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Di Maio: “Alzo la voce con il Pd per difendere il programma 5S”

Il leader risponde ai ribelli nei gruppi: "Non hanno nemmeno il coraggio di criticarmi in pubblico". Lombardi lo punge: "Meno social e più mediazione". Di Battista: "Noi anti-Mes come anche i marxisti"
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Io sto difendendo il Movimento e la sua natura. E voi? Non è proprio un'accusa di tradimento ma ci va molto vicino. I frondisti dei 5 stelle e in generale chi accusa il capo politico di stressare troppo il rapporto con l'alleato Pd non hanno capito, secondo il leader, che la posta in gioco è l'identità. Primo: si nascondono nell'anonimato. "Quelli che sembra abbiano parlato del documento per sfiduciarmi non hanno neanche il coraggio di dirlo pubblicamente", si sfoga il ministro degli Esteri nei suoi colloqui riservati. Secondo: non è previsto e non ci sarà alcun incontro chiarificatore con i 14 capigruppo di commissione che hanno sollevato il problema. "Nessuno me l'ha chiesto. Io li sento sempre. Faccio riunioni periodiche con loro quindi non c'è bisogno di chiedere niente", taglia corto.

Ma il disagio che si respira nelle stanze del Movimento è rivelato implicitamente anche nei ragionamenti…
Io sto difendendo il Movimento e la sua natura. E voi? Non è proprio un'accusa di tradimento ma ci va molto vicino. I frondisti dei 5 stelle e in generale chi accusa il capo politico di stressare troppo il rapporto con l'alleato Pd non hanno capito, secondo il leader, che la posta in gioco è l'identità. Primo: si nascondono nell'anonimato. "Quelli che sembra abbiano parlato del documento per sfiduciarmi non hanno neanche il coraggio di dirlo pubblicamente", si sfoga il ministro degli Esteri nei suoi colloqui riservati. Secondo: non è previsto e non ci sarà alcun incontro chiarificatore con i 14 capigruppo di commissione che hanno sollevato il problema. "Nessuno me l'ha chiesto. Io li sento sempre. Faccio riunioni periodiche con loro quindi non c'è bisogno di chiedere niente", taglia corto.

Ma il disagio che si respira nelle stanze del Movimento è rivelato implicitamente anche nei ragionamenti di Di Maio. "Il punto vero è un altro - dice ai fedelissimi -. Si può provare a combattere per il nostro programma elettorale senza alzare la voce quando gli altri partiti non vogliono fartelo fare?". La risposta chiaramente è no. Bisogna twittare, se necessario. Ribattere muscolarmente, anche. Rendere evidente la distanza con gli altri partiti anche se si finisce per battagliare sul medesimo terreno della Lega. Con i soliti sospetti di un feeling mai sepolto. "Noi ci opponiamo alla linea del Partito democratico sul Mes, il fondo salva-stati, e sulla prescrizione - replica Di Maio -. E dov'è la novità? Sono le nostre sfide da sempre. Invece subito veniamo accusati di voler sfasciare tutto. Ma io ho il dovere di difendere il Movimento e il suo programma".

Il messaggio è rivolto ai partner di governo ma anche ai malpancisti interni. Finché a puntare il dito sono i vertici delle altre forze, passi. Ma il fuoco amico non è ammesso. Bisogna chiarire ai parlamentari, agli attivisti, agli elettori che la linea delle origini non è cambiata, malgrado gli appelli di Beppe Grillo a non fare "piagnistei" per l'alleanza con Zingaretti, a sostenere questo esecutivo senza scartare. Però questi richiami non fanno cambiare idea agli amici di sempre.

Alessandro Di Battista, oggi come non mai in tandem con Di Maio, dice che per il M5S "le etichette sono come calunnie". Sintonia totale con il capo politico, quindi. La pensano uguale. Credono che la purezza sia il dna del partito. "Un conto è dire che non stiamo spostando a sinistra il Movimento", osserva Dibba. Cosa vera, dunque. Non vogliono farlo e non prevedono un'alleanza strutturale con i dem. "Un altro conto è sostenere che lo stiamo orientando a destra - si arrabbia l'ex parlamentare romano -. Non è vero". Allora il duello sul Mes, con toni così simili a quelli della Lega? Di Battista ribatte: "Per quale motivo Stefano Fassina, che è di Leu, può scagliarsi contro il fondo Salva-stati senza essere definito di destra? Questa battaglia la fanno anche tanti partiti marxisti in Europa". Gli esempi della virtuosa equidistanza grillina non finiscono qui. "Io propongo di far pagare l'Imu alla Chiesa cattolica - insiste Di Battista -. E' una proposta di destra? Direi di no. Continuo a chiedere, oggi come ieri, una legge sul conflitto d'interessi. E' un tema della destra? Noi non siamo etichettabili, questa è la verità".

Il pugno duro di Di Maio ha prodotto per ora una smentita del capogruppo vicario alla Camera Francesco Silvestri sul documento contro le scelte del capo politico. "Non esiste questo testo. La capi commissione è un organo che si convoca periodicamente per coordinarsi". È passata per il momento la linea del basso profilo. Non fa un passo indietro, al contrario, Roberta Lombardi. Che non condivide il metodo e lo dice. "Questo continuo porre dei distinguo, con i tweet, con le dichiarazioni - dice la consigliera del Lazio a SkyTg24 - è stancante". Il bersaglio è proprio Di Maio: "Lui protegge l'identità del M5S in maniera muscolare. Preferirei una soluzione più mediata".