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(ansa)

Gregoretti, oggi si decide ma è caos in giunta. La maggioranza pronta a disertare

Possibile un pareggio tra favorevoli e contrari all'autorizzazione a procedere. Decisivo l'ex M5S De Falco. Tra i dem malumori nell'area di Orfini per la scelta di non pronunciarsi
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ROMA - "Ci vediamo nell'aula del Senato". Dallo stretto entourage del segretario Dem Zingaretti è questo il messaggio inviato ieri a Salvini. Anche se non manca qualche mal di pancia interno, come quello del gruppo di Orfini, preoccupato che la scelta dell'Aventino possa non essere compresa e creare dubbi su un deciso via libera al processo. Giusto nel giorno in cui il leader delle Sardine Santori dice "sì al processo per Salvini". Ma il Pd, con la sua assenza, risponde a una convocazione per oggi frutto di una forzatura durante la giunta del regolamento di venerdì, quando la presidente forzista del Senato Casellati ha fatto prevalere la destra con il suo voto.
Quel "ci vediamo in aula" vuol dire che il Pd diserterà la giunta per le immunità che oggi, alle 17, si riunisce per decidere sulla richiesta del tribunale dei ministri di Catania. Ufficialme…
ROMA - "Ci vediamo nell'aula del Senato". Dallo stretto entourage del segretario Dem Zingaretti è questo il messaggio inviato ieri a Salvini. Anche se non manca qualche mal di pancia interno, come quello del gruppo di Orfini, preoccupato che la scelta dell'Aventino possa non essere compresa e creare dubbi su un deciso via libera al processo. Giusto nel giorno in cui il leader delle Sardine Santori dice "sì al processo per Salvini". Ma il Pd, con la sua assenza, risponde a una convocazione per oggi frutto di una forzatura durante la giunta del regolamento di venerdì, quando la presidente forzista del Senato Casellati ha fatto prevalere la destra con il suo voto.
Quel "ci vediamo in aula" vuol dire che il Pd diserterà la giunta per le immunità che oggi, alle 17, si riunisce per decidere sulla richiesta del tribunale dei ministri di Catania. Ufficialmente la scelta dei Dem, come quella degli altri partiti della maggioranza, arriverà solo nel pomeriggio, dopo molte riunioni incrociate dei singoli gruppi, e dei gruppi tutti assieme. Tant'è che Anna Rossomando, unica rappresentante del Pd in giunta, precisa che "di certo il Pd non si farà dettare l'agenda da Salvini".

Non ci sarà Piero Grasso e la sua reazione è netta: "Lavorerò perché la maggioranza non vada. Comunque, per una volta, sono d'accordo con Salvini. A questo punto presenti una memoria integrativa per confermare chiaramente alla giunta quello che dice nelle piazze". Sul disertare la seduta non hanno dubbi i renziani e Davide Faraone dà del "pagliaccio" a Salvini. Riservati i 5S, anche se Elvira Lucia Evangelista di Salvini dice: "Ormai lo stato confusionale è a 360 gradi per via delle sue dichiarazioni, prima il no all'autorizzazione, poi il sì con quel 'mandatemi a processo', con la conseguenza di vedere una seduta della giunta strumentalizzata dal punto di vista elettorale". Solo l'ex grillino Gregorio De Falco è tentato di andare: "Quella di Salvini è una sceneggiata, però se lo chiede lui e la Lega vota sì, allora vota bene, perché a quel punto non può passare da martire".

A questo punto che succederà in giunta? Servono 8 senatori su 23 per avere il numero legale. E ci saranno, contando il presidente Maurizio Gasparri di Forza Italia e gli altri tre colleghi del suo gruppo, i 5 della Lega e l'esponente di Fdl. Restano fuori Rossomando, i tre renziani, i sei M5S, Grasso. Forse De Falco. Non ci sarà perché ammalato l'altoatesino Durnwalder.  Gasparri andrà avanti: "Come presidente devo rispettare le procedure e votare entro mezzanotte. Come relatore ho scritto quello che pensavo il 9 gennaio, e di certo non cambio né idea, né il voto". La capogruppo di Fi Anna Maria Bernini ha già detto come la pensa: "La nostra linea è garantista, votiamo sì alla relazione di Gasparri, quindi no all'autorizzazione, come abbiamo fatto per la Diciotti. Di certo non possiamo votare contro noi stessi".

Idem il partito della Meloni. Siamo a 5 voti per il no all'autorizzazione, cui si contrappongono i 5 sì della Lega. In condizioni di parità, la proposta del relatore viene bocciata. Ma basterebbe un voto, quello di De Falco se decidesse di partecipare e votare sì, per fare la differenza. Poi toccherà all'aula l'ultima parola. Lì la Lega sarà costretta a chiedere il sì all'autorizzazione. Come ricorda Grasso siamo a un déjà vu, perché per la Diciotti Salvini sfidò l'aula con il sì e fu Giulia Bongiorno a fermarlo: "Attento, rischi una condanna a 15 anni".