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Una Pachamama prima di essere gettata nel Tevere da un gruppo di cattolici tradizionalisti 

I misteri della Madre Terra

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Oggetti di legno o idoli esecrandi? Le vie del sacro sono inafferrabili, né qui si avrebbe la minima pretesa anche solo di immaginarne le peripezie. Ma l’avventurosa storia delle Pachamama, le statuette lignee di donne nude e incinte raffiguranti la Madre Terra che il mese scorso sono arrivate a Roma per il Sinodo sull’Amazzonia, reca all’immaginario un groviglio teologico, un’azione a effetto e un segreto che si tira dietro un evento eccezionale. Ospitate brevemente nei giardini vaticani, portate in processione, quindi esposte nella chiesa di Santa Maria in Transpontina, le sculture sono state da lì trafugate e gettate nel Tevere, con tanto di video dimostrativo, da cattolici tradizionalisti nel quadro dell’offensiva contro le aperture ecumeniche e sociali dell’attuale pontificato.

L’altro giorno, su YouTube, si è fatto vivo l’autore del blitz, un ventisettenne austriaco con il volto da bravo ragazzo che ha rivendi…
Oggetti di legno o idoli esecrandi? Le vie del sacro sono inafferrabili, né qui si avrebbe la minima pretesa anche solo di immaginarne le peripezie. Ma l’avventurosa storia delle Pachamama, le statuette lignee di donne nude e incinte raffiguranti la Madre Terra che il mese scorso sono arrivate a Roma per il Sinodo sull’Amazzonia, reca all’immaginario un groviglio teologico, un’azione a effetto e un segreto che si tira dietro un evento eccezionale. Ospitate brevemente nei giardini vaticani, portate in processione, quindi esposte nella chiesa di Santa Maria in Transpontina, le sculture sono state da lì trafugate e gettate nel Tevere, con tanto di video dimostrativo, da cattolici tradizionalisti nel quadro dell’offensiva contro le aperture ecumeniche e sociali dell’attuale pontificato.

L’altro giorno, su YouTube, si è fatto vivo l’autore del blitz, un ventisettenne austriaco con il volto da bravo ragazzo che ha rivendicato il suo gesto in nome del primo comandamento, «non avrai altro Dio all’infuori di me». Qui sotto si vede una delle Pachamama, collocata sul parapetto di ponte Sant’Angelo, in attesa del fatidico tuffo. Ma poi? Ecco, non si sa tanto bene che cosa è accaduto poi. Di sicuro quattro giorni dopo papa Francesco in persona, negando «intenzioni idolatriche» e ringraziando i carabinieri, ha annunciato che erano state ritrovate. Ora, da un lato suona sconveniente richiamare quel precetto di straordinario valore non solo evangelico secondo cui la verità rende liberi (Giov, 8,32); ma dall’altro la necessità di ulteriori notizie sorge spontanea. Dal video si intravede che le statuette rapite erano cinque. Quante ne sono state recuperate effettivamente?

E dove? Sotto qualche pilone, impigliate in un cespuglio sugli argini, tra le rapide sotto Ponte Garibaldi o a Fiumicino? E soprattutto, oggi, dove si trovano? Dagli organi preposti alla Comunicazione vaticana, a un buon livello di responsabilità, non si è ottenuto che un vago impegno di informazioni, regolarmente disatteso – e si capisce. Ma allora? Allora no news, mysterium. «Si quaeris» sarebbe del resto la preghiera a Sant’Antonio per ritrovare gli oggetti perduti o rubati. Ma senza intenzione di giocare con i santi, ci si limita a ricordare che non è la prima volta, nei secoli, che il Tevere restituisce, a partire dalla Madonna fiumarola, immagini sacre. Che magari nel caso delle Pachamama non lo sono, ma certo il fatto che siano state ripescate, per un romano, se non un miracolo è comunque un prodigio. Tra parentesi. Nello stesso giorno del ritrovamento e senza nessuna furia di conservatori né scandalo d’idolatria, monsignor Fisichella ha benedetto a Trigoria il campo della Roma, afflitta da sconfitte e incidenti, ora maggica e santificata.

Sul Venerdì del 22 novembre 2019