Salvini battezza la nuova Lega e prepara la spallata ai giallo-rossi
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAOggi via al congresso che rottama il Carroccio nordista. Pronta l'accoglienza a nuovi transfughi M5S: "Nel 2020 si voterà". La speranza è che Renzi o il Pd stacchino la spina. L'ansia per la vicenda Gregoretti e i guai giudiziari: "O mi arrestano o vado avanti"
MILANO - "Non è che ci sia molto da girarci intorno. A questo punto o mi arrestano o vado avanti. Di certo, dalla mia parte ci sono milioni di italiani, ecco perché non ho paura".
Che strana vigilia di congresso ha vissuto Matteo Salvini. La sensazione di poter riavere in pugno l'Italia da qui a qualche mese, stavolta coi "pieni poteri" di Palazzo Chigi, e la contemporanea, sgradevolissima sensazione che tutto potrebbe sfuggirgli via come sabbia tra le dita. Come ad agosto. Peggio che ad agosto: con un "trappolone politico giudiziario" - lo definiscono in via Bellerio - pianificato per farlo fuori dalla scena, per sempre.
Non c'è solo il macigno del caso Gregoretti, con la richiesta di processo per sequestro di persona che Di Maio e Conte ora vogliono assecondare. Ci sono altri timori e altri rumori che rimbalzano dal Palazzo di Giustizia di Milano, voci di inchieste in dirittura d'arrivo col nuovo anno, epicentro il pal…
Che strana vigilia di congresso ha vissuto Matteo Salvini. La sensazione di poter riavere in pugno l'Italia da qui a qualche mese, stavolta coi "pieni poteri" di Palazzo Chigi, e la contemporanea, sgradevolissima sensazione che tutto potrebbe sfuggirgli via come sabbia tra le dita. Come ad agosto. Peggio che ad agosto: con un "trappolone politico giudiziario" - lo definiscono in via Bellerio - pianificato per farlo fuori dalla scena, per sempre.
Non c'è solo il macigno del caso Gregoretti, con la richiesta di processo per sequestro di persona che Di Maio e Conte ora vogliono assecondare. Ci sono altri timori e altri rumori che rimbalzano dal Palazzo di Giustizia di Milano, voci di inchieste in dirittura d'arrivo col nuovo anno, epicentro il pal…
MILANO - "Non è che ci sia molto da girarci intorno. A questo punto o mi arrestano o vado avanti. Di certo, dalla mia parte ci sono milioni di italiani, ecco perché non ho paura".
Che strana vigilia di congresso ha vissuto Matteo Salvini. La sensazione di poter riavere in pugno l'Italia da qui a qualche mese, stavolta coi "pieni poteri" di Palazzo Chigi, e la contemporanea, sgradevolissima sensazione che tutto potrebbe sfuggirgli via come sabbia tra le dita. Come ad agosto. Peggio che ad agosto: con un "trappolone politico giudiziario" - lo definiscono in via Bellerio - pianificato per farlo fuori dalla scena, per sempre.
Non c'è solo il macigno del caso Gregoretti, con la richiesta di processo per sequestro di persona che Di Maio e Conte ora vogliono assecondare. Ci sono altri timori e altri rumori che rimbalzano dal Palazzo di Giustizia di Milano, voci di inchieste in dirittura d'arrivo col nuovo anno, epicentro il palazzo della Regione, capitolo sanità.
Solo illazioni, per ora. Che hanno contribuito tuttavia ad avvelenare la vigilia del congresso lampo di questa mattina in un albergone della periferia milanese. Quello che deve sancire la "scissione" della Lega nazionale blu trumpiana di "Salvini premier" dalla bad company Lega Nord che dovrà sopravvivere per rimborsare i 49 milioni di euro sottratti allo Stato.
Cinquecento delegati convocati sotto Natale per sancire con un'alzata di mano il cambio di nome e statuto che il capo ha già deciso (assente per protesta la minoranza che fa capo a Gianni Fava). Ci saranno invece le Sardine, autoconvocate per un flashmob antisovranista. Sarà la spina nel fianco perpetua, ormai, per l'aspirante premier. Il quale sembra avere altri pensieri, per ora.
"A Milano c'è qualcuno che mi vuole arrestare - ha urlato dal palco, ieri ad Aosta, nuova frontiera elettorale - non per corruzione ma per sequestro di persona, perché ho bloccato lo sbarco di 140 persone. Ma quando ci sarà il processo sarà una festa della libertà", avverte.
Perché immagina che tutto possa consumarsi a febbraio, col voto in aula per l'autorizzazione a procedere che arriverebbe dopo le elezioni in Emilia Romagna del 26 maggio e dopo che altri cinque o sei senatori grillini - queste le stime al pallottoliere leghista - completeranno l'esodo verso l'opposizione. Dopo cioè che la maggioranza Conte avrà perso altri decisivi tasselli.
A Palazzo Madama è al cellulare del capogruppo leghista Massimiliano Romeo che, raccontano, stanno arrivando parecchie chiamate di colleghi senatori, ex alleati del M5S. Lui, com'è scontato, minimizza, smussa gli entusiasmi. "La campagna acquisti non è nel dna della Lega - è la sua premessa - Se poi c'è qualcuno che ha già lavorato con noi e che condivide il nostro progetto, siamo disponibili a ragionare, come avvenuto con i tre passati con noi. Resto convinto però che il governo Conte non cadrà per il passaggio di uno o più senatori, ma solo quando Renzi o Zingaretti decideranno che è giunta l'ora di staccare la spina".
Il primo soprattutto, sognano i leghisti. E quei parlamentari di Italia Viva che non danno più per scontato, per esempio, il via libera in giunta e poi in aula al processo per Salvini. Gli avversari sono altri, in questo momento, non certo Renzi.
"Conte e Di Maio mi fanno pena, sono loro che svendono la dignità per un processo a Salvini, cambieranno mestiere, chiederanno il reddito di cittadinanza", è l'avvertimento rabbioso del capo leghista. "Perché una cosa è certa, nel 2020 si voterà. Sarà l'anno della liberazione". Nel frattempo, pianifica il Vietnam.
Palazzo Chigi fa sapere che nel caso Gregoretti Salvini ha agito in piena autonomia? Fonti della Lega annunciano che il senatore "ha conservato copia delle interlocuzioni scritte avvenute, numerosi contatti anche tra ministero dell'Interno, Presidenza del Consiglio, ministero degli Esteri e organismi comunitari". Documentazione che, viene precisato, "al momento non verrà diffusa".
Non ora, ma presto: i legali del segretario, con la supervisione di Giulia Bongiorno come avvenuto nel precedente caso, stanno valutando se allegare quelle "interlocuzioni" alla memoria difensiva che andrà depositata entro il 3 gennaio in giunta per le autorizzazioni del Senato, in vista del voto del 20. A febbraio la parola passerà all'aula, ma con la roulette del voto segreto. E soprattutto, è il sogno di Salvini, con uno scenario politico "completamente mutato".
Che strana vigilia di congresso ha vissuto Matteo Salvini. La sensazione di poter riavere in pugno l'Italia da qui a qualche mese, stavolta coi "pieni poteri" di Palazzo Chigi, e la contemporanea, sgradevolissima sensazione che tutto potrebbe sfuggirgli via come sabbia tra le dita. Come ad agosto. Peggio che ad agosto: con un "trappolone politico giudiziario" - lo definiscono in via Bellerio - pianificato per farlo fuori dalla scena, per sempre.
Non c'è solo il macigno del caso Gregoretti, con la richiesta di processo per sequestro di persona che Di Maio e Conte ora vogliono assecondare. Ci sono altri timori e altri rumori che rimbalzano dal Palazzo di Giustizia di Milano, voci di inchieste in dirittura d'arrivo col nuovo anno, epicentro il palazzo della Regione, capitolo sanità.
Solo illazioni, per ora. Che hanno contribuito tuttavia ad avvelenare la vigilia del congresso lampo di questa mattina in un albergone della periferia milanese. Quello che deve sancire la "scissione" della Lega nazionale blu trumpiana di "Salvini premier" dalla bad company Lega Nord che dovrà sopravvivere per rimborsare i 49 milioni di euro sottratti allo Stato.
Cinquecento delegati convocati sotto Natale per sancire con un'alzata di mano il cambio di nome e statuto che il capo ha già deciso (assente per protesta la minoranza che fa capo a Gianni Fava). Ci saranno invece le Sardine, autoconvocate per un flashmob antisovranista. Sarà la spina nel fianco perpetua, ormai, per l'aspirante premier. Il quale sembra avere altri pensieri, per ora.
"A Milano c'è qualcuno che mi vuole arrestare - ha urlato dal palco, ieri ad Aosta, nuova frontiera elettorale - non per corruzione ma per sequestro di persona, perché ho bloccato lo sbarco di 140 persone. Ma quando ci sarà il processo sarà una festa della libertà", avverte.
Perché immagina che tutto possa consumarsi a febbraio, col voto in aula per l'autorizzazione a procedere che arriverebbe dopo le elezioni in Emilia Romagna del 26 maggio e dopo che altri cinque o sei senatori grillini - queste le stime al pallottoliere leghista - completeranno l'esodo verso l'opposizione. Dopo cioè che la maggioranza Conte avrà perso altri decisivi tasselli.
A Palazzo Madama è al cellulare del capogruppo leghista Massimiliano Romeo che, raccontano, stanno arrivando parecchie chiamate di colleghi senatori, ex alleati del M5S. Lui, com'è scontato, minimizza, smussa gli entusiasmi. "La campagna acquisti non è nel dna della Lega - è la sua premessa - Se poi c'è qualcuno che ha già lavorato con noi e che condivide il nostro progetto, siamo disponibili a ragionare, come avvenuto con i tre passati con noi. Resto convinto però che il governo Conte non cadrà per il passaggio di uno o più senatori, ma solo quando Renzi o Zingaretti decideranno che è giunta l'ora di staccare la spina".
Il primo soprattutto, sognano i leghisti. E quei parlamentari di Italia Viva che non danno più per scontato, per esempio, il via libera in giunta e poi in aula al processo per Salvini. Gli avversari sono altri, in questo momento, non certo Renzi.
"Conte e Di Maio mi fanno pena, sono loro che svendono la dignità per un processo a Salvini, cambieranno mestiere, chiederanno il reddito di cittadinanza", è l'avvertimento rabbioso del capo leghista. "Perché una cosa è certa, nel 2020 si voterà. Sarà l'anno della liberazione". Nel frattempo, pianifica il Vietnam.
Palazzo Chigi fa sapere che nel caso Gregoretti Salvini ha agito in piena autonomia? Fonti della Lega annunciano che il senatore "ha conservato copia delle interlocuzioni scritte avvenute, numerosi contatti anche tra ministero dell'Interno, Presidenza del Consiglio, ministero degli Esteri e organismi comunitari". Documentazione che, viene precisato, "al momento non verrà diffusa".
Non ora, ma presto: i legali del segretario, con la supervisione di Giulia Bongiorno come avvenuto nel precedente caso, stanno valutando se allegare quelle "interlocuzioni" alla memoria difensiva che andrà depositata entro il 3 gennaio in giunta per le autorizzazioni del Senato, in vista del voto del 20. A febbraio la parola passerà all'aula, ma con la roulette del voto segreto. E soprattutto, è il sogno di Salvini, con uno scenario politico "completamente mutato".