Governo, giallo-rossi divisi sulla legge elettorale. Scontro fra il Pd e i renziani
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISIl segretario dem Zingaretti, con l'accordo dei grillini, preme per adottare il sistema spagnolo che penalizza i partiti più piccoli. Italia Viva si oppone: “Ridicolo”. Ma può arrivare il via libera della Lega
Maggioranza nel pallone e i tempi di una scelta non sono molto lunghi. Sulla legge elettorale, che doveva accompagnare il taglio dei parlamentari già varato, sono ai ferri corti, ancora una volta, Partito democratico e Italia Viva. Il solito copione: lo scissionista Renzi contro i vecchi compagni di strada. E viceversa. Per il momento appare lontana una soluzione unitaria della coalizione giallo-rossa che pure è urgente: va presentato un disegno di legge entro il 15 gennaio in modo che la Corte costituzionale possa frenare la sua decisione sul referendum proposto dalla Lega per un sistema maggioritario secco. Se il Parlamento discute una nuova norma come si fa dare il via libera a un quesito sulla vecchia? Ma la nuova norma è in alto mare. Di nero su bianco non esiste alcunché. E di mezzo ci sono anche le vacanze di Natale.
Nicola Zingaretti ottiene il mandato pieno della direzione (all'unanimità) per trattare su un proporzionale con colle…
Nicola Zingaretti ottiene il mandato pieno della direzione (all'unanimità) per trattare su un proporzionale con colle…
Maggioranza nel pallone e i tempi di una scelta non sono molto lunghi. Sulla legge elettorale, che doveva accompagnare il taglio dei parlamentari già varato, sono ai ferri corti, ancora una volta, Partito democratico e Italia Viva. Il solito copione: lo scissionista Renzi contro i vecchi compagni di strada. E viceversa. Per il momento appare lontana una soluzione unitaria della coalizione giallo-rossa che pure è urgente: va presentato un disegno di legge entro il 15 gennaio in modo che la Corte costituzionale possa frenare la sua decisione sul referendum proposto dalla Lega per un sistema maggioritario secco. Se il Parlamento discute una nuova norma come si fa dare il via libera a un quesito sulla vecchia? Ma la nuova norma è in alto mare. Di nero su bianco non esiste alcunché. E di mezzo ci sono anche le vacanze di Natale.
Nicola Zingaretti ottiene il mandato pieno della direzione (all'unanimità) per trattare su un proporzionale con collegi molto piccoli e liste di candidati corte. Si fotografa la volontà degli elettori ma le dimensioni dei collegi rendono implicita una soglia di sbarramento che esclude i partiti più piccoli. È il sistema spagnolo. Ettore Rosato, coordinatore di Italia Viva e autore del sistema in vigore, liquida così la proposta dem: "Siamo al ridicolo. Il sistema spagnolo ha dimostrato in Spagna tutti i suoi effetti: elezioni a raffica negli ultimi due anni. Quindi chi dice "garantiamo la governabilità" e propone lo spagnolo si rende solo ridicolo. Perché in quel modo si garantisce l'instabilità". Però il Pd non sembra intenzionato a cedere. Ha già fatto passi indietro rispetto alla sua proposta originaria che era il doppio turno di collegio. Ieri ha persino risposto di no ad alcuni suoi dirigenti, Giorgio Gori in testa, che proponevano il sistema dei comuni: ballottaggio e maggioranze chiare. Quindi l'indicazione emersa nella riunione di ieri diventa una specie di linea Maginot. Sulla quale peraltro il Pd ha già il sì del Movimento 5 stelle.
Anche se Palazzo Chigi non è della partita, Giuseppe Conte non può stare tranquillo. È chiaro che la navigazione del governo può essere semplice se tutti i partiti della maggioranza convergono su una proposta. Al contrario, se singole forze condividono la strada di altri partiti dell'opposizione, il banco rischia di saltare.
Italia Viva si dichiara pronta ad accettare un proporzionale puro con sbarramento al 5 per cento. Qui inizia il gioco di sponda che per il momento decide il fallimento della trattativa. Si propone il 5 sapendo che in Parlamento poi si arriverà al 3 per cento. Del resto l'altra gamba del governo Leu non vuole un tetto troppo alto. Ma il Pd considera quest'idea inaccettabile.
Per uscire dall'impasse dem e grillini stanno organizzando un vertice la prossima settimana anche con i partiti di opposizione. Può essere un'offerta bipartisan da apprezzare ma anche un enorme pasticcio. Il Pd da giorni tratta con Giancarlo Giorgetti (che aveva lanciato l'ipotesi di un tavolo delle riforme) attraverso il vicesegretario Andrea Orlando. La Lega punta ad andare presto al voto quindi vuole una legge per farlo. Allo spagnolo non direbbe di no perché le eviterebbe di fare una coalizione di centrodestra (i rapporti di forza con Giorgia Meloni sono un po' cambiati e questo preoccupa). Ma come si fa? Il Pd scavalca la sua maggioranza?
D'altra parte, si moltiplicano le voci di altri contatti diretti tra Matteo Renzi e Matteo Salvini. In cui lo scambio, abbastanza fantascientifico, sarebbe: tu mi dai il proporzionale con lo sbarramento al 5 per cento e hai una legge pronta per andare alle urne al più presto. Anche questa comunque è una rottura del patto che tiene in piedi il governo. Infatti Dario Franceschini annusa l'aria di tempesta e si confida con un collega ministro: "Il Pd non dice per forza spagnolo. Va bene anche uno sbarramento alto. Ma bisogna trovare l'intesa su un modello proporzionale che non spacchi la maggioranza".
Nicola Zingaretti ottiene il mandato pieno della direzione (all'unanimità) per trattare su un proporzionale con collegi molto piccoli e liste di candidati corte. Si fotografa la volontà degli elettori ma le dimensioni dei collegi rendono implicita una soglia di sbarramento che esclude i partiti più piccoli. È il sistema spagnolo. Ettore Rosato, coordinatore di Italia Viva e autore del sistema in vigore, liquida così la proposta dem: "Siamo al ridicolo. Il sistema spagnolo ha dimostrato in Spagna tutti i suoi effetti: elezioni a raffica negli ultimi due anni. Quindi chi dice "garantiamo la governabilità" e propone lo spagnolo si rende solo ridicolo. Perché in quel modo si garantisce l'instabilità". Però il Pd non sembra intenzionato a cedere. Ha già fatto passi indietro rispetto alla sua proposta originaria che era il doppio turno di collegio. Ieri ha persino risposto di no ad alcuni suoi dirigenti, Giorgio Gori in testa, che proponevano il sistema dei comuni: ballottaggio e maggioranze chiare. Quindi l'indicazione emersa nella riunione di ieri diventa una specie di linea Maginot. Sulla quale peraltro il Pd ha già il sì del Movimento 5 stelle.
Anche se Palazzo Chigi non è della partita, Giuseppe Conte non può stare tranquillo. È chiaro che la navigazione del governo può essere semplice se tutti i partiti della maggioranza convergono su una proposta. Al contrario, se singole forze condividono la strada di altri partiti dell'opposizione, il banco rischia di saltare.
Italia Viva si dichiara pronta ad accettare un proporzionale puro con sbarramento al 5 per cento. Qui inizia il gioco di sponda che per il momento decide il fallimento della trattativa. Si propone il 5 sapendo che in Parlamento poi si arriverà al 3 per cento. Del resto l'altra gamba del governo Leu non vuole un tetto troppo alto. Ma il Pd considera quest'idea inaccettabile.
Per uscire dall'impasse dem e grillini stanno organizzando un vertice la prossima settimana anche con i partiti di opposizione. Può essere un'offerta bipartisan da apprezzare ma anche un enorme pasticcio. Il Pd da giorni tratta con Giancarlo Giorgetti (che aveva lanciato l'ipotesi di un tavolo delle riforme) attraverso il vicesegretario Andrea Orlando. La Lega punta ad andare presto al voto quindi vuole una legge per farlo. Allo spagnolo non direbbe di no perché le eviterebbe di fare una coalizione di centrodestra (i rapporti di forza con Giorgia Meloni sono un po' cambiati e questo preoccupa). Ma come si fa? Il Pd scavalca la sua maggioranza?
D'altra parte, si moltiplicano le voci di altri contatti diretti tra Matteo Renzi e Matteo Salvini. In cui lo scambio, abbastanza fantascientifico, sarebbe: tu mi dai il proporzionale con lo sbarramento al 5 per cento e hai una legge pronta per andare alle urne al più presto. Anche questa comunque è una rottura del patto che tiene in piedi il governo. Infatti Dario Franceschini annusa l'aria di tempesta e si confida con un collega ministro: "Il Pd non dice per forza spagnolo. Va bene anche uno sbarramento alto. Ma bisogna trovare l'intesa su un modello proporzionale che non spacchi la maggioranza".