Politica

M5S nel caos. Trizzino: "Di Maio ascolti di più. Serve una leadership condivisa. Il nemico è la destra"

Il deputato siciliano: "Marciare uniti con il Pd. Sono molto perplesso sui soldi di Rimini destinati a Rousseau".

2 minuti di lettura
ROMA - "Il nemico è la destra  sovranista. Un nemico per il Paese. Perciò Pd e M5S devono marciare uniti". Giorgio Trizzino, 63 anni, deputato siciliano M5S da sempre critico con la leadership solitaria di Luigi Di Maio, auspica una discontinuità nella gestione del Movimento. Il fronte dei grillini scontenti in Parlamento si fa ogni giorno più largo.

Onorevole, lei crede che il doppio ruolo di Di Maio, capo politico e ministro degli Esteri, vada superato per il bene dei Cinquestelle?
"Premesso che Di Maio ha fatto un grandissimo lavoro, perché ha portato il M5S al 32 per cento, però c'è un limite alla capacità umana che dovrebbe suggerire al più presto un cambiamento. Lo so per esperienza, avendo fatto il chirurgo per 25 anni: ricordo che alla dodicesima ora non ero più lucido. Esistono dei limiti. Credo che Luigi dovrà essere supportato. Deve poter condividere la responsabilità. Dovrà esserci una segreteria, o chiamiatela come volete. I nostri avversari sono temibili. Non possiamo permetterci tentennamenti contro la destra sovranista. Dobbiamo marciare insieme al Pd per batterla".

E' quel che teorizza  anche il ministro Franceschini.
"Ha ragione. Ma lo dicono, da tempo, anche Bersani e Cacciari. Uniti, nella diversità".

Di Maio invece sembra avere nostalgia dell'alleanza con Salvini, e non fa per nulla per nasconderlo. E' così?
"Non credo, è rimasto deluso anche lui dalla fine traumatica dell'alleanza con la Lega. Il fatto è che che i punti che ci uniscono al Pd sono molti di più di quelli che ci legavano alla destra xenofoba. Penso all'ambientalismo, al convinto europeismo, e altri ancora".

Non è una guerriglia perenne quella che fa di Di Maio al premier Conte?
"Userei un altro termine. Di Maio è un giovane dal carattere deciso. Pone dei problemi giusti, che riguardano l'identità del Movimento. Ci sono questioni irrinunciabili, valori che vanno tutelati. Però deve adeguare i metodi alla contingenza attuale".

Ovvero?
"Deve imparare a convivere dentro una maggioranza. Ho una certa età per ricordare i compromessi storici, nascevano dalla necessità di poter cambiare il Paese, pur provenendo da culture diverse".

Di Maio cerca la sponda di Di Battista. Le sembra una buona cosa?
"DI Battista ha fatto un buon lavoro, quando sarà potrà candidarsi anche lui, e dire la sua in Parlamento".

Ma come deve cambiare il M5S?
"Devono cambiare gli assetti interni e i rapporti con l'esterno. Prenda la notizia di oggi: la somma eccedente la kermesse di Rimini nel 2018, di 120 mila euro, verrà donata a Rousseau. Beh, questo non può che lasciare interdetti. Di più: preoccupati. Bisogna parlarne. Se c'è un simile avanzo di gestione perché non lasciarlo per gli eventi successivi?"

Nei gruppi parlamentari quanto è grande il malumore verso Di Maio?
"Non parlerei di malumore".

E come lo definirebbe allora?
"Siamo un gruppo lasciato un po' a se stesso. Sentiamo il bisogno di avere un maggiore confronto. Un tempo ogni scelta nel Movimento veniva condivisa. Sentiamo la necessità di riavviare stabilmente un confronto con il capo politico".

E non è un malumore?
"E' un'ansia che nasce da quest fase in cui tutti ci mettono con le spalle al muro, accusandoci di tutti gli errori fatti. Siamo una forza di governo che deva imparare a comunicare meglio, ma anche a difendersi. Gli altri sono più sgamati, spesso ci sovrastano. Anche per questo bisogna ripensare la natura della leadership".

Lei sarebbe pronto a firmare un documento contro Di Maio, se non cambiasse rotta?
"Vediamo, al momento il documento non c'è. Ma resta sul tavolo la nostra richiesta, avanzata dai capigruppo delle commissioni, di incontrarci al più presto con il capo politico. Devi confrontarsi di più".


 
I commenti dei lettori