Emilia, Di Maio resiste: "Intesa solo con liste civiche"
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREAIn bilico l’incontro con i consiglieri regionali grillini che vogliono l’accordo col Pd. Il capo politico punta a creare il “team del futuro” escludendo però dalla segreteria i suoi competitor interni. E sulla giustizia avverte i dem: non bloccate la riforma
Luigi Di Maio resiste e tenta di mettere un argine a chi, nelle ultime settimane, ha cercato di metterlo nell'angolo. Beppe Grillo compreso. Il capo politico M5S non ha alcuna fretta di andare in Calabria ed Emilia Romagna per definire la corsa per le prossime regionali: il primo incontro è già saltato a causa del maltempo. Il secondo, a Bologna alle otto e mezzo di stasera, potrebbe essere annullato comunque. "Faremo alleanze solo con le liste civiche, come dicono il nostro statuto e il nostro regolamento", continua a dire il ministro degli Esteri. Insensibile agli appelli di chi cerca di spiegargli che così rischia il suicidio, perché potrebbe scattare il meccanismo del voto utile e i 5 stelle potrebbero restare schiacciati più di quanto non siano già tra i due poli contrapposti.
Il leader non sente ragioni. Qualcuno lo avverte che prendersi da solo la responsabilità di una scelta del genere potrebbe rivelarsi l'enn…
Il leader non sente ragioni. Qualcuno lo avverte che prendersi da solo la responsabilità di una scelta del genere potrebbe rivelarsi l'enn…
Luigi Di Maio resiste e tenta di mettere un argine a chi, nelle ultime settimane, ha cercato di metterlo nell'angolo. Beppe Grillo compreso. Il capo politico M5S non ha alcuna fretta di andare in Calabria ed Emilia Romagna per definire la corsa per le prossime regionali: il primo incontro è già saltato a causa del maltempo. Il secondo, a Bologna alle otto e mezzo di stasera, potrebbe essere annullato comunque. "Faremo alleanze solo con le liste civiche, come dicono il nostro statuto e il nostro regolamento", continua a dire il ministro degli Esteri. Insensibile agli appelli di chi cerca di spiegargli che così rischia il suicidio, perché potrebbe scattare il meccanismo del voto utile e i 5 stelle potrebbero restare schiacciati più di quanto non siano già tra i due poli contrapposti.
Il leader non sente ragioni. Qualcuno lo avverte che prendersi da solo la responsabilità di una scelta del genere potrebbe rivelarsi l'ennesimo boomerang (come la decisione di far votare gli iscritti sull'idea di non candidarsi): se i dem perdessero l'Emilia-Romagna, se ne scaturisse un terremoto politico non solo per il partito di Nicola Zingaretti, ma anche per il governo, sarebbe facile attribuire al capo della Farnesina tutte le responsabilità. Ma Di Maio - per ora - resta convinto che l'unico modo per salvare un po' di identità M5S sia correre in solitaria, comunque vada. Nonostante sappia bene che in Emilia tre consiglieri su quattro siano favorevoli a un'intesa, a partire dai temi, con il Pd. E che in Calabria continuare nell'idea di candidare il "civico" Francesco Aiello, docente di Politica economica dell'Università della Calabria, ha già spaccato il Movimento locale: che non gli riconosce alcun peso né alcun civismo, come dice senza mezze misure la deputata Dalila Nesci. Che annuncia: "Se saremo chiamati a votarlo sul blog dirò no", lamentando come alla rete i capi demandino solo le scelte che vogliono demandare. E dichiarandosi offesa per le parole di Beppe Grillo, che nel video di domenica con Luigi Di Maio all'hotel Forum aveva definito "rompicoglioni" coloro che mettono in discussione il capo politico.
Nesci non è la sola a rivendicare di essere una "rompi". Il senatore Emanuele Dessì pubblica un video in cui, anni fa, si vantava di esserlo lo stesso fondatore. La capogruppo in regione Lazio è stata la prima a lanciare l'hashtag #iosonorompicoglioni. Un modo per dire ai vertici M5S che non basta un buffetto del garante, e la promessa di esserci di più, a placare il risentimento nei confronti delle ultime scelte di Di Maio.
Nel frattempo, però, il capo politico ha ottenuto un primo risultato: anticipando la nomina dei "facilitatori" del team del futuro al 15 dicembre, e definendo la squadra come 12 responsabili tematici e 6 "organizzativi" (tra cui un responsabile della comunicazione), il leader sarebbe riuscito a bloccare la nascita di una segreteria politica in cui riconoscere il Movimento. Un organo collegiale di cui dovevano far parte dirigenti come Paola Taverna, Vito Crimi, Vincenzo Spadafora, Nicola Morra, Stefano Patuanelli, Riccardo Fraccaro, Alfonso Bonafede. "Abbiamo già fatto le ultime scelte tutti insieme - rivendica Di Maio - che bisogna c'è di formalizzare questa cosa".
Il vero stop, il ministro degli Esteri vuole darlo a chi intende rivedere l'architettura del M5S ai prossimi stati generali lanciati per la primavera: "Dovranno essere sui temi, sull'identità, l'idea è sempre quella di dar vita a un nuovo manifesto, il lavoro di organizzazione invece finisce con la nomina del team del futuro". In questo, lo aiuta una delle paure di Beppe Grillo: che la nascita di un nuovo direttorio finisca come il primo (quello di cui facevano parte anche Fico, Di Battista, Ruocco, Sibilia), cioè con una frattura che il Movimento si porta in parte ancora dietro. A Non è l'Arena, il leader M5S, che continua a parlare della necessità di un contratto di governo con i dem, ha lanciato però un avvertimento: "Entro il primo gennaio mi aspetto che si raggiunga un accordo con il Pd per la riforma della giustizia. Sono certo di non rivedere lo stesso film di quest'estate, quando la Lega ci ha bloccato la stessa riforma".
Il leader non sente ragioni. Qualcuno lo avverte che prendersi da solo la responsabilità di una scelta del genere potrebbe rivelarsi l'ennesimo boomerang (come la decisione di far votare gli iscritti sull'idea di non candidarsi): se i dem perdessero l'Emilia-Romagna, se ne scaturisse un terremoto politico non solo per il partito di Nicola Zingaretti, ma anche per il governo, sarebbe facile attribuire al capo della Farnesina tutte le responsabilità. Ma Di Maio - per ora - resta convinto che l'unico modo per salvare un po' di identità M5S sia correre in solitaria, comunque vada. Nonostante sappia bene che in Emilia tre consiglieri su quattro siano favorevoli a un'intesa, a partire dai temi, con il Pd. E che in Calabria continuare nell'idea di candidare il "civico" Francesco Aiello, docente di Politica economica dell'Università della Calabria, ha già spaccato il Movimento locale: che non gli riconosce alcun peso né alcun civismo, come dice senza mezze misure la deputata Dalila Nesci. Che annuncia: "Se saremo chiamati a votarlo sul blog dirò no", lamentando come alla rete i capi demandino solo le scelte che vogliono demandare. E dichiarandosi offesa per le parole di Beppe Grillo, che nel video di domenica con Luigi Di Maio all'hotel Forum aveva definito "rompicoglioni" coloro che mettono in discussione il capo politico.
Nesci non è la sola a rivendicare di essere una "rompi". Il senatore Emanuele Dessì pubblica un video in cui, anni fa, si vantava di esserlo lo stesso fondatore. La capogruppo in regione Lazio è stata la prima a lanciare l'hashtag #iosonorompicoglioni. Un modo per dire ai vertici M5S che non basta un buffetto del garante, e la promessa di esserci di più, a placare il risentimento nei confronti delle ultime scelte di Di Maio.
Nel frattempo, però, il capo politico ha ottenuto un primo risultato: anticipando la nomina dei "facilitatori" del team del futuro al 15 dicembre, e definendo la squadra come 12 responsabili tematici e 6 "organizzativi" (tra cui un responsabile della comunicazione), il leader sarebbe riuscito a bloccare la nascita di una segreteria politica in cui riconoscere il Movimento. Un organo collegiale di cui dovevano far parte dirigenti come Paola Taverna, Vito Crimi, Vincenzo Spadafora, Nicola Morra, Stefano Patuanelli, Riccardo Fraccaro, Alfonso Bonafede. "Abbiamo già fatto le ultime scelte tutti insieme - rivendica Di Maio - che bisogna c'è di formalizzare questa cosa".
Il vero stop, il ministro degli Esteri vuole darlo a chi intende rivedere l'architettura del M5S ai prossimi stati generali lanciati per la primavera: "Dovranno essere sui temi, sull'identità, l'idea è sempre quella di dar vita a un nuovo manifesto, il lavoro di organizzazione invece finisce con la nomina del team del futuro". In questo, lo aiuta una delle paure di Beppe Grillo: che la nascita di un nuovo direttorio finisca come il primo (quello di cui facevano parte anche Fico, Di Battista, Ruocco, Sibilia), cioè con una frattura che il Movimento si porta in parte ancora dietro. A Non è l'Arena, il leader M5S, che continua a parlare della necessità di un contratto di governo con i dem, ha lanciato però un avvertimento: "Entro il primo gennaio mi aspetto che si raggiunga un accordo con il Pd per la riforma della giustizia. Sono certo di non rivedere lo stesso film di quest'estate, quando la Lega ci ha bloccato la stessa riforma".