano diverse tra di loro. Anche i governisti a tutti i costi sono irritati per le posizioni ambigue del capo politico dei 5 stelle. "Il suo non è presentismo ma addirittura immediatismo - commenta Walter Verini - . Cambia posizione con troppa velocità".
Franceschini, sempre nell'anticamera, ha messo in chiaro la posizione del Partito democratico. "O il governo lo fai sul serio o non c'è il governo. Non puoi stare a metà". Un monito rivolto ai rappresentanti del vertice che stava per iniziare. "Bisogna uscire in modo armonico, dando un messaggio chiaro". Missione compiuta, anche se oggi ci sarà una nuova riunione.
Non si è parlato di Umbria preferendo guardare avanti. Il Pd ha anche evitato un tema spinoso ma che prima o poi vorrà mettere sul tavolo. "Non si sta insieme mettendo le bandierine", è la posizione espressa da Franceschini. Significa che gli emendamenti alla legge di bilancio dovrebbero essere almeno discussi nella maggioranza. Si possono presentare ma con una linea comune. Finora i segnali vanno invece nella direzione contraria. Renzi vuole mettere ai voti l'abolizione di quota 100, Di Maio punta alla difesa della partite Iva dalla burocrazia. È stato lui a dire che quel popolo è "la nuova classe operaia, senza tutele e senza diritti". Sulle partite Iva già ieri si sono fatti dei passi avanti. E Franceschini, con la sua solita prudenza, non tirerà la corda già oggi. "Prima mettiamo in sicurezza la manovra. Del percorso parlamentare parleremo più avanti, con calma", ha detto ieri ai suoi interlocutori.
C'è anche un'altra richiesta che sale dal fronte dem. Il premier Conte sta facendo il massimo, ma ogni giorno è chiamato a trovare una nuova sintesi, a non lasciare sempre il Pd con il cerino in mano. I nemici dell'esecutivo sono già stati indicati con chiarezza da Goffredo Bettini e Andrea Orlando. Sono Renzi e Di Maio a stressare la situazione. Ma un argine lo deve mettere anche Palazzo Chigi. Il timore che ricominci la competizione interna dopo il varo definitivo della manovra agita i sonni dei democratici. Marattin, appena uscito da Palazzo Chigi, ha rilanciato la battaglia su quota 100. Quello che conta sono i toni del vertice, il feeling collaborativo, persino le parole di Renzi che dice: "Conte ha un presente e anche un futuro. Va aiutato a fare il premier". Ma il Pd rischia di ritrovarsi stretto nella tenaglia di un partito scissionista che deve guadagnare consenso e di un Movimento diviso, lacerato e soprattutto infilato in un enorme crisi di consensi. Conte ieri si è limitato a registrare il clima positivo. Ha aperto la riunione con un discorso che è anche un appello: "Abbiamo scritto una Finanziaria importante. Non continuiamo a parlarci addosso sulle piccole cose. Mandiamo un messaggio univoco al Paese". È stato il suo modo di commentare il voto in Umbria. Quello che ora gli chiede il Pd è di esercitare fino in fondo il suo ruolo. Di non lasciarli sempre soli a difendere un'esperienza nata tra mille contraddizioni.