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Conte blocca la nascita dei gruppi di Fioramonti: “Mettono a rischio il governo”

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Il presidente del Consiglio non vuole alimentare i sospetti di Di Maio: “Bastano i quattro partiti che già mi sostengono” Per il leader del Movimento Cinque Stelle ora è difficile indicare un nome per l’Istruzione
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L'operazione "responsabili", col fantomatico "gruppo di Conte" in supporto al governo, è già naufragata. Ammesso che fosse mai partita. In ogni caso, è andata giù in queste ore, sotto i flutti e la tempesta che sta imperversando nel mare mai quieto dei Cinque Stelle. Raccontano sia stato lo stesso premier a stroncare sul nascere qualsiasi velleità del suo ormai ex ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti. Guai a dare la sponda ai sospetti di Luigi Di Maio, alle prese con quel Vietnam parlamentare che sono diventati - e non da ora - i gruppi M5S.

"Qualsiasi iniziativa, in questo momento, finirebbe col destabilizzare il mio esecutivo", ha confidato il capo del governo ai collaboratori più fidati. "Preferisco andare avanti con i quattro partiti che mi sostengono, sono già sufficienti". Non a caso, Giuseppe Conte ha voluto chiudere nel giro di 48 ore la pratica Fioramonti e i dubbi che si …
L'operazione "responsabili", col fantomatico "gruppo di Conte" in supporto al governo, è già naufragata. Ammesso che fosse mai partita. In ogni caso, è andata giù in queste ore, sotto i flutti e la tempesta che sta imperversando nel mare mai quieto dei Cinque Stelle. Raccontano sia stato lo stesso premier a stroncare sul nascere qualsiasi velleità del suo ormai ex ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti. Guai a dare la sponda ai sospetti di Luigi Di Maio, alle prese con quel Vietnam parlamentare che sono diventati - e non da ora - i gruppi M5S.

"Qualsiasi iniziativa, in questo momento, finirebbe col destabilizzare il mio esecutivo", ha confidato il capo del governo ai collaboratori più fidati. "Preferisco andare avanti con i quattro partiti che mi sostengono, sono già sufficienti". Non a caso, Giuseppe Conte ha voluto chiudere nel giro di 48 ore la pratica Fioramonti e i dubbi che si annidavano dietro le dimissioni depositate a sorpresa alla vigilia di Natale. Quelli cioè legati a un'ipotetica mossa concordata, che sarebbe dovuta approdare magari al rifiuto delle dimissioni da parte del premier. O magari al lancio di un gruppo autonomo filogovernativo guidato dallo stesso Fioramonti. Nulla di tutto questo. Palazzo Chigi ha fatto trascorrere Santo Stefano e poi ha subito accolto e formalmente archiviato il passo indietro del responsabile dell'Istruzione.

Conte, di certo, avrebbe voluto chiudere con altrettanta celerità la pratica nominando anche il successore. Ma non poteva farlo da solo. Il nome andrà indicato dal capo del Movimento, perché è ai 5 stelle che "spetta" quella poltrona. Senza rimpasti e rischiosi rimescolamenti. E Di Maio - alla luce della balcanizzazione interna - ha difficoltà a designare a freddo il ministro che prenderà il posto di Fioramonti. Il borsino di governo ieri sera dava in testa Lucia Azzolina, attuale giovane sottosegretaria al dicastero, deputata siciliana che da settembre a oggi, anche alla luce della sua esperienza - è insegnante - sarebbe riuscita a conquistarsi il gradimento di buona parte del mondo della scuola. Lo stesso premier avrebbe dato il suo benestare. Ma il pallino è appunto in mano al ministro degli Esteri e solo lui potrà sciogliere il nodo, forse non prima della settimana prossima. Restano in corsa i nomi del presidente dell'Antimafia Nicola Morra, che tuttavia sconterebbe la distanza marcata da tempo dal capo del Movimento, quello di Luigi Gallo, considerato vicino al presidente della Camera Fico, quello del questore di Montecitorio Francesco D'Uva. Il Pd, come spiegano i suoi dirigenti, si è subito tenuto fuori dalla partita. Momento delicato ed equilibri troppo instabili nel Movimento. Stesso discorso per i renziani.

Così, a tessere ancora una volta i fili di una complicata convivenza sarà l'Avvocato di Palazzo Chigi. Questa mattina Conte terrà a Villa Madama la conferenza stampa di fine anno. Sarà l'occasione per scattare la "fotografia" a poco più di cento giorni dalla nascita dell'esecutivo giallorosso. Nel suo "cappello" introduttivo, prima di rispondere alle domande dei giornalisti in diretta tv, il premier punterà soprattutto sul concetto di "ripartenza" economica del Paese. Resa possibile, questa la lettura della presidenza, dalla manovra appena approvata, forte dello stop all'aumento dell'Iva e delle misure di incentivo allo sviluppo e di lotta all'evasione fiscale. Conte non dirà che tutto va a gonfie vele, sarebbe poco credibile. La maggioranza vacilla, soprattutto in Senato, il M5S è in balia dei venti, Renzi resta in agguato. Ma insisterà sulla possibilità e la necessità di stilare l'agenda 2023 riprendendo i 29 punti su cui è nato il Conte bis il 5 settembre.

Occorrerà un "tagliando" e si farà subito dopo la ripresa post festiva, assicurerà. Già il 7 gennaio con il vertice in programma sulla prescrizione, dossier incandescente rimasto aperto alla vigilia di Natale. Ma la conferenza di oggi potrebbe essere una nuova occasione per Conte per liberarsi di qualche sassolino nei confronti del "nemico" pubblico numero uno del suo governo: Matteo Salvini. Se gli verrà chiesto che posizione assumerà quando a febbraio approderà al Senato la richiesta di processo per l'ex ministro dell'Interno, sotto accusa per presunto sequestro di persona nella vicenda Gregoretti, risponderà che a differenza che nel caso precedente, in questa occasione il capo della Lega avrebbe assunto le sue decisioni al Viminale in piena autonomia. Se il premier lo dirà davvero, sarà un modo per confermare il suo via libera al processo.