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(ansa)

M5S nell'anarchia: rinviati gli Stati generali

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Taverna e Lombardi lavorano per impedire che il Movimento vada ovunque solo anche alle prossime regionali. E Spadafora si schiera con loro
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Tutto rinviato, tutto ancora da costruire. La data del 15 marzo per gli Stati generali del Movimento 5 stelle, partorita qualche settimana fa dal team del futuro nominato da Luigi Di Maio, è già stata spostata. La struttura M5S si sta ridefinendo, anche solo organizzare l'assise - dal punto di vista logistico - era diventata un'impresa. Ma soprattutto, non è ancora chiaro cosa dovrà succedere in questa sorta di primo congresso che congresso non è: chi potrà presentare proposte, chi avrà il diritto di votarle (sempre che, alla fine, una votazione ci sia). Così, si tenta un ritorno alle origini, si pensa a organizzare i banchetti per il referendum contro il taglio dei parlamentari previsto per il 29 marzo, si cerca di ripartire da un obiettivo identitario. Gli Stati generali saranno fissati la settimana dopo, sempre che si riesca.

L'anno zero di un Movimento senza un vero vertice è appena cominciato e si va avan…
Tutto rinviato, tutto ancora da costruire. La data del 15 marzo per gli Stati generali del Movimento 5 stelle, partorita qualche settimana fa dal team del futuro nominato da Luigi Di Maio, è già stata spostata. La struttura M5S si sta ridefinendo, anche solo organizzare l'assise - dal punto di vista logistico - era diventata un'impresa. Ma soprattutto, non è ancora chiaro cosa dovrà succedere in questa sorta di primo congresso che congresso non è: chi potrà presentare proposte, chi avrà il diritto di votarle (sempre che, alla fine, una votazione ci sia). Così, si tenta un ritorno alle origini, si pensa a organizzare i banchetti per il referendum contro il taglio dei parlamentari previsto per il 29 marzo, si cerca di ripartire da un obiettivo identitario. Gli Stati generali saranno fissati la settimana dopo, sempre che si riesca.

L'anno zero di un Movimento senza un vero vertice è appena cominciato e si va avanti per singole battaglie. Ieri, il punto l'hanno ottenuto i governisti. La decisione del reggente Vito Crimi di dare subito il via alle candidature per le liste alle prossime elezioni regionali di Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto aveva fatto pensare a una nuova blindatura del Movimento modello Di Maio: quello che ha detto no alle alleanze col Pd dopo l'esperimento fallimentare, ma annunciato, dell'Umbria. E che ha fatto sì che in molte di queste regioni sia già stato votato on line un candidato presidente M5S (la fedelissima dell'ex leader Alice Salvatore in Liguria, Irene Galletti in Toscana, Antonella Laricchia in Puglia).

Ma se la fuga in avanti, nelle scorse settimane, c'era di fatto stata, non è detto che non si possa fermare. Non è solo la vicepresidente del Senato Paola Taverna a chiedere che la scelta venga fatta con una votazione on line apposita insieme a tutti gli attivisti. A possibili alleanze apre anche il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, vicino a Di Maio, ma - dal punto di vista politico - molto più convinto delle tesi che fanno capo all'ala governista. "Il futuro dei 5 stelle è la Terza via o il fronte progressista?", gli chiede Bruno Vespa a Porta a Porta.

"Il primo obiettivo è che il Movimento continui a esistere e che come forza autonoma continui a esprimere la sua presenza. Non parlo di terza via o campo progressista, se non prima di dire "riusciamo a mettere in campo una serie di cose per dire che siamo ancora vivi?"". Sono toni molto diversi da quelli della viceministra all'Economia Laura Castelli o del viceministro allo Sviluppo Stefano Buffagni, che continuano a rifiutare l'ipotesi di ogni alleanza.

E invece, secondo il ministro dello Sport, alle prossime regionali bisogna valutare se unirsi ad altre forze, anche civiche. Non lo dice a caso, perché in Campania, dov'è stato eletto nel collegio uninominale di Casoria, le trattative con il Pd sono già avanzate. Il tentativo è quello di costringere Vincenzo De Luca a farsi da parte e di candidare, con una coalizione larga, il ministro dell'Ambiente Sergio Costa (il Pd ha un piano, in caso i 5 stelle si sfilino, e cioè il neoministro dell'Università Gaetano Manfredi).

Quattrocento attivisti ed eletti M5S campani si riuniranno proprio per parlare di questo domenica prossima. La capogruppo in regione, Valeria Ciarambino, molto vicina a Di Maio, è contraria (vorrebbe correre lei), ma appare ormai isolata. E perfino fedelissimi dell'ex capo come il facilitatore regionale Luigi Iovino dicono ormai che la scelta va rimessa alla base. In quel caso, però, si tratterebbe di far digerire al Pd un nome M5S.

In altre regioni, il fronte è più diviso: in Veneto prova a spingere per un'intesa il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. In Puglia, anche un fichiano come il deputato Giuseppe Brescia dice: "Con Emiliano mai, è il nostro De Luca". In Toscana il Movimento è più debole, ma c'è un sistema di voto con il doppio turno, il che consentirebbe di siglare un patto prima del ballottaggio. Tutto però è in discussione. E man mano che passano i giorni, le consegne dell'ex capo sembrano sbiadire.