Politica

Fondazione Open, Renzi cita Aldo Moro: "Non ci faremo processare nelle piazze". E attacca L'Espresso

L'ex premier parla al Senato dell'inchiesta fiorentina durante il dibatitto sul finanziamento della politica. Menziona anche Craxi del 1992 sui rischi del vuoto della politica. "Non è piccola questione bagatellare, ma della separazione dei poteri"

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Matteo Renzi porta la sua battaglia contro l'inchiesta sulla fondazione Open nell'aula del Senato. Occasione, il dibattito sul finanziamento alla politica. Per dire ai pm: "Chi volesse contestarci o, peggio ancora, eliminarci per via giudiziaria, sappia che abbiamo il coraggio di dire che il diritto e la giustizia sono cose diverse dal giustizialismo". Il leader di Italia Viva cerca di volare alto. Dice di non volersi occupare di "una piccola questione bagatellare, ma della separazione dei poteri". E quindi cita Montesquieu. Anche se si chiede se ha senso farlo nell'epoca di Internet.

Fondazione Open, Matteo Renzi cita Aldo Moro: "Non ci lasceremo processare nelle piazze"



Il suo ragionamento punta allora allo scontro fra politica e giustizia. Dice non volersi porre sullo stesso piano di Aldo Moro e Bettino Craxi se non per avere ricoperto come loro la carica di presidente del Consiglio. E del dirigente Dc cita la famosa frase del 1977, pronunciata alla Camera durante il dibattito sullo scandalo Lockheed: "Non ci faremo processare nelle piazze". Ricorda che in fin dei conti la vera vittima di quella vicenda fu Giovanni Leone. Vuole volare alto, ma finisce per attaccare L'Espresso. Renzi spiega che "la vicenda Lockheed ha segnato per la conseguenza più alta, le dimissioni di Giovanni Leone dal Quirinale non perché coinvolto ma per uno scandalo montato ad arte dai media e parte della politica. Per distruggere la reputazione di un uomo può bastare una copertina di un settimanale. Peraltro, i tempi cambiano ma il settimanale rimane... ".

Di Craxi ricorda la prima parte del famoso discorso del 1992 alla Camera sui finanziamenti illeciti ai partiti. Quello della chiamata in correo di quasi tutti i partiti italiani. "Craxi disse:  'Ho imparato ad avere orrore del vuoto politico'. Di questo discutiamo, non di finanziamento illecito ma di debolezza della politica".  L'ex premier trova quindi similitudini fra l'oggi e il passato: "Se al Pm affidiamo non già la titolarità dell'azione penale ma dell'azione politica, questa aula fa un passo indietro per pavidità e paura e lascia alla magistratura la scelta di cosa è politica e cosa non lo è".

Il passo successivo, più terra terra, è la difesa dell'operato della Fondazione Open e le critiche, molto dure alla magistratura fiorentina. "E' accaduta una cosa semplice: contributi regolarmente dati alla fondazione sono stati improvvisamente trasformati in contributi irregolari. Se questo non è chiaro, il punto è che può accadere a ciascuno di voi", dice rivolto a tutti i senatori. E aggiunge: "Nell'inchiesta sulla fondazione Open abbiamo assistito a una retata alle sei di mattina, che descrive come criminale qualsiasi tipo di finanziamento privato attraverso forme lecite di finanziamento previste per legge.Questo è il punto".

"Io dico - prosegue Renzi - 'male non fare e paura non avere'. Ma se nelle stesse ore della perquisizione si pubblicano, con un giornalismo a richiesta, dati che solo Bankitalia o la procura hanno siamo consapevoli che le casualità esistono ma c'è un corto circuito tra la comunicazione e la battaglia giudiziaria?  Qualcuno dice che la privacy per il politico non esiste. E' da Stato etico sostenere che tutto possa essere totalmente privo di qualsiasi limite. Dico no a uno Stato etico che vuole trasformare in processo ciò che è elemento di opportunità politica. E poi diventa stato etilico quello di chi dice che i figli dei politici non hanno diritto alla privacy. Si abbia il coraggio di dire che siamo alla barbarie".
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