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(agf)

Iraq, missione confermata: “Ma servono nuove regole”

Leu vuole accelerare il ritiro del contingente dall’Afghanistan. Il ministro della Difesa presto in visita a Baghdad. Mattarella: “Attentato gravissimo”
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ROMA. "La missione viene confermata, ci mancherebbe". Lorenzo Guerini trascorre il pomeriggio al telefono con lo Stato maggiore della Difesa, con il Quirinale, con il presidente del Consiglio. Preoccupato per la sorte dei soldati italiani, ma fermo sul futuro della nostra presenza sul campo. Non solo quel tipo di intervento nella zona di influenza dello Stato islamico continuerà, ma presto il ministro della Difesa farà visita al contingente italiano in Iraq.

Sulla missione anti-terrorismo il ministro trova anche il sostegno assoluto di Leu, la gamba sinistra della coalizione di governo. "Solidarietà ai nostri militari e se l'intervento in quella parte dell'Iraq va ripensato va fatto per rafforzarlo non per indebolirlo", dice Arturo Scotto, responsabile Esteri del partito di Roberto Speranza. Ci vorrebbe un tavolo di pace, bisognerebbe invitare i curdi a partecipare ed è necessario compensare il ritiro degli Stati uniti. Semmai a…
ROMA. "La missione viene confermata, ci mancherebbe". Lorenzo Guerini trascorre il pomeriggio al telefono con lo Stato maggiore della Difesa, con il Quirinale, con il presidente del Consiglio. Preoccupato per la sorte dei soldati italiani, ma fermo sul futuro della nostra presenza sul campo. Non solo quel tipo di intervento nella zona di influenza dello Stato islamico continuerà, ma presto il ministro della Difesa farà visita al contingente italiano in Iraq.

Sulla missione anti-terrorismo il ministro trova anche il sostegno assoluto di Leu, la gamba sinistra della coalizione di governo. "Solidarietà ai nostri militari e se l'intervento in quella parte dell'Iraq va ripensato va fatto per rafforzarlo non per indebolirlo", dice Arturo Scotto, responsabile Esteri del partito di Roberto Speranza. Ci vorrebbe un tavolo di pace, bisognerebbe invitare i curdi a partecipare ed è necessario compensare il ritiro degli Stati uniti. Semmai altre missioni vanno rimodulate e questo dev'essere un dibattito da aprire nella maggioranza. "Dobbiamo lasciare l'Afghanistan. Lo stiamo già facendo, ma probabilmente è giusto accelerare i tempi. Possiamo utilizzare meglio le risorse su altri campi", dice Scotto.

L'Italia è impegnata in 43 missioni all'estero. Dove sono i militari fanno contare di più il Paese sullo scenario internazionale. Come ha ricordato Sergio Mattarella a Donald Trump, con un certo orgoglio, siamo la seconda nazione della Nato per numero di persone impegnate in scenari di guerra, di peacekeeping o di addestramento delle forze locali, il compito che stavano svolgendo i soldati feriti ieri. A loro, tramite un messaggio al ministro della Difesa e allo Stato maggiore, il capo dello Stato ha inviato la sua "solidarietà per il gravissimio attentato". Da tempo però nelle stanze dello Stato maggiore ci si interroga su una diversificazione delle missioni. Ci sono aree dove i nostri contingenti agiscono ormai da decenni. "In Libano non si toccano - avverte Scotto - lo voleva fare Salvini, ma i militari italiani lì servono a proteggere i confini palestinesi". L'ex ministro della Difesa Roberta Pinotti nega che ci sia una specie di inerzia nel rifinanziamento delle missioni. "Ogni volta che sono votate dal Parlamento vengono sottoposte a una valutazione di merito, senza automatismo". Non la pensa così il sindacato dei militari che chiede il ritiro di tutti i soldati dalle missioni: "Dobbiamo lasciare tutte le inutili guerre del mondo".