Hammamet, garofani e Ave Maria. A Craxi l'ultimo saluto dei fedelissimi
Goffredo De Marchis , dal nostro inviato GOFFREDO DE MARCHISIl presidente Mattarella riceverà gli esponenti della fondazione intitolata all'ex presidente del Consiglio. E la destra, da Meloni a Giorgetti fino a Forza Italia, si appropria dell'eredità politica del leader del Psi
HAMMAMET - Alla fine proprio il giorno dell'anniversario della morte di Bettino Craxi è quello in cui si sente meno il clima recriminatorio. Vent'anni ieri, 19 gennaio. La nostalgia, sì. Ma è pur sempre una commemorazione. Al cimitero cattolico di Hammamet, davanti al mare blu in una giornata quasi estiva, si ritrovano circa 600 persone, tutti gli accenti d'Italia, i volti noti della stagione che fu e quelli sconosciuti delle retrovie craxiane, dei semplici elettori socialisti. Non vola una mosca intorno alla tomba del leader, imbiancata di fresco in mezzo a tante lapidi che sono state invece mangiate giorno dopo giorno dalla salsedine e che i parenti hanno dimenticato. I garofani rossi piovono sull'epitaffio inciso in un libro di marmo: "La mia libertà equivale alla mia vita".
Nessun discorso politico. Gli scatti dei fotografi come un soffice suono di sottofondo. Per riprendere l'attimo qualcuno sale non sulla tomba di altri …
Nessun discorso politico. Gli scatti dei fotografi come un soffice suono di sottofondo. Per riprendere l'attimo qualcuno sale non sulla tomba di altri …
HAMMAMET - Alla fine proprio il giorno dell'anniversario della morte di Bettino Craxi è quello in cui si sente meno il clima recriminatorio. Vent'anni ieri, 19 gennaio. La nostalgia, sì. Ma è pur sempre una commemorazione. Al cimitero cattolico di Hammamet, davanti al mare blu in una giornata quasi estiva, si ritrovano circa 600 persone, tutti gli accenti d'Italia, i volti noti della stagione che fu e quelli sconosciuti delle retrovie craxiane, dei semplici elettori socialisti. Non vola una mosca intorno alla tomba del leader, imbiancata di fresco in mezzo a tante lapidi che sono state invece mangiate giorno dopo giorno dalla salsedine e che i parenti hanno dimenticato. I garofani rossi piovono sull'epitaffio inciso in un libro di marmo: "La mia libertà equivale alla mia vita".
Nessun discorso politico. Gli scatti dei fotografi come un soffice suono di sottofondo. Per riprendere l'attimo qualcuno sale non sulla tomba di altri ma sui gradini vicini. Dal muro della medina un italiano li riprende gridando: "Rispettate i morti". A dire il vero sono tutti molto attenti a non violare il riposo dei coloni sepolti qui, dei Lamantia, dei Ferrera che arrivarono dalla Sicilia, di una signora tedesca alla quale qualcuno tiene ancora perché la sua tomba è pulita. Del tutto a sorpresa un militante non vedente si offre di cantare l'Ave Maria di Schubert. I figli Stefania e Bobo sono un po' spiazzati, dicono va bene. Con voce baritonale il "reduce" affronta il brano, non stona, anzi è perfetto. Per il momento e per il luogo. Non si poteva certo intonare l'Internazionale.
Bobo Craxi si guarda intorno. Sorpreso anche lui dalla partecipazione. Nella striscia del camposanto, a ridosso delle mura, si sta stretti, impossibile muoversi. "Siamo le Sardine di Hammamet", scherza il figlio di Bettino. Ecco Ugo Intini, Fabrizio Cicchitto, la delegazione di Forza Italia con Anna Maria Bernini e Simone Baldelli, Claudio Signorile, Giulio Di Donato, Saverio Zavettieri, i dem ex socialisti Pittella e Del Basso De Caro, il senatore Pd Tommaso Nannicini, Riccardo Nencini, il nuovo segretario di quello che resta del Psi Enzo Maraio, Giorgio Gori, il conduttore Costantino Della Gherardesca. Dall'Italia lo riscopre la destra. Giorgia Meloni dichiara all'Adnkronos: "Il Craxi di Sigonella era un gigante". Giancarlo Giorgetti non è da meno: "È stato un politico lungimirante". "Dov'è Martelli?", chiede qualcuno al cimitero. Si presenta a cerimonia terminata. In ritardo come al solito, come quando Andreotti metteva i consigli dei ministri alle 8 di mattina "così Martelli e De Michelis non si svegliano di sicuro".
Anna Moncini, vedova Craxi, arriva al braccio di Stefania. La figlia cinge le spalle di Benedetto Craxi, il figlio di Bobo che si chiama come il nonno ma non è soprannominato Bettino grazie al cielo. La Fondazione Craxi ha un calendario fitto di appuntamenti. Il primo sarà al Quirinale la prossima settimana al ritorno di Sergio Mattarella dal viaggio in Qatar e Israele. Stefania è felice: "Sarà un gesto importante". Il presidente della Repubblica lo aveva già visto come custode della memoria nel luglio del 2016. A maggio del 2017 il capo dello Stato aveva inviato un messaggio in occasione di un convegno. Certo, adesso l'anniversario tondo ha un significato maggiore. Ci sono libri, carteggi inediti, il film di Gianni Amelio e il documentario che da ieri sera si può vedere su Sky: "Il caso Craxi, una storia italiana".
In anteprima sabato sera, in una sala dell'hotel Sol Azur, lo hanno visto trecento persone stipate, anche in piedi o sedute per terra. È un reperto con sole luci della parabola di Bettino. Lo statista, il precursore, l'uomo coraggioso e senza macchia. Parziale, ma interessante. Colpisce parecchio il linguaggio della vecchia politica, di Craxi o di Berlinguer. Parole pesate, dense, anche nelle battute polemiche, in un italiano più profondo di quello che ascoltiamo oggi. A un certo punto la sala ha fischiato. È successo quando Massimo D'Alema, inquadrato in primo piano, con sincerità rivela di non aver condiviso l'accanimento sul leader del Psi "perché a me non piacciono né il populismo né il qualunquismo. E quando vanno insieme il mix è terrificante". Questo miele ha dato fastidio ai nostalgici di Hammamet. Ci hanno letto solo l'ipocrisia dei rapporti a sinistra. Per dire quanto la ferita sia ancora aperta.
Nessun discorso politico. Gli scatti dei fotografi come un soffice suono di sottofondo. Per riprendere l'attimo qualcuno sale non sulla tomba di altri ma sui gradini vicini. Dal muro della medina un italiano li riprende gridando: "Rispettate i morti". A dire il vero sono tutti molto attenti a non violare il riposo dei coloni sepolti qui, dei Lamantia, dei Ferrera che arrivarono dalla Sicilia, di una signora tedesca alla quale qualcuno tiene ancora perché la sua tomba è pulita. Del tutto a sorpresa un militante non vedente si offre di cantare l'Ave Maria di Schubert. I figli Stefania e Bobo sono un po' spiazzati, dicono va bene. Con voce baritonale il "reduce" affronta il brano, non stona, anzi è perfetto. Per il momento e per il luogo. Non si poteva certo intonare l'Internazionale.
Bobo Craxi si guarda intorno. Sorpreso anche lui dalla partecipazione. Nella striscia del camposanto, a ridosso delle mura, si sta stretti, impossibile muoversi. "Siamo le Sardine di Hammamet", scherza il figlio di Bettino. Ecco Ugo Intini, Fabrizio Cicchitto, la delegazione di Forza Italia con Anna Maria Bernini e Simone Baldelli, Claudio Signorile, Giulio Di Donato, Saverio Zavettieri, i dem ex socialisti Pittella e Del Basso De Caro, il senatore Pd Tommaso Nannicini, Riccardo Nencini, il nuovo segretario di quello che resta del Psi Enzo Maraio, Giorgio Gori, il conduttore Costantino Della Gherardesca. Dall'Italia lo riscopre la destra. Giorgia Meloni dichiara all'Adnkronos: "Il Craxi di Sigonella era un gigante". Giancarlo Giorgetti non è da meno: "È stato un politico lungimirante". "Dov'è Martelli?", chiede qualcuno al cimitero. Si presenta a cerimonia terminata. In ritardo come al solito, come quando Andreotti metteva i consigli dei ministri alle 8 di mattina "così Martelli e De Michelis non si svegliano di sicuro".
Anna Moncini, vedova Craxi, arriva al braccio di Stefania. La figlia cinge le spalle di Benedetto Craxi, il figlio di Bobo che si chiama come il nonno ma non è soprannominato Bettino grazie al cielo. La Fondazione Craxi ha un calendario fitto di appuntamenti. Il primo sarà al Quirinale la prossima settimana al ritorno di Sergio Mattarella dal viaggio in Qatar e Israele. Stefania è felice: "Sarà un gesto importante". Il presidente della Repubblica lo aveva già visto come custode della memoria nel luglio del 2016. A maggio del 2017 il capo dello Stato aveva inviato un messaggio in occasione di un convegno. Certo, adesso l'anniversario tondo ha un significato maggiore. Ci sono libri, carteggi inediti, il film di Gianni Amelio e il documentario che da ieri sera si può vedere su Sky: "Il caso Craxi, una storia italiana".
In anteprima sabato sera, in una sala dell'hotel Sol Azur, lo hanno visto trecento persone stipate, anche in piedi o sedute per terra. È un reperto con sole luci della parabola di Bettino. Lo statista, il precursore, l'uomo coraggioso e senza macchia. Parziale, ma interessante. Colpisce parecchio il linguaggio della vecchia politica, di Craxi o di Berlinguer. Parole pesate, dense, anche nelle battute polemiche, in un italiano più profondo di quello che ascoltiamo oggi. A un certo punto la sala ha fischiato. È successo quando Massimo D'Alema, inquadrato in primo piano, con sincerità rivela di non aver condiviso l'accanimento sul leader del Psi "perché a me non piacciono né il populismo né il qualunquismo. E quando vanno insieme il mix è terrificante". Questo miele ha dato fastidio ai nostalgici di Hammamet. Ci hanno letto solo l'ipocrisia dei rapporti a sinistra. Per dire quanto la ferita sia ancora aperta.