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(ansa)

M5s, Di Maio resiste al Pd: “Anche se perde le regionali non farà cadere il governo”

Il capo politico grillino ribadisce che non conviene fare accordi elettorali con i dem. ““Non possiamo allearci con partiti e per statuto non si può votare ancora su Rousseau”. E rilancia chiedendo a Zingaretti di non ostacolare la riforma della prescrizione
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Mentre attraversa il Paese per tornare dalla Sicilia e arrivare fino a Bologna, Luigi Di Maio ripete a chi lo accompagna che non ha dubbi: in Emilia-Romagna correre con il Pd non avrebbe senso. Per come il capo politico interpreta il voto su Rousseau, la decisione è già stata presa dagli iscritti. Ci si presenta, non si fa alcuna pausa elettorale in attesa di una rifondazione prevista a primavera, ma si va da soli.

Nonostante non si sia ancora trovato un candidato, e siano già arrivati dei no. E nonostante sul telefono gli arrivino i messaggi allarmati di chi lo avverte: "Non prenderti da solo questa responsabilità, se a Stefano Bonaccini mancassero i voti che prendiamo noi, il governo cadrebbe e sarebbe colpa tua". Di Maio continua a non crederci. O almeno, dice di non mirare assolutamente a questo. E di credere anzi il contrario, in una ormai non insolita sintonia con le posizioni di Matteo Renzi: "La verità è che se anche i …
Mentre attraversa il Paese per tornare dalla Sicilia e arrivare fino a Bologna, Luigi Di Maio ripete a chi lo accompagna che non ha dubbi: in Emilia-Romagna correre con il Pd non avrebbe senso. Per come il capo politico interpreta il voto su Rousseau, la decisione è già stata presa dagli iscritti. Ci si presenta, non si fa alcuna pausa elettorale in attesa di una rifondazione prevista a primavera, ma si va da soli.

Nonostante non si sia ancora trovato un candidato, e siano già arrivati dei no. E nonostante sul telefono gli arrivino i messaggi allarmati di chi lo avverte: "Non prenderti da solo questa responsabilità, se a Stefano Bonaccini mancassero i voti che prendiamo noi, il governo cadrebbe e sarebbe colpa tua". Di Maio continua a non crederci. O almeno, dice di non mirare assolutamente a questo. E di credere anzi il contrario, in una ormai non insolita sintonia con le posizioni di Matteo Renzi: "La verità è che se anche i dem perdessero l'Emilia-Romagna, Conte non cadrebbe perché a quel punto sarebbero troppo deboli".

Così, il ministro degli Esteri entra nell'albergo bolognese in cui lo aspettano consiglieri e parlamentari, con un'idea ben precisa: resistere a qualsiasi pressione. Del resto, non ha ascoltato uno di quelli che è stato a lungo il suo consigliere più fidato sugli affari emilani. Max Bugani non ha neanche preso parte alla riunione che si svolge, di fatto, a casa sua. Dal momento in cui il leader, Pietro Dettori e Davide Casaleggio hanno deciso di mettere ai voti la scelta dello stop elettorale, con un quesito che non poteva che essere sconfessato dai militanti M5S, il consigliere comunale bolognese, socio dell'associazione Rousseau, ha letteralmente mandato tutti a quel paese. Deluso per una mossa che considera suicida, come ha detto a coloro che negli ultimi giorni sono riusciti a parlargli.

Il Movimento emiliano resta quindi acefalo e Di Maio ha tentato ieri e tenterà ancora di far capire che una strada alternativa non c'è. Nonostante ci lavorino ministri come Vincenzo Spadafora, che come Bugani aveva detto espressamente che sarebbe stato meglio non candidarsi. Capogruppo regionali come Roberta Lombardi, in corsa per un ruolo da "facilitatrice" nel team del futuro. E nonostante le pressioni, anche dal Pd, siano molte. Stefano Bonaccini avrebbe già offerto un assessorato di peso come quello dell'ambiente in caso di corsa comune. E potebbe offrire anche una vicepresidenza. "Ma perché è tanto convinto che insieme andrebbe meglio?", chiede Di Maio ai suoi. "Io penso il contrario. I flussi ci dicono che rubiamo voti alla Lega e non al Pd. Perché lì ci vota solo chi odia tanto il Pd". Poi, nasconde quella che è una scelta precisa dietro questioni di regolamento: "Lo statuto non permette di votare ancora su Rousseau per una cosa simile".

Di tutto questo, nel suo incontro di sabato mattina all'hotel Forum, a Roma, il capo della Farnesina avrebbe convinto anche Grillo. Che ha chiesto di non mettere in alcun modo a rischio la vita del governo, ma ha accettato l'idea di quello che ha definito "un voto di beneficenza" in Emilia: "Io e Beppe siamo per una campagna soft - dice ancora Di Maio ai parlamentari che gli chiedono spiegazioni - costruiremo una programma per l'Emilia durante tutta la campagna elettorale. E lo doneremo a chi vince. Nessuno di noi due spingerà per un nuovo voto su Rousseau". A spingere, saranno probabilmente domani gran parte dei parlamentari nell'assemblea congiunta prevista alla Camera, con all'ordine del giorno un nodo non da poco: il sì dell'Italia e del presidente del Consiglio Conte al fondo salva-Stati.

È uno dei temi su cui l'atteggiamento di Di Maio sta spaventando il Pd, che ha accolto con sollievo l'intervento di Grillo, ma lo ha forse sopravvalutato. Perché il ministro degli Esteri ieri è tornato durissimo sulla revoca delle concessioni ad Autostrade. E ha sfidato ancora i dem sulla prescrizione: "Il Paese deve andare avanti e non indietro. Possiamo fare questo passo importante insieme. Questo governo può davvero cambiare le cose". Sembra un invito, ma dalle parti del Nazareno lo leggono più come una minaccia. Ma il timore dem è anche un altro: se l'opera persuasiva di Grillo fosse stata inutile, e se pure i nemici interni di Di Maio riuscissero a destituirlo come capo politico (operazione a dir poco difficile vista la mancanza di un'alternativa ben chiara anche al garante), la situazione potrebbe addirittura peggiorare. "Perché sarebbe il caos - racconta un ministro - e soprattutto perché a quel punto che succede? Se Di Maio si staccasse e facesse un gruppo pronto a farci cadere, magari in accordo con la Lega?". Più che una suggestione, è una paura. Che per ora il presidente del Consiglio nega con forza: "Certo che mi fido di Di Maio, lavoriamo insieme da tempo", ha detto Giuseppe Conte intervistato dall'Adnkronos.