Whirlpool, De Magistris attacca Di Maio: "Ha illuso i lavoratori, affermando di avere risolto la crisi aziendale"
Dopo il fallimento della trattativa per scongiurare la chiusura della fabbrica a Napoli. Landini sull'aggressione ai sindacalisti: "Bisogna mantenere i nervi saldi". Il viceministro Buffagni (M5S): "Stiamo gestendo la vicenda con senso di responsabilità".
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"L'incontro di ieri è andato piuttosto male. Per cambiare le carte in tavola, il governo deve fare delle proposte nuove, altrimenti l'azienda non cambierà mai idea. Bisogna mettere insieme la Regione, il Comune, i lavoratori, i sindacati, creando una soggettività nuova, mettendo assieme pubblico e privato, ma c'è bisogno della collaborazione del governo", afferma a Radio CRC il sindaco di Napoli Luigi De Magistris dopo l'annunciata chiusura della Whirlpool nel capoluogo campano.
"È inaccettabile che una multinazionale venga, si prenda i soldi dello Stato e poi vada via. Ho trovato molto grave il comportamento di Di Maio nel Conte I, quando ha affermato di aver risolto la situazione, invece non era così. Illudere i lavoratori non è assolutamente accettabile. Bisogna premere nei confronti del Governo, così che prenda finalmente un ruolo. Napoli ha fatto la sua parte, abbiamo fatto proposte, siamo scesi in piazza. Questa città cos'altro può fare? Solo l'autogestione, ma ci aspettiamo che il governo dia una spiegazione chiara".
Luigi Di Maio, da ministro dello Sviluppo economico nel Conte I, aveva pubblicato un post su Facebook il30 ottobre del 2018, nel quale affermava: "Whirlpool non licenzierà nessuno e, anzi, riporterà in Italia parte della sua produzione che aveva spostato in Polonia. Questo è il frutto di una lunga contrattazione che siamo riusciti a chiudere al ministero dello Sviluppo Economico. Sono quindi orgoglioso di dire che ce l'abbiamo fatta: stiamo riportando lavoro in Italia!".
Whirlpool conferma la chiusura, gli operai contro i sindacalisti: "Vergogna"
Ieri la multinazionale, al tavolo convocato al Ministero dello sviluppo economico dal ministro Stefano Patuanelli, ha confermato la volontà di lasciare il sito di via Argine. Una trattativa lunga e complessa ha fatto slittare lo stop alla produzione dal 31 marzo al 31 ottobre. Sul piede di guerra i 300 operai in presidio che da mesi lottano per il posto di lavoro. Alcuni lavoratori hanno contestato i rappresentanti con urla, spintoni e sputi. Sono intervenute le forze dell'ordine.
Invitalia si è messa alla ricerca per conto del governo di un nuovo soggetto che subentri alla multinazionale americana. Il colosso Usa delle lavatrici motiva la sua decisione con il fatto che lo stabilimento di Napoli perde 20milioni di euro l'anno. La Whirlpool ha 5 mila dipendenti in tutto il Paese.
Intanto esplode la polemica politica. "Stiamo gestendo il problema con la massima responsabilità senza annunci e senza promesse, ma con un percorso che deve garantire una tenuta dell'industrializzazione del sito. Credo sia fondamentale per evitare di vedere casi come quelli già avvenuti per altri siti in passati governi in cui giocano con gli annunci e magari l'industrializzazione fallisce", ha commenato il viceministro al Ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Buffagni (M5S).
"Bisogna ripartire dall'applicazione dell'accordo, che prevedeva investimenti", ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine dell'assemblea dell'Alleanza delle cooperative, parlando del futuro dello stabilimento Whirlpool di Napoli. A proposito dell'aggressione ai sindacalisti dopo il tavolo al Mise, Landini ha sottolineato che "la situazione è delicata, difficile. Bisogna mantenere i nervi saldi e mantenere fermo l'obiettivo che è quello di salvaguardare l'attività produttiva e gli investimenti. È importante trovare tutte le soluzioni necessarie", ha rimarcato.
Anche Mara Carfagna (Forza Italia) su Twitter ha espresso solidarietà ai sindacalisti Marco Bentivogli, Francesca Re David, Rocco Palombella contestati a Roma.
"Il governo è stato incapace di trovare una soluzione alla vertenza, solo una delle 161 ancora aperte al Mise, che sta mettendo in ginocchio oltre 420 lavoratrici e lavoratori. La situazione è il risultato delle troppe passerelle elettorali in Campania ma a pagarne le spese sono solo i lavoratori" è l'accusa che arriva dal Segretario Generale Fim Cisl Campania, Raffaele Apetino.
"La desertificazione del lavoro in Campania non solo mortifica la dignità dei lavoratori, che non hanno bisogno del reddito di cittadinanza, ma offre manodopera all'illegalità che è sempre in cerca di nuovo personale. Noi non possiamo e non dobbiamo permettere che la nostra Regione venga sempre trattata dal governo come fanalino di coda circa i problemi del lavoro e posta in cima alle priorità solo in campagna elettorale", prosegue ricordando "le false promesse elettorali fatte dall'ex Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio". Solidarietà poi ai segretari generali di Fim, Uilm e Fiom, Bentivogli, Palombella e Re David che al termine dell'incontro al Mise, sono stati fatti oggetto di aggressione: "L'uso della violenza va sempre condannato, non è mai la via da seguire per trovare valide soluzioni ai problemi reali del paese".