Mes, si tratta nella notte. Al Senato i ribelli 5S minacciano lo strappo
Annalisa Cuzzocrea , Tommaso Ciriaco , di TOMMASO CIRIACO e ANNALISA CUZZOCREAConte in Parlamento sul fondo salva-Stati, ma i giallo-rossi cercano ancora un'intesa sulla mozione. Paragone: "Potrei presentare un mio testo"
Per il Partito democratico, per Leu, per Italia Viva, era già tutto chiuso al mattino: la risoluzione di maggioranza sul fondo salva-Stati era stata preparata dal ministro per gli Affari europei, il dem Enzo Amendola, e dalla sottosegretaria M5S Laura Agea, con il contributo di tutti i partiti. Ma quel testo, a sera, viene sconfessato dal Movimento 5 stelle. Che ha i gruppi di Camera e Senato in fiamme. E chiede di più. Chiede, soprattutto, che oggi - nel testo da votare dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrà fatto la sua informativa al Parlamento sul prossimo Consiglio europeo - sia inserito un riferimento esplicito alla necessità che le Camere si esprimano ancora prima della firma del trattato che modifica il meccanismo cui possono accedere gli Stati europei in difficoltà finanziarie.
Nella notte era ancora tutto per aria. Nonostante al mattino Luigi Di Maio avesse tranquillizzato prima i capicommissione alla Camera, che ha visto…
Nella notte era ancora tutto per aria. Nonostante al mattino Luigi Di Maio avesse tranquillizzato prima i capicommissione alla Camera, che ha visto…
Per il Partito democratico, per Leu, per Italia Viva, era già tutto chiuso al mattino: la risoluzione di maggioranza sul fondo salva-Stati era stata preparata dal ministro per gli Affari europei, il dem Enzo Amendola, e dalla sottosegretaria M5S Laura Agea, con il contributo di tutti i partiti. Ma quel testo, a sera, viene sconfessato dal Movimento 5 stelle. Che ha i gruppi di Camera e Senato in fiamme. E chiede di più. Chiede, soprattutto, che oggi - nel testo da votare dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrà fatto la sua informativa al Parlamento sul prossimo Consiglio europeo - sia inserito un riferimento esplicito alla necessità che le Camere si esprimano ancora prima della firma del trattato che modifica il meccanismo cui possono accedere gli Stati europei in difficoltà finanziarie.
Nella notte era ancora tutto per aria. Nonostante al mattino Luigi Di Maio avesse tranquillizzato prima i capicommissione alla Camera, che ha visto dopo la minaccia di un documento di sfiducia al capo politico, poi i senatori M5S. "Sono stanco di sentirmi dire che voglio far cadere il governo solo perché alzo la voce sui temi su cui abbiamo messo la faccia", si è sfogato il ministro degli Esteri nella riunione a Palazzo Madama. Ha promesso che dopo la manovra la maggioranza scriverà un cronoprogramma in cui i 5 stelle vogliono inserire salario minimo, acqua pubblica, conflitto di interessi. Ha ammesso: "Anche a me il Mes non piace, ma abbiamo preso il tempo necessario a cambiarlo e altri Stati si schiereranno al nostro fianco". È una tesi cui non credono i più irriducibili, sul cui fuoco ha soffiato lo stesso leader M5S nelle scorse settimane. La situazione, però, potrebbe essergli sfuggita di mano. Perché mentre il capo della Farnesina considerava tutto risolto, il senatore M5S Gianluigi Paragone minacciava: "Potremmo presentare una nostra risoluzione. Dipende solo da una cosa: da quello che c'è dentro il testo di maggioranza. Ci hanno detto che hanno neutralizzato il Mes, ma non ce lo fanno leggere. Se non è vero, allora procediamo con un testo nostro da mettere ai voti". In effetti, il regolamento del Senato consente di mettere agli atti una risoluzione anche con una sola firma, a differenza delle mozioni. Fin dal mattino Paragone si sente con altri senatori dissidenti: con lui c'è sicuramente Stefano Lucidi ("serviva un segnale più forte - dice - così com'è non la voto"), in forse Elio Lannutti, Ugo Grassi, Michele Giarrusso. Il progetto di Paragone è chiaro: mettere in difficoltà i giallorossi, addirittura minare il governo dalle stesse posizioni di Matteo Salvini e del resto di centrodestra, ma farlo mantenendosi inattaccabili.
La risoluzione potrebbe infatti ricalcare il programma elettorale M5S, che faceva riferimento a una "liquidazione" del fondo salva-Stati. Altrettanto movimentata la situazione alla Camera, tanto che poco prima delle 19 viene convocata un'assemblea congiunta sul Mes, annullata mezz'ora dopo. I più agguerriti pretendono che nel testo della maggioranza, dove c'è l'impegno a "informare tempestivamente le Camere, ai sensi della legge 234/2012, di ogni iniziativa volta alla conclusione di accordi tra gli Stati membri dell'Ue che prevedano l'introduzione o il rafforzamento di regole in materia finanziaria", ci sia un riferimento più preciso alla necessità di un passaggio parlamentare. Con un voto. Un passaggio inaccettabile per il ministro dell'Economia Gualtieri e per lo stesso Conte che però - a risoluzione invariata - potrebbe ritrovarsi più banchi vuoti del previsto nelle file della maggioranza.
Nella notte era ancora tutto per aria. Nonostante al mattino Luigi Di Maio avesse tranquillizzato prima i capicommissione alla Camera, che ha visto dopo la minaccia di un documento di sfiducia al capo politico, poi i senatori M5S. "Sono stanco di sentirmi dire che voglio far cadere il governo solo perché alzo la voce sui temi su cui abbiamo messo la faccia", si è sfogato il ministro degli Esteri nella riunione a Palazzo Madama. Ha promesso che dopo la manovra la maggioranza scriverà un cronoprogramma in cui i 5 stelle vogliono inserire salario minimo, acqua pubblica, conflitto di interessi. Ha ammesso: "Anche a me il Mes non piace, ma abbiamo preso il tempo necessario a cambiarlo e altri Stati si schiereranno al nostro fianco". È una tesi cui non credono i più irriducibili, sul cui fuoco ha soffiato lo stesso leader M5S nelle scorse settimane. La situazione, però, potrebbe essergli sfuggita di mano. Perché mentre il capo della Farnesina considerava tutto risolto, il senatore M5S Gianluigi Paragone minacciava: "Potremmo presentare una nostra risoluzione. Dipende solo da una cosa: da quello che c'è dentro il testo di maggioranza. Ci hanno detto che hanno neutralizzato il Mes, ma non ce lo fanno leggere. Se non è vero, allora procediamo con un testo nostro da mettere ai voti". In effetti, il regolamento del Senato consente di mettere agli atti una risoluzione anche con una sola firma, a differenza delle mozioni. Fin dal mattino Paragone si sente con altri senatori dissidenti: con lui c'è sicuramente Stefano Lucidi ("serviva un segnale più forte - dice - così com'è non la voto"), in forse Elio Lannutti, Ugo Grassi, Michele Giarrusso. Il progetto di Paragone è chiaro: mettere in difficoltà i giallorossi, addirittura minare il governo dalle stesse posizioni di Matteo Salvini e del resto di centrodestra, ma farlo mantenendosi inattaccabili.
La risoluzione potrebbe infatti ricalcare il programma elettorale M5S, che faceva riferimento a una "liquidazione" del fondo salva-Stati. Altrettanto movimentata la situazione alla Camera, tanto che poco prima delle 19 viene convocata un'assemblea congiunta sul Mes, annullata mezz'ora dopo. I più agguerriti pretendono che nel testo della maggioranza, dove c'è l'impegno a "informare tempestivamente le Camere, ai sensi della legge 234/2012, di ogni iniziativa volta alla conclusione di accordi tra gli Stati membri dell'Ue che prevedano l'introduzione o il rafforzamento di regole in materia finanziaria", ci sia un riferimento più preciso alla necessità di un passaggio parlamentare. Con un voto. Un passaggio inaccettabile per il ministro dell'Economia Gualtieri e per lo stesso Conte che però - a risoluzione invariata - potrebbe ritrovarsi più banchi vuoti del previsto nelle file della maggioranza.