L'Emilia smonta la spallata al governo e il mito di un Salvini invincibile alle urne
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPANella regione di Bonaccini la Lega perde 70 mila voti rispetto alle Europee. Frenata anche in Calabria. Crescono le liti con gli alleati e le ansie per i processi
BOLOGNA - Sembrava una marcia trionfale, inarrestabile, perfino ineluttabile, ma si è fermata lungo la via Emilia. Matteo Salvini incassa la più pesante delle sconfitte, tra la Bassa e l'Appennino, perché nonostante i due mesi di full immersion fallisce la spallata e soprattutto perde il primato della "infallibilità" in campagna elettorale.
Il ko arriva dopo le otto regioni conquistate, dalla "sua" Lombardia nel marzo 2018 all'Umbria del 27 ottobre scorso, passando per il Friuli Venezia Giulia e il Molise nell'aprile 2018 e poi Abruzzo, Piemonte, Basilicata, Sardegna nel solo 2019. E ancora, le Province autonome di Trento e Bolzano, fino all'exploit del 34,2 alle Europee di maggio. Ma il leader che aveva preso il partito al 4,1 nel dicembre 2013, e che sognava di citofonare ieri mattina a Palazzo Chigi, lascia a sorpresa per strada una valanga di voti. Per di più nell'Emilia Romagna in cui si è consumat…
Il ko arriva dopo le otto regioni conquistate, dalla "sua" Lombardia nel marzo 2018 all'Umbria del 27 ottobre scorso, passando per il Friuli Venezia Giulia e il Molise nell'aprile 2018 e poi Abruzzo, Piemonte, Basilicata, Sardegna nel solo 2019. E ancora, le Province autonome di Trento e Bolzano, fino all'exploit del 34,2 alle Europee di maggio. Ma il leader che aveva preso il partito al 4,1 nel dicembre 2013, e che sognava di citofonare ieri mattina a Palazzo Chigi, lascia a sorpresa per strada una valanga di voti. Per di più nell'Emilia Romagna in cui si è consumat…
BOLOGNA - Sembrava una marcia trionfale, inarrestabile, perfino ineluttabile, ma si è fermata lungo la via Emilia. Matteo Salvini incassa la più pesante delle sconfitte, tra la Bassa e l'Appennino, perché nonostante i due mesi di full immersion fallisce la spallata e soprattutto perde il primato della "infallibilità" in campagna elettorale.
Il ko arriva dopo le otto regioni conquistate, dalla "sua" Lombardia nel marzo 2018 all'Umbria del 27 ottobre scorso, passando per il Friuli Venezia Giulia e il Molise nell'aprile 2018 e poi Abruzzo, Piemonte, Basilicata, Sardegna nel solo 2019. E ancora, le Province autonome di Trento e Bolzano, fino all'exploit del 34,2 alle Europee di maggio. Ma il leader che aveva preso il partito al 4,1 nel dicembre 2013, e che sognava di citofonare ieri mattina a Palazzo Chigi, lascia a sorpresa per strada una valanga di voti. Per di più nell'Emilia Romagna in cui si è consumata la clamorosa emorragia di consensi del M5S. Ebbene, proprio lì, la Lega che alle Europee di maggio aveva conquistato il 33,8 per cento, si è fermata al 32: fanno 70 mila voti in meno. Per non dire della Calabria, dove Jole Santelli (Fi) diventa governatrice, ma la Lega dimezza i consensi, passando dal 22,6 di maggio al 12,3 per cento (che è pari a 80 mila voti in meno), e si piazza addirittura terza dietro Fi e Pd. Vuol dire che nelle due regioni Salvini ha perso circa 150 mila preferenze nell'arco di otto mesi.Parabole vertiginose e repentine, quasi di renziana memoria.
E adesso? "Adesso mi metterò al lavoro per un progetto alternativo per il Paese" dice Salvini con cappellino in testa e borsa in spalla mentre sta lasciando il quartier generale dello Zanhotel poco fuori Bologna. Ha l'aria di un pugile suonato, "ma sono andato a dormire alle 4 e ci sono riusito solo per qualche ora". Alle 10,30 era di nuovo davanti alle telecamere al fianco di Borgonzoni per tentare di salvare il salvabile. Neanche un mea culpa per quella campagna elettorale tutta giocata in attacco, sopra le righe, da Bibbiano ai citofoni del Pilastro. "Rifarei tutto: il nostro 32 per cento non è certo composto da estremisti".
Per la sconfitta nessuna autocritica ma un alleato da portare al banco degli imputati. "Da solo nessuno va da nessuna parte. C'è bisogno di una Forza Italia più tonica. Serve la squadra. Tutti sono utili". Ecco chi è mancato, secondo lui, Silvio Berlusconi e Forza Italia, precipitati nell'abisso senza più ritorno del 2,6 per cento in Emilia Romagna. Ora per il leader della destra la strada si fa tortuosa. Fallita la spallata al governo, e con poche chance nell'altra roccaforte rossa, quella toscana al voto in primavera, non gli resta che "aprire le porte" ai parlamentari del M5S in fuga dal partito imploso pur di accorciare la vita del Conte bis. Difficile che accada, tanto più che incombe lo "spettro" (per lui) del ritorno al proporzionale, che Pd e M5S potrebbero confezionare ad hoc da qui ai prossimi mesi per metterlo all'angolo. "Si stanno asserragliando come nel bunker di Hitler pur di non votare - sostiene a porte chiuse l'ex ministro dell'Interno - ma il centrodestra è comunque maggioranza nel Paese".
In primavera si tornerà al voto anche in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania, Puglia. E "in Veneto e Liguria non c'è alcun problema nel confermare i governatori uscenti, nelle altre dovremo ragionare con gli alleati", mette le mani avanti il segretario leghista. Ambisce, e non è un mistero, a strappare a Giorgia Meloni la prelazione sulla Puglia. Ma la leader di Fdi ieri ha già piantato i suoi paletti. "Ci consideriamo già al lavoro a partire dalle due regioni in cui è stato chiesto a Fdi di esprimere un proprio candidato: la Puglia con Raffaele Fitto e le Marche con Francesco Acquaroli. Noi avremo un ruolo sempre più centrale". Come dire, partita chiusa per i Fratelli d'Italia, che si sono confermati in crescita sia in Emilia Romagna che in Calabria. Salvini dovrà tenerne conto. Come dovrà fare i conti con il voto del 17 febbraio in aula al Senato sull'autorizzazione al processo per sequestro di persona nel caso Gregoretti. Tutte nubi nel suo orizzonte politico.
L'unica certezza ad oggi è che l'avviso di sfratto al governo è fallito. Il premier consuma la sua vendetta e gli dà dell'"oscurantista" per la campagna emiliana, il leghista gli dice "signor Conte, chi vive di rabbia e rancore vive male, poverino, camomilla per Giuseppi". Mentre lascia Bologna dopo un abbraccio all'amico Red Ronnie passato a salutarlo in hotel, Salvini giura che adesso sparisce per tre giorni: "Ho bisogno di dormire, vado dalla morosa a Roma, poi andrò a pescare almeno un giorno, in acqua dolce, ma non vi dirò dove". Ma nessuno è disposto a credergli. E infatti già domani dovrebbe fare un blitz di "ringraziamento" in Calabria, poi sabato nel Modenese per "fare festa" coi suoi elettori. Vorrebbe che tutto ricominciasse come nulla fosse, ma nulla è più come prima.
Il ko arriva dopo le otto regioni conquistate, dalla "sua" Lombardia nel marzo 2018 all'Umbria del 27 ottobre scorso, passando per il Friuli Venezia Giulia e il Molise nell'aprile 2018 e poi Abruzzo, Piemonte, Basilicata, Sardegna nel solo 2019. E ancora, le Province autonome di Trento e Bolzano, fino all'exploit del 34,2 alle Europee di maggio. Ma il leader che aveva preso il partito al 4,1 nel dicembre 2013, e che sognava di citofonare ieri mattina a Palazzo Chigi, lascia a sorpresa per strada una valanga di voti. Per di più nell'Emilia Romagna in cui si è consumata la clamorosa emorragia di consensi del M5S. Ebbene, proprio lì, la Lega che alle Europee di maggio aveva conquistato il 33,8 per cento, si è fermata al 32: fanno 70 mila voti in meno. Per non dire della Calabria, dove Jole Santelli (Fi) diventa governatrice, ma la Lega dimezza i consensi, passando dal 22,6 di maggio al 12,3 per cento (che è pari a 80 mila voti in meno), e si piazza addirittura terza dietro Fi e Pd. Vuol dire che nelle due regioni Salvini ha perso circa 150 mila preferenze nell'arco di otto mesi.Parabole vertiginose e repentine, quasi di renziana memoria.
E adesso? "Adesso mi metterò al lavoro per un progetto alternativo per il Paese" dice Salvini con cappellino in testa e borsa in spalla mentre sta lasciando il quartier generale dello Zanhotel poco fuori Bologna. Ha l'aria di un pugile suonato, "ma sono andato a dormire alle 4 e ci sono riusito solo per qualche ora". Alle 10,30 era di nuovo davanti alle telecamere al fianco di Borgonzoni per tentare di salvare il salvabile. Neanche un mea culpa per quella campagna elettorale tutta giocata in attacco, sopra le righe, da Bibbiano ai citofoni del Pilastro. "Rifarei tutto: il nostro 32 per cento non è certo composto da estremisti".
Per la sconfitta nessuna autocritica ma un alleato da portare al banco degli imputati. "Da solo nessuno va da nessuna parte. C'è bisogno di una Forza Italia più tonica. Serve la squadra. Tutti sono utili". Ecco chi è mancato, secondo lui, Silvio Berlusconi e Forza Italia, precipitati nell'abisso senza più ritorno del 2,6 per cento in Emilia Romagna. Ora per il leader della destra la strada si fa tortuosa. Fallita la spallata al governo, e con poche chance nell'altra roccaforte rossa, quella toscana al voto in primavera, non gli resta che "aprire le porte" ai parlamentari del M5S in fuga dal partito imploso pur di accorciare la vita del Conte bis. Difficile che accada, tanto più che incombe lo "spettro" (per lui) del ritorno al proporzionale, che Pd e M5S potrebbero confezionare ad hoc da qui ai prossimi mesi per metterlo all'angolo. "Si stanno asserragliando come nel bunker di Hitler pur di non votare - sostiene a porte chiuse l'ex ministro dell'Interno - ma il centrodestra è comunque maggioranza nel Paese".
In primavera si tornerà al voto anche in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania, Puglia. E "in Veneto e Liguria non c'è alcun problema nel confermare i governatori uscenti, nelle altre dovremo ragionare con gli alleati", mette le mani avanti il segretario leghista. Ambisce, e non è un mistero, a strappare a Giorgia Meloni la prelazione sulla Puglia. Ma la leader di Fdi ieri ha già piantato i suoi paletti. "Ci consideriamo già al lavoro a partire dalle due regioni in cui è stato chiesto a Fdi di esprimere un proprio candidato: la Puglia con Raffaele Fitto e le Marche con Francesco Acquaroli. Noi avremo un ruolo sempre più centrale". Come dire, partita chiusa per i Fratelli d'Italia, che si sono confermati in crescita sia in Emilia Romagna che in Calabria. Salvini dovrà tenerne conto. Come dovrà fare i conti con il voto del 17 febbraio in aula al Senato sull'autorizzazione al processo per sequestro di persona nel caso Gregoretti. Tutte nubi nel suo orizzonte politico.
L'unica certezza ad oggi è che l'avviso di sfratto al governo è fallito. Il premier consuma la sua vendetta e gli dà dell'"oscurantista" per la campagna emiliana, il leghista gli dice "signor Conte, chi vive di rabbia e rancore vive male, poverino, camomilla per Giuseppi". Mentre lascia Bologna dopo un abbraccio all'amico Red Ronnie passato a salutarlo in hotel, Salvini giura che adesso sparisce per tre giorni: "Ho bisogno di dormire, vado dalla morosa a Roma, poi andrò a pescare almeno un giorno, in acqua dolce, ma non vi dirò dove". Ma nessuno è disposto a credergli. E infatti già domani dovrebbe fare un blitz di "ringraziamento" in Calabria, poi sabato nel Modenese per "fare festa" coi suoi elettori. Vorrebbe che tutto ricominciasse come nulla fosse, ma nulla è più come prima.