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Meloni contro Lamorgese: “Non c’è nessuna emergenza”

L'attacco dagli Usa della presidente di Fdi: "E non esiste neanche una questione razzismo"
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WASHINGTON - "In Italia non c'è alcuna emergenza odio. Tanto meno razzismo. Alla ministra Lamorgese vorrei ricordare che anche io sono vittima di odii di ogni genere e ogni giorno". Giorgia Meloni arriva davanti alla Casa Bianca piuttosto carica, forse per il "bagno" di due giorni nell'ultraconservatorismo trumpiano del National Prayer Breakfast, dove ha appena finito di ascoltare il discorso assai poco moderato del presidente Usa. Ma confessa di essere anche indispettita dalla lettura dell'intervista di Repubblica al ministro dell'Interno.

"Se c'è un'emergenza odio allora la responsabile del Viminale dovrebbe rivolgersi al M5S, che la sostiene e che fomenta l'odio sociale e politico fin dalla sua nascita. In Italia c'è un'emergenza lavoro, c'è una emergenza disoccupazione". Parole che fanno il paio con quelle di Matteo Salvini: "Le vere emergenze sono la disoccupazione e la crimina…
WASHINGTON - "In Italia non c'è alcuna emergenza odio. Tanto meno razzismo. Alla ministra Lamorgese vorrei ricordare che anche io sono vittima di odii di ogni genere e ogni giorno". Giorgia Meloni arriva davanti alla Casa Bianca piuttosto carica, forse per il "bagno" di due giorni nell'ultraconservatorismo trumpiano del National Prayer Breakfast, dove ha appena finito di ascoltare il discorso assai poco moderato del presidente Usa. Ma confessa di essere anche indispettita dalla lettura dell'intervista di Repubblica al ministro dell'Interno.

"Se c'è un'emergenza odio allora la responsabile del Viminale dovrebbe rivolgersi al M5S, che la sostiene e che fomenta l'odio sociale e politico fin dalla sua nascita. In Italia c'è un'emergenza lavoro, c'è una emergenza disoccupazione". Parole che fanno il paio con quelle di Matteo Salvini: "Le vere emergenze sono la disoccupazione e la criminalità".

È la destra che torna ai suoi istinti primordiali, che nega qualsiasi recrudescenza xenofoba. Nessuna stretta di mano con Donald Trump, né prima né dopo il discorso assai poco conciliante e parecchio elettorale dell'inquilino della Casa Bianca nel salone congressi del Washington Hilton alle 7 del mattino: "I democratici fanno del male al Paese, dei politici corrotti hanno fatto di tutto per distruggerci", aveva attaccato il presidente davanti ai 1500 congressisti, dopo aver esibito tronfio la prima pagina di Usa Today con il titolo "Acquitted", assolto dall'impeachment. Per poi aggiungere: "Noi difendiamo i valori religiosi e quelli della famiglia".

Plaude Meloni: "Nel nostro Paese queste parole sarebbero eresie, invece è quel che deve fare un governo che vuole difendere gli interessi nazionali e patriottici", dice lei dopo aver raggiunto la Casa Bianca, nel Lafayette Park, utilizzata giusto come sfondo per le interviste tv e un paio di selfie sotto una pioggia battente. Già perché Trump appunto non lo ha incontrato. In compenso la leader di Fdi ha avuto modo di salutare e "scambiare giusto due parole" con Mike Pompeo, il Segretario di Stato americano. E ha già ricevuto dai conservatori americani un nuovo invito per il C-Pac di fine febbraio, così pure dalla Niaf degli italo-americani per ottobre. "Stiamo costruendo delle relazioni internazionali ma senza cercare benedizioni e senza annodare fili, non siamo marionette". Ma è una tela diplomatica, questa della leader di destra, che sta suscitando curiosità anche in Europa.

La testa della deputata romana però è già in Italia. Con un filo di speranza, dice, per le indiscrezioni filtrate dal Quirinale sulla indisponibilità del presidente Mattarella a dare vita a un altro governo in caso di crisi del Conte Bis. "Ne sono entusiasta anche perché il capo dello Stato stavolta non metterebbe mai la faccia su un altro esecutivo primo di legittimazione". Eppure Trump ha dato la sua benedizione a "Giuseppi" alla nascita del governo giallorosso, a settembre. "È stato mal consigliato, del resto non sapeva neanche come si chiamasse. Francamente non mi spiego quel tweet".

Ed è convinta che presto la palla passerà al centrodestra. Ma con quale leader? "Io non mi sto candidando alla leadership del centrodestra. Premier donna? Ho detto che il Paese e pronto, ma decidono gli elettori". Da Salvini per ora la distingue anche la politica estera. Appiattita su Trump, quella del leghista, da Gerusalemme capitale d'Israele all'Iran. Lei la pensa diversamente. "Dobbiamo avere una nostra politica estera, io sono per due popoli e due Stati con capitale condivisa", per esempio sul Medioriente. E se Salvini qui è discusso per aver avuto rapporti anche con oligarchi russi, lei ribatte che proprio no, "io solo con l'ambasciatore di Mosca, solo relazioni ufficiali, mai visto un oligarca russo". Sarà anche per questo che a Washington hanno scelto lei come interlocutrice a destra.