CARPI (MODENA) - "Di misura, non dilagheremo come in Umbria, ma sia chiaro che qui noi vinciamo. E conterà solo quello: dal 27 gennaio cambierà il mondo". Matteo Salvini si ferma un istante, interrompe la passeggiata sotto il lungo porticato di Corso Alberto Pio, a Carpi, e guarda negli occhi. Sembra convinto. I voti sta venendo a prenderseli uno a uno, al freddo e nella nebbia, il suo è un porta a porta capillare, negozio per negozio: il caffé al bar, il cioccolatino in pasticceria, l'incoraggiamento alla signora che dopo 40 anni chiude il negozio di dischi sotto i portici "perché non reggiamo più e come me altri dieci qui in centro", entra da "Intimissimi" e compra un paio di boxer con elefantini e uno con gli elmetti. Visita le aziende agricole della zona, la mega stalla di Mario Bertollo a Fossoli, con le sue cento mucche tenute sotto un capannone ancora a rischio, a otto anni dal terremoto, perch&ea…
CARPI (MODENA) - "Di misura, non dilagheremo come in Umbria, ma sia chiaro che qui noi vinciamo. E conterà solo quello: dal 27 gennaio cambierà il mondo". Matteo Salvini si ferma un istante, interrompe la passeggiata sotto il lungo porticato di Corso Alberto Pio, a Carpi, e guarda negli occhi. Sembra convinto. I voti sta venendo a prenderseli uno a uno, al freddo e nella nebbia, il suo è un porta a porta capillare, negozio per negozio: il caffé al bar, il cioccolatino in pasticceria, l'incoraggiamento alla signora che dopo 40 anni chiude il negozio di dischi sotto i portici "perché non reggiamo più e come me altri dieci qui in centro", entra da "Intimissimi" e compra un paio di boxer con elefantini e uno con gli elmetti. Visita le aziende agricole della zona, la mega stalla di Mario Bertollo a Fossoli, con le sue cento mucche tenute sotto un capannone ancora a rischio, a otto anni dal terremoto, perché "la Regione non mi aiuta". E gli entra fin dentro casa, dove la famiglia ha organizzato un rinfresco, culatello, lambrusco e formaggi.
Davvero così sicuro che tutto questo si trasformerà in voti, tra due settimane? "Sì, perché qui tutti mi dicono che votavano comunista ma ora non più perché questi di oggi non sono più comunisti, sono altra roba". E allora sogna di raccoglierli lui quei consensi in libera uscita. "Vinceremo qui e in Calabria, il 26, il M5S prenderà il 5 per cento. Dove andranno a quel punto? Quanto potranno resistere sulle poltrone? Non andranno lontano, perché dove ci fanno votare vinciamo noi, non c'è più storia, succederà anche in Toscana - dice spavaldo mentre un ragazzo di colore chiede un selfie - Tanto hanno paura che hanno paralizzato il Paese per 20 giorni, in attesa del voto e della sconfitta". Ma la campagna la sta facendo lei, non Lucia Borgonzoni, sparita dalla scena, a sentire Stefano Bonaccini. "Ci siamo divisi i compiti e le zone, per questo lei non si vede, il governatore pensi a Facebook, ormai si vede solo lì, qui in giro ci sono solo io".
Mattina presto a Finale Emilia, poi Carpi, un caseificio a San Possidonio e un'azienda biomedica a Mirandola, prima del comizio improvvisato nel centro storico di Modena, vicino a un pub. Non più di duecento simpatizzanti. Niente Piazza Grande che forse lo è troppo per il popolo di Salvini, nella città di Bonaccini e del grande exploit di dicembre delle sardine sotto la pioggia. "Ma il 26 non voteranno i pesci, votano uomini e donne", taglia corto lui. "C'è un Paese in ginocchio, l'economia ferma, la guerra fuori dalla porta e di cosa si discute in Italia? Della censura di Rula Jebreal a Sanremo, una giornalista palestinese che ha definito gli italiani razzisti e fascisti, ora infine assoldata a quanto pare. Ma questo è un Paese di matti!" Scende la nebbia e il buio quando raggiunge Modena. Preoccupato dalla crisi internazionale? "Molto. Soprattutto per la Libia, praticamente casa nostra. Sono in contatto riservatamente con fonti libiche, le ho coltivate per più di un anno al Viminale". Che ne pensa della politica estera di Di Maio? "Prendersela con Di Maio è come sparare sulla Croce Rossa. Il problema si chiama Giuseppe Conte e la sua politica. Non aveva detto che alla Libia ci pensava lui? Si è visto. Già la conferenza di Palermo, disertata da tutti, è stata un fallimento, ma lui era soddisfatto per l'averci escluso, nonostante il Viminale seguisse la crisi da mesi".
La sfilza di selfie viene interrotta solo da un'anziana che lo ferma per chiedere l'autografo. Coi suoi, infreddoliti sotto i portici della sera modenese, cavalca il cavallo di battaglia del processo chiesto a suo carico per il caso Gregoretti. "Facciamo che io vengo qui il 27 dopo la vittoria, voi venite a febbraio a testimoniare nel mio processo". Lontano dal palco il tono si fa più grave. "La sinistra vuole eliminarmi per vie giudiziarie non potendomi sconfiggere politicamente. Vorrei sapere dai magistrati quanto sta costando la mia indagine, avrei voglia di guardarli negli occhi". Lo sa che in giunta e in aula sulla carta non ha scampo? "Processeranno con me milioni di italiani, non ho paura - sostiene - ho difeso i confini". Il comizio si chiude col "Ballo del mattone" di Rita Pavone "sovranista e perciò nuovo nemico del popolo per la sinistra", è l'ultima sparata. "Ora chi vuole un selfie si metta in fila qui sotto, si comincia da destra".
Davvero così sicuro che tutto questo si trasformerà in voti, tra due settimane? "Sì, perché qui tutti mi dicono che votavano comunista ma ora non più perché questi di oggi non sono più comunisti, sono altra roba". E allora sogna di raccoglierli lui quei consensi in libera uscita. "Vinceremo qui e in Calabria, il 26, il M5S prenderà il 5 per cento. Dove andranno a quel punto? Quanto potranno resistere sulle poltrone? Non andranno lontano, perché dove ci fanno votare vinciamo noi, non c'è più storia, succederà anche in Toscana - dice spavaldo mentre un ragazzo di colore chiede un selfie - Tanto hanno paura che hanno paralizzato il Paese per 20 giorni, in attesa del voto e della sconfitta". Ma la campagna la sta facendo lei, non Lucia Borgonzoni, sparita dalla scena, a sentire Stefano Bonaccini. "Ci siamo divisi i compiti e le zone, per questo lei non si vede, il governatore pensi a Facebook, ormai si vede solo lì, qui in giro ci sono solo io".
Mattina presto a Finale Emilia, poi Carpi, un caseificio a San Possidonio e un'azienda biomedica a Mirandola, prima del comizio improvvisato nel centro storico di Modena, vicino a un pub. Non più di duecento simpatizzanti. Niente Piazza Grande che forse lo è troppo per il popolo di Salvini, nella città di Bonaccini e del grande exploit di dicembre delle sardine sotto la pioggia. "Ma il 26 non voteranno i pesci, votano uomini e donne", taglia corto lui. "C'è un Paese in ginocchio, l'economia ferma, la guerra fuori dalla porta e di cosa si discute in Italia? Della censura di Rula Jebreal a Sanremo, una giornalista palestinese che ha definito gli italiani razzisti e fascisti, ora infine assoldata a quanto pare. Ma questo è un Paese di matti!" Scende la nebbia e il buio quando raggiunge Modena. Preoccupato dalla crisi internazionale? "Molto. Soprattutto per la Libia, praticamente casa nostra. Sono in contatto riservatamente con fonti libiche, le ho coltivate per più di un anno al Viminale". Che ne pensa della politica estera di Di Maio? "Prendersela con Di Maio è come sparare sulla Croce Rossa. Il problema si chiama Giuseppe Conte e la sua politica. Non aveva detto che alla Libia ci pensava lui? Si è visto. Già la conferenza di Palermo, disertata da tutti, è stata un fallimento, ma lui era soddisfatto per l'averci escluso, nonostante il Viminale seguisse la crisi da mesi".
La sfilza di selfie viene interrotta solo da un'anziana che lo ferma per chiedere l'autografo. Coi suoi, infreddoliti sotto i portici della sera modenese, cavalca il cavallo di battaglia del processo chiesto a suo carico per il caso Gregoretti. "Facciamo che io vengo qui il 27 dopo la vittoria, voi venite a febbraio a testimoniare nel mio processo". Lontano dal palco il tono si fa più grave. "La sinistra vuole eliminarmi per vie giudiziarie non potendomi sconfiggere politicamente. Vorrei sapere dai magistrati quanto sta costando la mia indagine, avrei voglia di guardarli negli occhi". Lo sa che in giunta e in aula sulla carta non ha scampo? "Processeranno con me milioni di italiani, non ho paura - sostiene - ho difeso i confini". Il comizio si chiude col "Ballo del mattone" di Rita Pavone "sovranista e perciò nuovo nemico del popolo per la sinistra", è l'ultima sparata. "Ora chi vuole un selfie si metta in fila qui sotto, si comincia da destra".