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(ansa)

Ilva, trattativa ferma. Lo schiaffo M5S a Conte: “Scordati lo scudo”

Tensione all'incontro tra i parlamentari pugliesi guidati da Lezzi e il premier che sbotta: "E quindi? Che proponete?". Di Maio non controlla più i dissidenti: "Non si pensi alla fiducia, il governo va a casa"
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Voleva un mandato pieno, Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio ha riunito a Palazzo Chigi, alle otto e mezzo del mattino, la parte più battagliera dei parlamentari che hanno detto di no allo scudo penale per gli amministratori dell'ex Ilva. Ma ha dovuto subire le urla della senatrice Barbara Lezzi (che pur non essendo di Taranto, si è intestata la battaglia), i toni altrettanto duri dei deputati tarantini Gianpaolo Cassese, Giovanni Vianello, Rosalba De Giorgi.

Poi, l'avvertimento di Luigi Di Maio: "Inutile girarci intorno. Lo scudo potrebbe servire a riportare al tavolo Mittal, e a quel punto che facciamo? Se ci mettono sotto con un emendamento parlamentare è chiaro che è un problema per la maggioranza. E se si mette la fiducia, rischiamo di andare tutti a casa".

Chiunque farà forzature dovrà assumersene la responsabilità, questo è il senso del ragionamento del capo politico M5S, che per la prima volta …
Voleva un mandato pieno, Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio ha riunito a Palazzo Chigi, alle otto e mezzo del mattino, la parte più battagliera dei parlamentari che hanno detto di no allo scudo penale per gli amministratori dell'ex Ilva. Ma ha dovuto subire le urla della senatrice Barbara Lezzi (che pur non essendo di Taranto, si è intestata la battaglia), i toni altrettanto duri dei deputati tarantini Gianpaolo Cassese, Giovanni Vianello, Rosalba De Giorgi.

Poi, l'avvertimento di Luigi Di Maio: "Inutile girarci intorno. Lo scudo potrebbe servire a riportare al tavolo Mittal, e a quel punto che facciamo? Se ci mettono sotto con un emendamento parlamentare è chiaro che è un problema per la maggioranza. E se si mette la fiducia, rischiamo di andare tutti a casa".

Chiunque farà forzature dovrà assumersene la responsabilità, questo è il senso del ragionamento del capo politico M5S, che per la prima volta evoca una crisi di governo proprio sull'ex Ilva. Quasi vedesse il remake di quanto vissuto con la Lega sulla Tav solo pochi mesi fa.

L'avvertimento non è diretto tanto ai tarantini o al leader di Italia Viva Matteo Renzi, quanto al presidente del Consiglio. Il ministro degli Esteri non si espone, non lo appoggia, non dice cosa farebbe al suo posto.

"Cosa pensa Di Maio dello scudo? - si chiede De Giorgi poche ore dopo in Transatlantico - a pensarci bene...boh!". Il leader M5S non ha interesse a esporsi in questo momento: il premier ha voluto avocare a sé il problema Taranto, è convinto di poter gestire la galassia 5 stelle, dovrà farlo senza il suo aiuto.

"Saremo giudicati su come riusciremo a cambiare Taranto - ha provato a spiegare Conte ai pugliesi - io voglio avviare una riqualificazione, sto parlando di un grande progetto complessivo che voi mettete a rischio per una ragione puramente simbolica. Se andiamo a casa cosa pensate succederà? Per cosa sarete giudicati? Per aver difeso il no all'immunità, che ci indebolisce dal punto di vista legale, o per aver affossato Taranto?".

Nulla da fare. "Lo scudo puoi scordartelo", sbotta Lezzi senza giri di parole, secondo quanto riporta l'agenzia Adnkronos. Che dà la notizia dell'incontro mattutino nonostante Chigi avesse cercato di tenerla segreta, talmente era andato male.

"Se mi fido di Conte? Devo farlo", dice l'ex ministra del Sud dopo aver riunito alla buvette di Montecitorio, in trasferta, un piccolo consiglio di guerra pugliese. E di Di Maio? L'ex ministra del Sud ride e guarda in basso, mentre fuori dalla Camera ricomincia a piovere.

Cerca una via diplomatica: "Dobbiamo lavorare tutti per il bene di Taranto. ArcelorMittal fa quello che ha fatto ovunque: arriva, prende pezzi di mercato, smantella e va via. In Sudafrica ha chiuso tre giorni fa. In Bosnia è passato da 22mila a 3000 operai. L'immunità è solo una scusa".

Nonostante questo, i pontieri sono al lavoro. Il senatore e sottosegretario Mario Turco (tarantino anche lui) cerca, con il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, di assottigliare la truppa dei ribelli al Senato. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà fa lo stesso concentrandosi sulla Camera.

Non basta. Patuanelli, che del gruppo M5S di Palazzo Madama è stato presidente, va alla riunione serale dei senatori e riesce a strappare un mandato: sarà lui a portare la linea del gruppo al vertice di maggioranza che potrebbe tenersi oggi. Se il premier dovesse riproporre un'immunità tornerà a parlarne in assemblea: che per ora dice no allo scudo, pur non ritenendolo determinante per la tenuta del governo.

La proposta, che promette anche continuità produttiva e un percorso di decarbonizzazione con nuove tecnologie, è messa ai voti. Su un'ottantina di presenti ci sono 5 no. Uno è quello di Barbara Lezzi. Un piccolo punto a favore del dialogo, che non rende meno esplosiva la situazione. Perché i numeri della maggioranza al Senato sono sempre risicati. E perché i tentativi fatti finora non sono riusciti a convincere i ribelli.

Non è servito neanche l'incontro che i tarantini hanno avuto nel week end con i commissari dell'Ilva, nonostante siano stati loro stessi a spiegare come la mancanza di uno scudo penale sia l'alibi perfetto per permettere ad ArcelorMittal di non rispettare gli impegni e andar via. Aggravando la questione ambientale, oltre a precipitare il Paese in una crisi industriale senza precedenti.