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(reuters)

Regionali Emilia Romagna, Salvini sbatte sul fortino rosso: “Ho fatto di tutto, ma ero solo”

L'ex ministro arriva al comitato elettorale di Borgonzoni: "Qui la sinistra controlla il territorio militarmente". Ma per lui era un referendum sulla sua leadership e ora il sogno del voto anticipato si allontana
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BENTIVOGLIO (BOLOGNA) Voleva "fare la storia", partendo da Bologna. Ma il citofono si è rotto e stamattina Matteo Salvini non potrà notificare alcun avviso di sfratto a Palazzo Chigi. Il segretario ridimensionato si ritrova solo, nella notte più buia: unico, grande, vero sconfitto della madre di tutte le battaglie di questo gennaio elettorale. Per lui la lunga marcia nel deserto, forse, comincia da qui.

"Ho dato tutto, più di quel che ho fatto non potevo fare, questa era una terra complicata. La sinistra controlla il territorio militarmente", è il commento che trapela dalla sua stanza allo Zenhotel Centergross di Bentivoglio, nella cinta bolognese. Il comitato elettorale di Lucia Borgonzoni nella notte è il grande vuoto.

La candidata che ha preso meno voti della sua coalizione comparirà solo a notte fonda per dire "grazie". Tocca al capo, già dopo le prime proiezioni, commentare la sconfitta che st…
BENTIVOGLIO (BOLOGNA) Voleva "fare la storia", partendo da Bologna. Ma il citofono si è rotto e stamattina Matteo Salvini non potrà notificare alcun avviso di sfratto a Palazzo Chigi. Il segretario ridimensionato si ritrova solo, nella notte più buia: unico, grande, vero sconfitto della madre di tutte le battaglie di questo gennaio elettorale. Per lui la lunga marcia nel deserto, forse, comincia da qui.

"Ho dato tutto, più di quel che ho fatto non potevo fare, questa era una terra complicata. La sinistra controlla il territorio militarmente", è il commento che trapela dalla sua stanza allo Zenhotel Centergross di Bentivoglio, nella cinta bolognese. Il comitato elettorale di Lucia Borgonzoni nella notte è il grande vuoto.

La candidata che ha preso meno voti della sua coalizione comparirà solo a notte fonda per dire "grazie". Tocca al capo, già dopo le prime proiezioni, commentare la sconfitta che sta prendendo corpo. A porte chiuse lamenta di aver dovuto fare "tutto da solo", senza alcun aiuto, con Forza Italia ridotta sotto il 3 per cento. Davanti ai microfoni e alle telecamere ostenta grandi sorrisi, appena arrivato da Milano con maglioncino azzurro.

"Se vinco come in Calabria sono felice, se perdo sono egualmente felice, anzi lavoro il doppio - abbozza - C'è qualcuno che dà la Lega morta da vent'anni, deve aspettare almeno i prossimi vent'anni per vedermi stufo e stanco". È la prima volta che l'ex ministro corre a commentare dati ancora provvisori a urne appena chiuse, ma ha fretta e voglia di dire che lui c'è, che la sua leadership a destra non è sconfitta, che non si libereranno di lui. "Mi prendo un pezzettino di merito di aver coinvolto tante persone di nuovo alle urne", si consola, "il M5S scompare in Emilia Romagna e in Calabria". Ma è un magro bottino. In questa regione l'ex ministro dell'Interno aveva fatto il colpaccio alle Europee col 34 per cento. Adesso perde tre punti, nonostante la candidata governatrice. Qui ci ha messo la faccia, trasformando il voto emiliano nel suo personalissimo referendum.

"In Emilia Romagna c'è stata una cavalcata eccezionale, emozionate, commovente e stancante come poche altre volte. Sono orgoglioso di aver incontrato migliaia di persone uscendo dai social". Non ammetterà mai di aver sbagliato campagna, dalla strumentalizzazione di Bibbiano alla strategia aggressiva dei citofoni che tanto hanno spaventato gli elettori moderati. Eppure Palazzo Chigi, visto da Bologna o dal mare d'inverno di Cervia, gli era sembrato a un passo. Come ad agosto quando ha spiazzato tutti aprendo la crisi più pazza del mondo. Oggi come allora esce sconfitto dal tentativo di trascinare il Paese al voto.

Nella notte hai voglia a dire che "il popolo ha sempre ragione, anche se vince Bonaccini", è l'ammissione della sconfitta più cocente. E la Lega "primo partito è una emozione incredibile, qui c'è stata per la prima volta una battaglia contesa". Ma in mattinata sognava tutta un'altra storia: "Oggi 26 novembre giornata storica", già festeggiava nel video Facebook con cui puntualmente infrangeva il silenzio della domenica elettorale, stavolta con la figlia Mirta a cavalcioni sulle spalle, da un agriturismo in Valtellina. Il pallottoliere della notte è impietoso e infrange il mito salviniano dell'infallibilità salvininiana. Dopo otto vittorie ne arriva una nona, ma in Calabria con la forzista Santelli, la Lega però si schianta sulla decima, la più importante, "l'Emilia rossa". Addio elezioni anticipate, in primavera come in autunno.

Ma adesso per il segretario leghista la partita si complica. E un leader zoppo. Intanto dovrà cedere all'alleata Giorgia Meloni e al suo Raffaele Fitto la Puglia per la quale voleva piazzare un suo uomo. E anche il secondo tempo di queste regionali, si fa in salita. Perché tra le sei regioni al voto, oltre al Veneto, c'è anche la Toscana, che Salvini sognava di conquistare dopo aver sfondato in Emilia Romagna. Silvio Berluconi nella notte invoca il ritorno alle urne. Ma è la voce di un anziano leader che grida nel deserto. Da oggi parte un'altra storia.