Elezioni regionali, in Campania partita doppia: Costa insidia De Luca, La Lega sfratta Caldoro
Conchita Sannino , Carmelo LopapaPartito democratico e parte del Movimento Cinque Stelle pensano di candidare il ministro dell'Ambiente. Ma il governatore dem resiste. Salvini intanto vuole scegliere l'uomo del centrodestra e si scontra con Forza Italia
La polveriera Campania è pronta a far saltare per aria schemi e candidature già blindate, da sinistra a destra. Aprendo a scenari imprevedibili, a tre mesi scarsi dalle elezioni. Succede all'ombra del Pd (e dei 5S), dove vacilla perfino il viceré Vincenzo De Luca. Mentre rischia di essere stoppata sul traguardo la corsa del forzista Stefano Caldoro, sotto il pressing leghista di Matteo Salvini, pronto ad annunciare il "suo" Aurelio Tommasetti già nella visita a Napoli del 18 febbraio.
Forte, fortissima la tentazione a sinistra di chiudere un'intesa con il M5S. Passerebbe sulla testa del governatore uscente. Diviso alla meta: sembra essere l'eterno destino del Pd in Campania. E la spinta verso l'unione coltivata ostinatamente da Zingaretti collassa a Napoli, nello scontro tra Vincenzo De Luca, che finge di ignorare persino l'ipotesi di una mancata ricandidatura, e la linea del segretario nazionale che l'altro giorno, in dir…
Forte, fortissima la tentazione a sinistra di chiudere un'intesa con il M5S. Passerebbe sulla testa del governatore uscente. Diviso alla meta: sembra essere l'eterno destino del Pd in Campania. E la spinta verso l'unione coltivata ostinatamente da Zingaretti collassa a Napoli, nello scontro tra Vincenzo De Luca, che finge di ignorare persino l'ipotesi di una mancata ricandidatura, e la linea del segretario nazionale che l'altro giorno, in dir…
La polveriera Campania è pronta a far saltare per aria schemi e candidature già blindate, da sinistra a destra. Aprendo a scenari imprevedibili, a tre mesi scarsi dalle elezioni. Succede all'ombra del Pd (e dei 5S), dove vacilla perfino il viceré Vincenzo De Luca. Mentre rischia di essere stoppata sul traguardo la corsa del forzista Stefano Caldoro, sotto il pressing leghista di Matteo Salvini, pronto ad annunciare il "suo" Aurelio Tommasetti già nella visita a Napoli del 18 febbraio.
Forte, fortissima la tentazione a sinistra di chiudere un'intesa con il M5S. Passerebbe sulla testa del governatore uscente. Diviso alla meta: sembra essere l'eterno destino del Pd in Campania. E la spinta verso l'unione coltivata ostinatamente da Zingaretti collassa a Napoli, nello scontro tra Vincenzo De Luca, che finge di ignorare persino l'ipotesi di una mancata ricandidatura, e la linea del segretario nazionale che l'altro giorno, in direzione, ha ribadito non a caso che "la strada maestra è ampliare il campo". Succede così che il segretario campano dem, Leo Annunziata, convochi per lunedì 17 la direzione regionale, sei giorni prima delle elezioni suppletive in città, con l'obiettivo di blindare la corsa bis del governatore.
Gli si oppone il coordinatore cittadino Marco Sarracino, ricordando come la priorità sia adesso aggiudicarsi quel seggio al Senato - si vota il 23 febbraio, il candidato unitario a sinistra è Sandro Ruotolo - e chiedendone il rinvio. Col sostegno del vicesegretario Andrea Orlando: "Prima le suppletive. Meglio fare una cosa per volta, è una questione di concentrazione e di lavoro sul territorio", è la posizione del vicesegretario nazionale. Quasi una partita a poker. In cui entrano, inevitabilmente, anche le Sardine, con Lorenzo Donnoli del coordinamento nazionale che in questi giorni è stato tranchant: "Per noi in Campania non si può parlare di rinnovamento se si ricandida per la terza volta De Luca, con fritture e clientelismo non abbiamo nulla a che fare". Ancora Orlando: "Noi partiamo con il nome di De Luca, certamente. Ma dobbiamo ascoltare e capire le Sardine anche quando non ci piace quel che dicono".
La direzione del 17 sfuma. "Non è il massimo convocarla a pochi giorni dalle suppletive - insiste anche Nicola Oddati, responsabile Mezzogiorno del Pd - Conosco l'intelligenza di De Luca e non credo si voglia dar prova in Campania di divisioni a ridosso delle suppletive". Il messaggio è chiaro. L'obiettivo, pur non dichiarato, lo è altrettanto: stringere un patto di ferro col Movimento e con Leu. Le aperture dal mondo vicino al napoletano Roberto Fico non mancano. Ma la base del M5s, riunita a Napoli in un hotel del centro solo pochi giorni fa, sembra aver chiuso: "irricevibile" De Luca e sbarrato il passo anche all'alleanza col Pd. Tuttavia a Roma negli ambienti grillini continuano a circolare i nomi del ministro dell'Ambiente Sergio Costa, di quello dell'Università Gaetano Manfredi e perfino quello del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Tutto congelato, per ora. Ma tutto può succedere.
E a vacillare, come in un improvviso gioco degli specchi, adesso è anche la candidatura di Stefano Caldoro a destra. Archiviate la ambizioni sulla Puglia (dove Giorgia Meloni ha fatto sapere che non ritirerà mai Raffaele Fitto), Salvini ha dirottato le mire su Napoli. In città approderà il 18 con l'intenzione di annunciare un candidato "condiviso" e diverso da quello forzista. Possibilmente una pedina a lui gradita, per tentare l'agognato sbarco in una grande regione del Sud.
L'intenzione dell'ex vicepremier è quella di offrire nel vertice della settimana prossima con Berlusconi e Meloni una terna di nomi. Che al momento comprenderebbe il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, il neo sostituto alla Procura generale di Napoli Catello Maresca e l'ex rettore salernitano Aurelio Tommasetti. Sembra che il direttore - in odore di riconferma al Tg tra pochi giorni - abbia cortesemente declinato l'offerta: "Lusingato, ma la politica mi appassiona raccontarla, resto innamorato del giornalismo", è stato il cortese no grazie che avrebbe opposto. Anche in un pranzo avuto un paio di giorni fa con i ras leghisti campani Vincenzo Nespoli e Pina Castiello. Poco male per Salvini, il quale stravede per Aurelio Tommasetti, fino a ottobre rettore a Salerno, adesso col logo della Lega anche sulla pagina Facebook.
E Caldoro? E Forza Italia? Benché blindata da Silvio Berlusconi nell'ufficio di presidenza di mercoledì scorso, contro quella candidatura è ormai rivolta. Nella riunione top secret dei giorni scorsi degli undici parlamentari forzisti eletti nella regione, ben sette si sono espressi contro la scelta dell'uomo già sconfitto da De Luca cinque anni fa. L'invito rivolto al coordinatore Domenico De Siano di farsi portavoce del malessere sembra non sia stato raccolto.
Sta di fatto che il Cavaliere è stato informato di quanto accade a Napoli e nei colloqui di queste ore avrebbe aperto alla possibilità di cambiare cavallo in corsa: "Per me il candidato resta Caldoro, ma se mi proponete un nome altrettanto forte e condiviso sono disposto a ragionare", è il messaggio recapitato ai campani. Tra loro, la fondatrice di "Voce Libera" Mara Carfagna, non da ora scettica sul designato. La scelta di un "non politico", tanto più in caso di un clamoroso ritiro di De Luca a sinistra, diventerebbe quasi obbligata. Così, tra i litiganti, ancora una volta, rischia di spuntarla a destra l'onnivoro Salvini.
Forte, fortissima la tentazione a sinistra di chiudere un'intesa con il M5S. Passerebbe sulla testa del governatore uscente. Diviso alla meta: sembra essere l'eterno destino del Pd in Campania. E la spinta verso l'unione coltivata ostinatamente da Zingaretti collassa a Napoli, nello scontro tra Vincenzo De Luca, che finge di ignorare persino l'ipotesi di una mancata ricandidatura, e la linea del segretario nazionale che l'altro giorno, in direzione, ha ribadito non a caso che "la strada maestra è ampliare il campo". Succede così che il segretario campano dem, Leo Annunziata, convochi per lunedì 17 la direzione regionale, sei giorni prima delle elezioni suppletive in città, con l'obiettivo di blindare la corsa bis del governatore.
Gli si oppone il coordinatore cittadino Marco Sarracino, ricordando come la priorità sia adesso aggiudicarsi quel seggio al Senato - si vota il 23 febbraio, il candidato unitario a sinistra è Sandro Ruotolo - e chiedendone il rinvio. Col sostegno del vicesegretario Andrea Orlando: "Prima le suppletive. Meglio fare una cosa per volta, è una questione di concentrazione e di lavoro sul territorio", è la posizione del vicesegretario nazionale. Quasi una partita a poker. In cui entrano, inevitabilmente, anche le Sardine, con Lorenzo Donnoli del coordinamento nazionale che in questi giorni è stato tranchant: "Per noi in Campania non si può parlare di rinnovamento se si ricandida per la terza volta De Luca, con fritture e clientelismo non abbiamo nulla a che fare". Ancora Orlando: "Noi partiamo con il nome di De Luca, certamente. Ma dobbiamo ascoltare e capire le Sardine anche quando non ci piace quel che dicono".
La direzione del 17 sfuma. "Non è il massimo convocarla a pochi giorni dalle suppletive - insiste anche Nicola Oddati, responsabile Mezzogiorno del Pd - Conosco l'intelligenza di De Luca e non credo si voglia dar prova in Campania di divisioni a ridosso delle suppletive". Il messaggio è chiaro. L'obiettivo, pur non dichiarato, lo è altrettanto: stringere un patto di ferro col Movimento e con Leu. Le aperture dal mondo vicino al napoletano Roberto Fico non mancano. Ma la base del M5s, riunita a Napoli in un hotel del centro solo pochi giorni fa, sembra aver chiuso: "irricevibile" De Luca e sbarrato il passo anche all'alleanza col Pd. Tuttavia a Roma negli ambienti grillini continuano a circolare i nomi del ministro dell'Ambiente Sergio Costa, di quello dell'Università Gaetano Manfredi e perfino quello del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Tutto congelato, per ora. Ma tutto può succedere.
E a vacillare, come in un improvviso gioco degli specchi, adesso è anche la candidatura di Stefano Caldoro a destra. Archiviate la ambizioni sulla Puglia (dove Giorgia Meloni ha fatto sapere che non ritirerà mai Raffaele Fitto), Salvini ha dirottato le mire su Napoli. In città approderà il 18 con l'intenzione di annunciare un candidato "condiviso" e diverso da quello forzista. Possibilmente una pedina a lui gradita, per tentare l'agognato sbarco in una grande regione del Sud.
L'intenzione dell'ex vicepremier è quella di offrire nel vertice della settimana prossima con Berlusconi e Meloni una terna di nomi. Che al momento comprenderebbe il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, il neo sostituto alla Procura generale di Napoli Catello Maresca e l'ex rettore salernitano Aurelio Tommasetti. Sembra che il direttore - in odore di riconferma al Tg tra pochi giorni - abbia cortesemente declinato l'offerta: "Lusingato, ma la politica mi appassiona raccontarla, resto innamorato del giornalismo", è stato il cortese no grazie che avrebbe opposto. Anche in un pranzo avuto un paio di giorni fa con i ras leghisti campani Vincenzo Nespoli e Pina Castiello. Poco male per Salvini, il quale stravede per Aurelio Tommasetti, fino a ottobre rettore a Salerno, adesso col logo della Lega anche sulla pagina Facebook.
E Caldoro? E Forza Italia? Benché blindata da Silvio Berlusconi nell'ufficio di presidenza di mercoledì scorso, contro quella candidatura è ormai rivolta. Nella riunione top secret dei giorni scorsi degli undici parlamentari forzisti eletti nella regione, ben sette si sono espressi contro la scelta dell'uomo già sconfitto da De Luca cinque anni fa. L'invito rivolto al coordinatore Domenico De Siano di farsi portavoce del malessere sembra non sia stato raccolto.
Sta di fatto che il Cavaliere è stato informato di quanto accade a Napoli e nei colloqui di queste ore avrebbe aperto alla possibilità di cambiare cavallo in corsa: "Per me il candidato resta Caldoro, ma se mi proponete un nome altrettanto forte e condiviso sono disposto a ragionare", è il messaggio recapitato ai campani. Tra loro, la fondatrice di "Voce Libera" Mara Carfagna, non da ora scettica sul designato. La scelta di un "non politico", tanto più in caso di un clamoroso ritiro di De Luca a sinistra, diventerebbe quasi obbligata. Così, tra i litiganti, ancora una volta, rischia di spuntarla a destra l'onnivoro Salvini.