Meloni ruba voti a Salvini: “E il 27 voglio le elezioni anticipate”
Carmelo Lopapa , dal nostro inviato CARMELO LOPAPAAlla "Sorella d'Italia" il 33% del gradimento, un punto più del leader leghista. "In Emilia Romagna e in Calabria vinciamo e Mattarella dovrà tenerne conto"
FERRARA - La cavalcata di Giorgia Meloni è un exploit che sovverte equilibri, alimenta invidie, innesca un derby nervoso e senza precedenti a destra. Un voto dopo l'altro rosicchiato agli alleati, Lega inclusa, ed eccola lì, la sorpresa di inizio 2020: scavalcato Matteo Salvini nel primo sondaggio (Ixè) sul leader che gode di maggiore fiducia (33 per cento per lui, 32 per lui), seconda assoluta alle spalle del premier Conte. Ma soprattutto, la Lega scende per la prima volta sotto la soglia psicologica del 30% mentre Fratelli d'Italia si consolida in doppia cifra, al 10,7. Forza Italia persa laggiù in fondo. Il leader leghista batte paese per paese l'Emilia Romagna per tirare la volata a Lucia Borgonzoni e al suo partito? E allora Giorgia viene a piazzare una bandiera nella Ferrara ormai salviniana in mano ad Alan Fabbri.
Sala del Palazzo Ex Borsa gremito con 500 militanti nel primo pomeriggio di un gelido mercoledì della Bassa emiliana. …
Sala del Palazzo Ex Borsa gremito con 500 militanti nel primo pomeriggio di un gelido mercoledì della Bassa emiliana. …
FERRARA - La cavalcata di Giorgia Meloni è un exploit che sovverte equilibri, alimenta invidie, innesca un derby nervoso e senza precedenti a destra. Un voto dopo l'altro rosicchiato agli alleati, Lega inclusa, ed eccola lì, la sorpresa di inizio 2020: scavalcato Matteo Salvini nel primo sondaggio (Ixè) sul leader che gode di maggiore fiducia (33 per cento per lui, 32 per lui), seconda assoluta alle spalle del premier Conte. Ma soprattutto, la Lega scende per la prima volta sotto la soglia psicologica del 30% mentre Fratelli d'Italia si consolida in doppia cifra, al 10,7. Forza Italia persa laggiù in fondo. Il leader leghista batte paese per paese l'Emilia Romagna per tirare la volata a Lucia Borgonzoni e al suo partito? E allora Giorgia viene a piazzare una bandiera nella Ferrara ormai salviniana in mano ad Alan Fabbri.
Sala del Palazzo Ex Borsa gremito con 500 militanti nel primo pomeriggio di un gelido mercoledì della Bassa emiliana. Non è un mistero: Salvini - che per indole non tollera alcuna ombra sul suo cammino - da qualche tempo è assai insofferente verso questa competizione esplosa giusto nel suo recinto elettorale: quello della destra sovranista. Lei decide di fare una puntata domani in Calabria in vista del voto del 26? L'ex vicepremier irrompe lo stesso giorno con cinque appuntamenti da Cosenza a Crotone. Colpo su colpo.
"Questa storia della competizione piace a voi giornalisti, il mio obiettivo non è arrivare al governo a scapito dei miei avversari", prova a minimizzare Meloni davanti a una cioccolata fumante, seduta al divanetto di un caffè dopo il flashmob davanti alla sede della CariFe e i 39 minuti di comizio (e i 20 di selfie: proporzione esattamente inversa a quella standard di Salvini). "La nostra crescita mi entusiasma, certo, ci è costata sacrifici. Come la spiego?". Si ferma a pensarci: "Molto proviene dall'elettorato di destra che si era spostato nel M5S e che ora torna a casa, altro dai partiti alleati. Poi ci sarebbe la tesi dell'Harry's Bar di Vittorio Sgarbi", sorride.
Il critico e parlamentare, capolista per Fi a Bologna alle regionali, da ferrarese è venuto a salutarla sotto il tetto a vetri dell'Ex Borsa: "Grazie a Giorgia ormai è Sorelle d'Italia, altro che Fratelli. Berlusconi non c'è più, ma in Fi ci sono io, poi c'è lei che sta scalzando tutti perché la gente la riconosce, per coerenza, è sempre stata lì, a destra, non si è spostata. Come l'Harry's Bar, appunto. Che non si smuove da lì. Non come Bonaccini che nasconde il suo partito".
Passato il ciclone Sgarbi, Meloni torna seria. Lei e i suoi avrebbero preferito candidare il giovane e arrembante Galeazzo Bignami, bolognese e figlio d'arte, al posto della leghista. Alla fine l'ha spuntata ancora una volta Salvini, che punta alla caccia grossa nelle due regioni da sempre rosse. "Ma ora sono convinta anche io che il 26 si vince incredibilmente anche qui - dice la ex ministra dei governi Berlusconi - Altro che testa a testa: era dato alla vigilia pure in Umbria, poi abbiamo vinto con venti punti di distacco". Parte da qui l'affondo diretto sul Quirinale.
"Lunedì 27 - riprende, tailleur chiaro e sciarpa - il presidente della Repubblica Mattarella dovrà prendere atto che il Palazzo è ormai in rotta coi cittadini, l'istituto dello scioglimento delle Camere è una prerogativa nell'interesse degli italiani". State tirando per la giacca il capo dello Stato? "No, dico solo che spetterà a lui dare senso e attuazione all'articolo 1 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo. Tenere in vita questo governo sarebbe un accanimento terapeutico, chi lo fa se ne assume la responsabilità".
Giorgia Meloni pensa davvero che da qui a qualche mese si ritroverà al governo, magari da ministra e di peso. Se lo fosse adesso dovrebbe gestirebbe la crisi in Libia e le missioni dei militari italiani in uno scenario di guerra. "Conte deve riferire in Parlamento e dovremo dare tutti chiarezza alle missioni dei nostri ragazzi, che altrimenti restano davvero esposti a rischio. L'Italia è assente quando invece dovrebbe guidare la politica europea sulla Libia, perché siamo noi il fronte più esposto".
La "Sorella d'Italia" fa rientro a Roma. Salvini invece continua a presidiare il territorio, galvanizzato dalle voci di un testa a testa che sarebbe già senza precedenti da 50 anni. Dopo la giornata nel Parmense oggi sarà la volta di Reggio Emilia, nell'enclave un tempo prodiana.
Sala del Palazzo Ex Borsa gremito con 500 militanti nel primo pomeriggio di un gelido mercoledì della Bassa emiliana. Non è un mistero: Salvini - che per indole non tollera alcuna ombra sul suo cammino - da qualche tempo è assai insofferente verso questa competizione esplosa giusto nel suo recinto elettorale: quello della destra sovranista. Lei decide di fare una puntata domani in Calabria in vista del voto del 26? L'ex vicepremier irrompe lo stesso giorno con cinque appuntamenti da Cosenza a Crotone. Colpo su colpo.
"Questa storia della competizione piace a voi giornalisti, il mio obiettivo non è arrivare al governo a scapito dei miei avversari", prova a minimizzare Meloni davanti a una cioccolata fumante, seduta al divanetto di un caffè dopo il flashmob davanti alla sede della CariFe e i 39 minuti di comizio (e i 20 di selfie: proporzione esattamente inversa a quella standard di Salvini). "La nostra crescita mi entusiasma, certo, ci è costata sacrifici. Come la spiego?". Si ferma a pensarci: "Molto proviene dall'elettorato di destra che si era spostato nel M5S e che ora torna a casa, altro dai partiti alleati. Poi ci sarebbe la tesi dell'Harry's Bar di Vittorio Sgarbi", sorride.
Il critico e parlamentare, capolista per Fi a Bologna alle regionali, da ferrarese è venuto a salutarla sotto il tetto a vetri dell'Ex Borsa: "Grazie a Giorgia ormai è Sorelle d'Italia, altro che Fratelli. Berlusconi non c'è più, ma in Fi ci sono io, poi c'è lei che sta scalzando tutti perché la gente la riconosce, per coerenza, è sempre stata lì, a destra, non si è spostata. Come l'Harry's Bar, appunto. Che non si smuove da lì. Non come Bonaccini che nasconde il suo partito".
Passato il ciclone Sgarbi, Meloni torna seria. Lei e i suoi avrebbero preferito candidare il giovane e arrembante Galeazzo Bignami, bolognese e figlio d'arte, al posto della leghista. Alla fine l'ha spuntata ancora una volta Salvini, che punta alla caccia grossa nelle due regioni da sempre rosse. "Ma ora sono convinta anche io che il 26 si vince incredibilmente anche qui - dice la ex ministra dei governi Berlusconi - Altro che testa a testa: era dato alla vigilia pure in Umbria, poi abbiamo vinto con venti punti di distacco". Parte da qui l'affondo diretto sul Quirinale.
"Lunedì 27 - riprende, tailleur chiaro e sciarpa - il presidente della Repubblica Mattarella dovrà prendere atto che il Palazzo è ormai in rotta coi cittadini, l'istituto dello scioglimento delle Camere è una prerogativa nell'interesse degli italiani". State tirando per la giacca il capo dello Stato? "No, dico solo che spetterà a lui dare senso e attuazione all'articolo 1 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo. Tenere in vita questo governo sarebbe un accanimento terapeutico, chi lo fa se ne assume la responsabilità".
Giorgia Meloni pensa davvero che da qui a qualche mese si ritroverà al governo, magari da ministra e di peso. Se lo fosse adesso dovrebbe gestirebbe la crisi in Libia e le missioni dei militari italiani in uno scenario di guerra. "Conte deve riferire in Parlamento e dovremo dare tutti chiarezza alle missioni dei nostri ragazzi, che altrimenti restano davvero esposti a rischio. L'Italia è assente quando invece dovrebbe guidare la politica europea sulla Libia, perché siamo noi il fronte più esposto".
La "Sorella d'Italia" fa rientro a Roma. Salvini invece continua a presidiare il territorio, galvanizzato dalle voci di un testa a testa che sarebbe già senza precedenti da 50 anni. Dopo la giornata nel Parmense oggi sarà la volta di Reggio Emilia, nell'enclave un tempo prodiana.