Il convegno su "Le nuove forme dell'antisemitismo"
Salvini e il convegno senza Segre: “No all’alibi di dover parlare di tutto”
Carmelo Lopapa
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di CARMELO LOPAPA
Il leader della Lega e la polemica indiretta con la senatrice a vita. La comunità ebraica: “Lui è un riferimento per l’estrema destra”
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
ROMA. Il tentativo era quello di accreditarsi come leader lontano dagli estremismi, soprattutto dall’antisemitismo strisciante della destra europea più nera e inquietante. Presentarsi come amico di Israele e di Netanyahu in particolare. Convincere così l’opinione pubblica, non solo italiana, di avere le carte in regola per sedere un giorno a Palazzo Chigi, se gli elettori glielo consentiranno. Ma se questo era l’obiettivo di Matteo Salvini col convegno organizzato a Palazzo Giustiniani a Roma dal titolo “Nuove forme dell’antisemitismo” — la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati a introdurre i lavori, l’ambasciatore israeliano a Roma Eydar Dror presente, direttori di alcune testate giornalistiche in sala e relatori venuti da Gerusalemme — ecco, non si può dire che l’obiettivo sia stato centrato.
E non solo perché la più attesa delle personalità invitate, la senatrice a vit…
ROMA. Il tentativo era quello di accreditarsi come leader lontano dagli estremismi, soprattutto dall’antisemitismo strisciante della destra europea più nera e inquietante. Presentarsi come amico di Israele e di Netanyahu in particolare. Convincere così l’opinione pubblica, non solo italiana, di avere le carte in regola per sedere un giorno a Palazzo Chigi, se gli elettori glielo consentiranno. Ma se questo era l’obiettivo di Matteo Salvini col convegno organizzato a Palazzo Giustiniani a Roma dal titolo “Nuove forme dell’antisemitismo” — la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati a introdurre i lavori, l’ambasciatore israeliano a Roma Eydar Dror presente, direttori di alcune testate giornalistiche in sala e relatori venuti da Gerusalemme — ecco, non si può dire che l’obiettivo sia stato centrato.
E non solo perché la più attesa delle personalità invitate, la senatrice a vita Liliana Segre, da giorni aveva declinato l’invito con solide motivazioni («Occorre anche la ripulsa del razzismo»). Ma anche perché, sotto i tetti affrescati della prestigiosa Sala Zuccari, hanno lasciato le sedie vuote i vertici della Comunità ebraica italiana. Per non dire della tesi di fondo con cui si sono chiusi i lavori, quella che ha fatto coincidere l’antisemitismo con l’antisionismo: chi è nemico di Israele e del suo governo è un antisemita, appunto.
Convegno antisemitismo senza Segre, Salvini: "Dispiace che qualcuno non sia qui, solita metodologia all'italiana"
Quando tira le somme, il leader della Lega lo dice chiaramente: «Abbiamo il dovere di combattere chi dice che gli ebrei sono i nazisti di oggi: c’è chi lo pensa nel mondo islamico, ma anche in certi mondi in Europa». Oppure: «Chi vuole cancellare Israele ha un avversario in noi. Odiare Israele ha già fatto troppi danni nella storia». Si riferisce in parte alla senatrice sopravvissuta ai lager ma soprattutto agli intellettuali che hanno disertato l’appuntamento, invece, in un altro affondo: «Mi spiace che qualcuno non sia oggi qui perché avremmo dovuto parlare di tutto, è una classica metodologia italiana». Salvo poi precisare che «Liliana Segre ha tanto da insegnare. Carola Rackete no». Ad applaudirlo in platea, oltre allo stato maggiore del partito, anche Fiamma Nirenstein, giornalista e scrittrice, oggi editorialista del Giornale, da tempo ormai consigliere ombra dell’ex vicepremier sulle vicende legate a Israele. Parlano la presidente Casellati («Il rigurgito antisemita è espressione di un più generale sentimento di avversione verso le diversità»), l’ambasciatore di Israele in Italia, Eydar Dror, («Lo Stato di Israele è la polizza assicurativa di tutti gli ebrei nel mondo»), poi la relazione di Dore Gold, presidente del Jerusalem center for Public affairs, uno dei più ascoltati consiglieri del premier israeliano.
Tutto fila liscio fino alle domande finali dei giornalisti. Punto sulle politiche migratorie e sulle accuse di razzismo, il leader della Lega perde le staffe, alza le barricate: «Non confondiamo il legittimo controllo delle frontiere e dell’immigrazione con la barbarie della Shoah e dell’odio verso Israele. Assurdo accusare me di razzismo per aver fatto il mio dovere nel controllare le frontiere». La presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, pur assente, fa sapere di aver apprezzato l’iniziativa, ma aggiunge che «Salvini deve prendere atto di essere una figura di riferimento dei gruppi di estrema destra», e non deve legittimarli. Il leghista, interrogato nel convegno sui suoi rapporti con CasaPound e Forza Nuova, aveva negato: «Non esistono rapporti».