Patuanelli: "Non è un tabù nazionalizzare l'Ilva. M5S non a tutte le regionali"
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREAIl ministro allo Sviluppo Economico: "La priorità del governo è che gli indiani rispettino gli impegni presi"
Stefano Patuanelli esce dalla sala di Palazzo Chigi in cui la maggioranza cerca una soluzione sul caso Ilva, mangia una mandorla e prova a riannodare i fili spezzati. Su Taranto, prima di tutto. Sul destino che attende 15mila persone tra operai e indotto. E sul Movimento 5 stelle, che secondo il ministro dello Sviluppo economico "dovrebbe riflettere. Nel 2020 forse è meglio non candidarsi in tutte le regioni. Bisogna valutare caso per caso e aprire una nuova fase costituente".
Qual è la sua posizione sullo scudo penale per l'Ilva?
"Il tema dello scudo non c'è più. Come governo abbiamo dato subito all'azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi. Ma ArcelorMittal ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l'altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5mila esuberi. È inaccettabile".
Come se ne esc…
Qual è la sua posizione sullo scudo penale per l'Ilva?
"Il tema dello scudo non c'è più. Come governo abbiamo dato subito all'azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi. Ma ArcelorMittal ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l'altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5mila esuberi. È inaccettabile".
Come se ne esc…
Stefano Patuanelli esce dalla sala di Palazzo Chigi in cui la maggioranza cerca una soluzione sul caso Ilva, mangia una mandorla e prova a riannodare i fili spezzati. Su Taranto, prima di tutto. Sul destino che attende 15mila persone tra operai e indotto. E sul Movimento 5 stelle, che secondo il ministro dello Sviluppo economico "dovrebbe riflettere. Nel 2020 forse è meglio non candidarsi in tutte le regioni. Bisogna valutare caso per caso e aprire una nuova fase costituente".
Qual è la sua posizione sullo scudo penale per l'Ilva?
"Il tema dello scudo non c'è più. Come governo abbiamo dato subito all'azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi. Ma ArcelorMittal ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l'altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5mila esuberi. È inaccettabile".
Come se ne esce?
"Bisogna dimostrare che il sistema Paese è compatto nel richiamare l'azienda al rispetto di accordi che non sono solo frutto di un'acquisizione, ma di un bando che prevedeva un preciso piano industriale e ambientale. Oggi prendiamo atto che l'impresa ha detto di essere inadempiente rispetto al suo stesso piano, che prevedeva sei milioni di tonnellate annue".
L'azienda ha accusato i commissari di false comunicazioni e ha parlato di dolo rispetto alle questioni di sicurezza dell'altoforno due, di cui la magistratura ha disposto il sequestro.
"Le affermazioni di Mittal sono contenute in un atto di citazione in giudizio. Sono certo che risponderanno i commissari".
Questa situazione è colpa delle divisioni interne dei 5 stelle?
"Assolutamente no. Mittal ha depositato l'atto di citazione alle 4 del mattino di lunedì, sottoscritto da 7 avvocati. Sono 37 pagine con 37 allegati. È evidente che erano pronti da moltissimo tempo".
Avete dato loro la scusa perfetta.
"Sarebbe successo lo stesso".
Si rischia una nazionalizzazione?
"Non vedo perché parlare di rischio. Credo sia stato storicamente un errore privatizzare il settore della siderurgia, che era un fiore all'occhiello e di cui oggi rimane un unico stabilimento".
Ce lo possiamo permettere?
"In questo momento la priorità del governo è far sì che ArcelorMittal rispetti gli impegni presi. Questo è il piano A, il piano B e il piano C e per questo ho richiamato il Parlamento, le forze sociali e tutte le componenti istituzionali del Paese a un senso di responsabilità che deve far percepire all'imprenditore la presenza massiccia del sistema Italia".
Ammetterà che nel Movimento regna l'anarchia. La decisione di togliere lo scudo è stata imposta dai gruppi parlamentari contro i vertici.
"Da sempre sento parlare di anarchia, dissidenti, linea politica che non si capisce dove si forma. La realtà è che il Movimento ha sempre parlato a tante voci e a tanti mondi e questo costituisce un problema nel momento in cui è al governo. Bisogna ripensare ad alcuni elementi fondanti".
Quali?
"Bisogna ridefinire il perimetro entro cui si muove l'azione politica del M5S al governo. Dobbiamo farlo con tutti i portavoce e gli attivisti".
Con un congresso?
"La parola congresso non mi piace: trovo più adeguati i termini stati generali e nuova fase costituente".
Cominciare dall'Umbria dopo che il Pd aveva dovuto far dimettere la propria governatrice, per sperimentare alleanze alle regionali non è stata una grande idea.
"Ragionare col senno del poi è facile. Non erano le condizioni migliori per un rapporto politico appena iniziato, in una regione che aveva vissuto una stagione difficile col Pd al governo, ma era forse la regione in cui coinvolgere la società civile aveva più senso".
Non ha funzionato. In Emilia Romagna, Calabria, Campania che si fa?
"Premesso che va deciso a livello locale e che serve un coinvolgimento diretto degli attivisti delle regioni, voglio fare un ragionamento più ampio. Da quando abbiamo vinto le elezioni politiche nel 2018, con un impatto elettorale incredibile, si è alzata molto l'asticella delle aspettative in tutte le tornate elettorali. Ma a livello locale abbiamo sempre fatto fatica. Nel 2018, a poco più di un mese dalle politiche, in Friuli abbiamo preso il 7,1%".
Quindi?
"Nel 2020 ci sono otto regioni al voto: credo che il Movimento, che ha bisogno di un momento di profonda riflessione, anche valoriale, deve fare uno sforzo di costruzione di un'identità come forza di governo. Non può permettersi una campagna elettorale permanente per tutto il 2020 e contemporaneamente governare il Paese".
Sarebbe meglio non si candidasse?
"Credo vada fatta una riflessione che possa anche portare, in alcuni casi, a questa decisione".
Fermarsi per fare cosa? Essere ago della bilancia al prossimo giro. come dice Luigi Di Maio, e magari tornare un giorno con la Lega?
"Indietro non si torna, ma il problema non è allearsi con gli uni o con gli altri. Conta mantenere la centralità del Movimento nel panorama non solo politico del Paese. Conta non lasciare agli altri la grammatica culturale e sociale. Conta saper rispondere alle necessità dei cittadini".
Qual è la sua posizione sullo scudo penale per l'Ilva?
"Il tema dello scudo non c'è più. Come governo abbiamo dato subito all'azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi. Ma ArcelorMittal ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l'altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5mila esuberi. È inaccettabile".
Come se ne esce?
"Bisogna dimostrare che il sistema Paese è compatto nel richiamare l'azienda al rispetto di accordi che non sono solo frutto di un'acquisizione, ma di un bando che prevedeva un preciso piano industriale e ambientale. Oggi prendiamo atto che l'impresa ha detto di essere inadempiente rispetto al suo stesso piano, che prevedeva sei milioni di tonnellate annue".
L'azienda ha accusato i commissari di false comunicazioni e ha parlato di dolo rispetto alle questioni di sicurezza dell'altoforno due, di cui la magistratura ha disposto il sequestro.
"Le affermazioni di Mittal sono contenute in un atto di citazione in giudizio. Sono certo che risponderanno i commissari".
Questa situazione è colpa delle divisioni interne dei 5 stelle?
"Assolutamente no. Mittal ha depositato l'atto di citazione alle 4 del mattino di lunedì, sottoscritto da 7 avvocati. Sono 37 pagine con 37 allegati. È evidente che erano pronti da moltissimo tempo".
Avete dato loro la scusa perfetta.
"Sarebbe successo lo stesso".
Si rischia una nazionalizzazione?
"Non vedo perché parlare di rischio. Credo sia stato storicamente un errore privatizzare il settore della siderurgia, che era un fiore all'occhiello e di cui oggi rimane un unico stabilimento".
Ce lo possiamo permettere?
"In questo momento la priorità del governo è far sì che ArcelorMittal rispetti gli impegni presi. Questo è il piano A, il piano B e il piano C e per questo ho richiamato il Parlamento, le forze sociali e tutte le componenti istituzionali del Paese a un senso di responsabilità che deve far percepire all'imprenditore la presenza massiccia del sistema Italia".
Ammetterà che nel Movimento regna l'anarchia. La decisione di togliere lo scudo è stata imposta dai gruppi parlamentari contro i vertici.
"Da sempre sento parlare di anarchia, dissidenti, linea politica che non si capisce dove si forma. La realtà è che il Movimento ha sempre parlato a tante voci e a tanti mondi e questo costituisce un problema nel momento in cui è al governo. Bisogna ripensare ad alcuni elementi fondanti".
Quali?
"Bisogna ridefinire il perimetro entro cui si muove l'azione politica del M5S al governo. Dobbiamo farlo con tutti i portavoce e gli attivisti".
Con un congresso?
"La parola congresso non mi piace: trovo più adeguati i termini stati generali e nuova fase costituente".
Cominciare dall'Umbria dopo che il Pd aveva dovuto far dimettere la propria governatrice, per sperimentare alleanze alle regionali non è stata una grande idea.
"Ragionare col senno del poi è facile. Non erano le condizioni migliori per un rapporto politico appena iniziato, in una regione che aveva vissuto una stagione difficile col Pd al governo, ma era forse la regione in cui coinvolgere la società civile aveva più senso".
Non ha funzionato. In Emilia Romagna, Calabria, Campania che si fa?
"Premesso che va deciso a livello locale e che serve un coinvolgimento diretto degli attivisti delle regioni, voglio fare un ragionamento più ampio. Da quando abbiamo vinto le elezioni politiche nel 2018, con un impatto elettorale incredibile, si è alzata molto l'asticella delle aspettative in tutte le tornate elettorali. Ma a livello locale abbiamo sempre fatto fatica. Nel 2018, a poco più di un mese dalle politiche, in Friuli abbiamo preso il 7,1%".
Quindi?
"Nel 2020 ci sono otto regioni al voto: credo che il Movimento, che ha bisogno di un momento di profonda riflessione, anche valoriale, deve fare uno sforzo di costruzione di un'identità come forza di governo. Non può permettersi una campagna elettorale permanente per tutto il 2020 e contemporaneamente governare il Paese".
Sarebbe meglio non si candidasse?
"Credo vada fatta una riflessione che possa anche portare, in alcuni casi, a questa decisione".
Fermarsi per fare cosa? Essere ago della bilancia al prossimo giro. come dice Luigi Di Maio, e magari tornare un giorno con la Lega?
"Indietro non si torna, ma il problema non è allearsi con gli uni o con gli altri. Conta mantenere la centralità del Movimento nel panorama non solo politico del Paese. Conta non lasciare agli altri la grammatica culturale e sociale. Conta saper rispondere alle necessità dei cittadini".