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M5s, Beppe Grillo: “Il momento è magico”. Ma Di Maio ora è solo

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Il fondatore del Movimento Cinque Stelle è a Roma.  Il ministro degli Esteri torna oggi dalla Sicilia per incontrarlo. Dopo il voto sulle regionali Fico chiede “una riflessione urgente su tutto, anche sul capo politico”. Lombardi: “Luigi ha fallito, si rivoti”.
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"Non è l'anima bassa che ci serve adesso, questo è un momento magico, se non lo capite...". Alle cinque e mezzo del pomeriggio Beppe Grillo entra all'hotel Forum di Roma, che gli amici definiscono "casa sua", con la moglie Parvin. Ad aspettarlo da mezz'ora, seduto su una poltroncina damascata, c'è il senatore Elio Lannutti. Ma il fondatore non ha voglia di parlare di questioni che considera sciocche, e lo liquida con lo stesso ragionamento fatto alla festa M5S di Napoli: è un momento pieno di opportunità. Non ha quindi senso farsi la guerra con il Pd, rischiando di mandare il governo all'aria.

Ha impegni personali, Grillo, una cena con l'ambasciatore cinese. Ma vedrà Luigi Di Maio già oggi: il capo politico è partito ieri per una tre giorni siciliana che interromperà proprio per incontrare il garante. Prenderà un aereo, pranzeranno insieme, poi tornerà per gli inco…
"Non è l'anima bassa che ci serve adesso, questo è un momento magico, se non lo capite...". Alle cinque e mezzo del pomeriggio Beppe Grillo entra all'hotel Forum di Roma, che gli amici definiscono "casa sua", con la moglie Parvin. Ad aspettarlo da mezz'ora, seduto su una poltroncina damascata, c'è il senatore Elio Lannutti. Ma il fondatore non ha voglia di parlare di questioni che considera sciocche, e lo liquida con lo stesso ragionamento fatto alla festa M5S di Napoli: è un momento pieno di opportunità. Non ha quindi senso farsi la guerra con il Pd, rischiando di mandare il governo all'aria.

Ha impegni personali, Grillo, una cena con l'ambasciatore cinese. Ma vedrà Luigi Di Maio già oggi: il capo politico è partito ieri per una tre giorni siciliana che interromperà proprio per incontrare il garante. Prenderà un aereo, pranzeranno insieme, poi tornerà per gli incontri programmati. Agli occhi del Movimento, tutto dipende da quel che si diranno. Da quanto il fondatore dei 5 stelle continuerà a spingere nella direzione del Pd, come ha già fatto alla nascita del governo giallo-rosso. Da quanta voglia avrà di inserirsi in una disfida diventata avvelenata: da una parte c'è il ministro degli Esteri. Dall'altra, tutti gli altri ministri e il presidente della Camera Roberto Fico. Oltre, chiaramente, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che negli ultimi giorni - a chi lo ha chiamato preoccupato per le sorti del governo - ha detto solo: "State calmi e continuate a lavorare".

Così come ieri, pubblicamente, ha invitato a dare al Movimento il tempo "di completare la fase di transizione". È lì, il nodo. In una fase che Di Maio vorrebbe eludere e che tutti gli altri considerano non più evitabile. Perfino Riccardo Fraccaro, da Parigi, dice: "Dopo 10 anni serve un nuovo percorso, servono gli stati generali del Movimento". Ma a dirlo con più forza, e in aperto contrasto con il capo politico, è soprattutto Fico. Che prima a Portici, poi con un tweet, ribatte a quanto aveva dichiarato il capo della Farnesina nella notte di giovedì: "Secondo gli iscritti gli stati generali non sono urgenti". È questa l'interpretazione che volutamente Di Maio dà del voto che ha sconfessato la linea dei vertici, facendo vincere con il 70% - ma soli 19.248 voti vista l'affluenza bassissima - la scelta di correre con il simbolo M5S sia in Emilia-Romagna che in Calabria il prossimo 26 gennaio.

Il presidente della Camera dice il contrario: "Di elezioni regionali ne abbiamo fatte tante, ma quello che urge è un momento di riflessione importante su organizzazione, temi, identità, posizionamento generale nel futuro di questo Movimento. Dobbiamo farlo, è urgente, non si può rimandare". Rivedendo anche la figura del capo politico? La risposta è "sì, tutto", ed è quello che spaventa di più il leader M5S. Che nelle ultime settimane ha cercato di rinsaldare l'asse con Alessandro Di Battista ed è partito per una campagna tra gli iscritti, proprio per "proteggersi" da chi pensa che abbia sbagliato troppo. E che soprattutto, voglia portare il Movimento su un percorso del tutto diverso da quello tracciato da Grillo e dagli altri dirigenti: a fare l'ago della bilancia, una forza di nuovo sovranista e pronta ad allearsi con il centrodestra.

Accerchiato da un caminetto che non la pensa come lui, a parte l'ex deputato romano, il capo politico ieri ha provato a intestarsi il risultato di Rousseau, come non fosse stato lui a proporre - sebbene meno convintamente di altri - lo stop elettorale. "Col voto di ieri gli iscritti hanno detto: a Roma c'è il governo, ma sul territorio c'è il Movimento e non possiamo asservirlo alle logiche del governo". È una sferzata agli oppositori interni, cui ricorda: "Senza gli attivisti che votano, senza chi lavora sul territorio non saremmo a Roma, nell'europarlamento, nei consigli regionali". Chi lo contrasta, però, lo sfida sullo stesso terreno: la capogruppo in regione Lazio Roberta Lombardi dice da tempo - e ha ripetuto ieri - che "il ruolo del capo politico singolo ha fallito e che l'unica grande riappropriazione della propria identità è lavorare come intelligenza collettiva riconoscendola e rispettandola". Poi propone che la piattaforma voti ancora, ma per decidere come deve correre il Movimento: se da solo, alleato col centrodestra o col centrosinistra. La pensa come lei il vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo. Lo dicono molti parlamentari. Ma l'unico che ha davvero la forza di imporre un cambio di rotta resta il garante, resta Beppe Grillo.