Meloni, la missione americana. Una destra made in Italy per Trump
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAA Washington si accredita come interlocutrice dei repubblicani Usa. Salvini assente. E lunedì la leader FdI apre il meeting dei conservatori europei
È la grande reunion annuale di leader e esponenti politici che tentano di farsi guidare dai valori di riferimento e dalla preghiera nei loro programmi e nel loro operato. Momento clou della due giorni, l’intervento di Donald Trump, niente meno che alle 7 del mattino del 6 febbraio. Perché lì, a Washington, a porte chiuse, si riflette e si prega, si mangia e si tessono relazioni fin dall’alba. Ma se l’edizione 2020 coinvolge in qualche modo il nostro Paese è perché, per la prima volta, i membri del Congresso e del Senato Usa che sono tra gli animatori del National Prayer Breakfast del 5-6 febbraio (repubblicani in gran parte, ma non solo) hanno invitato anche Giorgia Meloni.
Non solo perché è la leader di Fratelli d’Italia, nuovo ramo della destra creato dal nulla e portato dal 3 per cento degli esordi alla doppia cifra registrata dai sondaggi a cavallo delle ultime regionali. Ma anche perché un mese fa il…
Non solo perché è la leader di Fratelli d’Italia, nuovo ramo della destra creato dal nulla e portato dal 3 per cento degli esordi alla doppia cifra registrata dai sondaggi a cavallo delle ultime regionali. Ma anche perché un mese fa il…
È la grande reunion annuale di leader e esponenti politici che tentano di farsi guidare dai valori di riferimento e dalla preghiera nei loro programmi e nel loro operato. Momento clou della due giorni, l’intervento di Donald Trump, niente meno che alle 7 del mattino del 6 febbraio. Perché lì, a Washington, a porte chiuse, si riflette e si prega, si mangia e si tessono relazioni fin dall’alba. Ma se l’edizione 2020 coinvolge in qualche modo il nostro Paese è perché, per la prima volta, i membri del Congresso e del Senato Usa che sono tra gli animatori del National Prayer Breakfast del 5-6 febbraio (repubblicani in gran parte, ma non solo) hanno invitato anche Giorgia Meloni.
Non solo perché è la leader di Fratelli d’Italia, nuovo ramo della destra creato dal nulla e portato dal 3 per cento degli esordi alla doppia cifra registrata dai sondaggi a cavallo delle ultime regionali. Ma anche perché un mese fa il Times l’aveva inserita tra i venti personaggi che potrebbero cambiare il mondo nel 2020. Il suo nome è comparso, con generale stupore, tra le “stelle nascenti” da tenere d’occhio nel panorama internazionale. Dall’altra parte dell’Oceano, con molta probabilità, sarà nata anche da lì la curiosità nei confronti della ex ministra dei governi Berlusconi che sta vedendo lievitare i propri consensi anche a spese della ben più possente destra di Matteo Salvini.
Già, il capo della Lega. Ci ha provato anche lui ad accreditarsi all’uscio della White House, nel giugno scorso. Ma non era andata secondo le aspettative la missione Usa dell’allora vicepremier e ministro dell’Interno. Culminata col doppio faccia a faccia col segretario di Stato Mike Pompeo e col vicepresidente Mike Pence. Qualcosa non aveva girato per il verso giusto, come hanno raccontato le ricostruzioni dei giorni a seguire. L’affare Moscopoli, esploso poco dopo proprio su input di un sito americano e relativo alla visita del leghista a Mosca nell’ottobre 2018, aveva fatto il resto.
Come il leghista, anche Giorgia Meloni è stata ricevuta in ambasciata Usa a Roma e mantiene ottimi rapporti con Villa Taverna. Adesso l’invito a Washington - a lei e non a Salvini - all’evento che coinvolge 3.500 politici e non solo da tutto il mondo, rappresentativi di 120 nazioni. La sera del 4 la cena con parecchi membri del Congresso, ma su tutto il vantaggio per la prima leader donna della destra italiana di poter incontrare il presidente Trump. Pura eventualità, al momento non codificata in agenda al centro congressi nel cuore della capitale Usa.
Meloni inoltre è stata invitata anche al Cpac 2020, il Conservative Political Action Conference in programma nel Maryland dal 26 al 29 febbraio. Altro appuntamento dei conservatori americani al quale Salvini era stato invitato un anno fa, salvo poi disertare, travolto dai mille vertici riparatori coi 5S al governo. Adesso sembra che sia “Giorgia” l’interlocutore nuovo col quale i repubblicani vorrebbero interagire, che i conservatori americani vorrebbero conoscere.
Lei si muove a tutto campo. A caccia di consensi in uscita da Fi ma anche dalla Lega, in Italia. «Io premier? Mi tremano i polsi, ma sono pronta a misurarmi», ha azzardato due giorni fa dopo il voto. Ma la deputata romana è in movimento anche in Europa. Lunedì sera al Gran Hotel Plaza di Roma sarà lei ad aprire, da padrona di casa, il National Conservatism, con tutti i big del gruppo europeo dei Conservatori e riformisti del quale Fdi fa parte.
C’è il primo ministro ungherese Viktor Orban, sospeso dal Ppe. E, tra gli altri, il polacco Ryszard Legutko, presidente proprio del gruppo europeo. Con entrambi, Meloni si è sentita in questi giorni. Tra gli interventi previsti, quello di Matteo Salvini, che starebbe accarezzando il sogno di sganciarsi dalle destre per entrare nei Conservatori. Il leghista parlerà martedì 4, ma Giorgia Meloni sarà già volata alla volta di Washington.
Non solo perché è la leader di Fratelli d’Italia, nuovo ramo della destra creato dal nulla e portato dal 3 per cento degli esordi alla doppia cifra registrata dai sondaggi a cavallo delle ultime regionali. Ma anche perché un mese fa il Times l’aveva inserita tra i venti personaggi che potrebbero cambiare il mondo nel 2020. Il suo nome è comparso, con generale stupore, tra le “stelle nascenti” da tenere d’occhio nel panorama internazionale. Dall’altra parte dell’Oceano, con molta probabilità, sarà nata anche da lì la curiosità nei confronti della ex ministra dei governi Berlusconi che sta vedendo lievitare i propri consensi anche a spese della ben più possente destra di Matteo Salvini.
Già, il capo della Lega. Ci ha provato anche lui ad accreditarsi all’uscio della White House, nel giugno scorso. Ma non era andata secondo le aspettative la missione Usa dell’allora vicepremier e ministro dell’Interno. Culminata col doppio faccia a faccia col segretario di Stato Mike Pompeo e col vicepresidente Mike Pence. Qualcosa non aveva girato per il verso giusto, come hanno raccontato le ricostruzioni dei giorni a seguire. L’affare Moscopoli, esploso poco dopo proprio su input di un sito americano e relativo alla visita del leghista a Mosca nell’ottobre 2018, aveva fatto il resto.
Come il leghista, anche Giorgia Meloni è stata ricevuta in ambasciata Usa a Roma e mantiene ottimi rapporti con Villa Taverna. Adesso l’invito a Washington - a lei e non a Salvini - all’evento che coinvolge 3.500 politici e non solo da tutto il mondo, rappresentativi di 120 nazioni. La sera del 4 la cena con parecchi membri del Congresso, ma su tutto il vantaggio per la prima leader donna della destra italiana di poter incontrare il presidente Trump. Pura eventualità, al momento non codificata in agenda al centro congressi nel cuore della capitale Usa.
Meloni inoltre è stata invitata anche al Cpac 2020, il Conservative Political Action Conference in programma nel Maryland dal 26 al 29 febbraio. Altro appuntamento dei conservatori americani al quale Salvini era stato invitato un anno fa, salvo poi disertare, travolto dai mille vertici riparatori coi 5S al governo. Adesso sembra che sia “Giorgia” l’interlocutore nuovo col quale i repubblicani vorrebbero interagire, che i conservatori americani vorrebbero conoscere.
Lei si muove a tutto campo. A caccia di consensi in uscita da Fi ma anche dalla Lega, in Italia. «Io premier? Mi tremano i polsi, ma sono pronta a misurarmi», ha azzardato due giorni fa dopo il voto. Ma la deputata romana è in movimento anche in Europa. Lunedì sera al Gran Hotel Plaza di Roma sarà lei ad aprire, da padrona di casa, il National Conservatism, con tutti i big del gruppo europeo dei Conservatori e riformisti del quale Fdi fa parte.
C’è il primo ministro ungherese Viktor Orban, sospeso dal Ppe. E, tra gli altri, il polacco Ryszard Legutko, presidente proprio del gruppo europeo. Con entrambi, Meloni si è sentita in questi giorni. Tra gli interventi previsti, quello di Matteo Salvini, che starebbe accarezzando il sogno di sganciarsi dalle destre per entrare nei Conservatori. Il leghista parlerà martedì 4, ma Giorgia Meloni sarà già volata alla volta di Washington.