Dall’aborto ai migranti, Salvini spinge a destra per arginare Meloni
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAL'ex ministro: "Vorrei tornare a Palazzo Chigi se non mi arrestano prima". Le divisioni con gli alleati: Lega per un governo istituzionale, Fdi per il voto
ROMA - "Io conto ancora di entrare davvero a Palazzo Chigi e spererei di farlo da uomo libero". Matteo Salvini ha appena tirato le sue conclusioni davanti a duecento amministratori della Lega, nel roof garden del Palazzo delle Esposizioni a Roma. Sindaci, consiglieri regionali e comunali, in prima fila i governatori lombardo e veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia.
"Siamo il primo partito e siamo qui per studiare e farci trovare pronti quando si andrà a votare", li rassicura, convinto che il Conte bis stia per cadere grazie all'aiuto di Renzi. Ma il popolo di dirigenti del nuovo partito nazionale non dorme sonni tranquilli, con quella sequenza di processi che non si ferma più (ora tocca a Open Arms) e che induce il capo a cambiare strategia, dopo il via libera a quello per la Gregoretti: "Un processo mi basta".
Inchieste a parte, Giancarlo Giorgetti sta tentando di tutto per rivestire il leader coi panni del moderato, soprattutto all'…
"Siamo il primo partito e siamo qui per studiare e farci trovare pronti quando si andrà a votare", li rassicura, convinto che il Conte bis stia per cadere grazie all'aiuto di Renzi. Ma il popolo di dirigenti del nuovo partito nazionale non dorme sonni tranquilli, con quella sequenza di processi che non si ferma più (ora tocca a Open Arms) e che induce il capo a cambiare strategia, dopo il via libera a quello per la Gregoretti: "Un processo mi basta".
Inchieste a parte, Giancarlo Giorgetti sta tentando di tutto per rivestire il leader coi panni del moderato, soprattutto all'…
ROMA - "Io conto ancora di entrare davvero a Palazzo Chigi e spererei di farlo da uomo libero". Matteo Salvini ha appena tirato le sue conclusioni davanti a duecento amministratori della Lega, nel roof garden del Palazzo delle Esposizioni a Roma. Sindaci, consiglieri regionali e comunali, in prima fila i governatori lombardo e veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia.
"Siamo il primo partito e siamo qui per studiare e farci trovare pronti quando si andrà a votare", li rassicura, convinto che il Conte bis stia per cadere grazie all'aiuto di Renzi. Ma il popolo di dirigenti del nuovo partito nazionale non dorme sonni tranquilli, con quella sequenza di processi che non si ferma più (ora tocca a Open Arms) e che induce il capo a cambiare strategia, dopo il via libera a quello per la Gregoretti: "Un processo mi basta".
Inchieste a parte, Giancarlo Giorgetti sta tentando di tutto per rivestire il leader coi panni del moderato, soprattutto all'estero. La sensazione diffusa però è che quell'altro in realtà stia facendo di tutto per cavalcare i temi cari alla destra, dall'immigrazione ("Stop alle barche dall'Africa, c'è il Coronavirus, se sbarca uno solo col virus denuncia il ministro") all'Europa ("Non vogliamo uscire dall'euro, ma prima i diritti degli italiani: non dirò mai viva Merkel, viva Macron").
E che lo faccia per arginare l'inattesa scalata nei consensi di Fdi e di Giorgia Meloni. L'ex vicepremier, mentre scende i gradini del Palazzo delle Esposizioni, glissa: "Ma per niente, ognuno fa la sua politica. Sono nostri alleati e presto torneremo al tavolo per discutere di regionali". Dato che su Puglia e Calabria la coalizione è ai ferri corti. Di certo schiaccia l'occhio all'ala cattolica più conservatrice il tema dell'aborto.
Domenica Salvini ha accostato il concetto e il ripetuto ricorso ai Pronto soccorso delle donne immigrate a uno "stile di vita incivile". Il segretario dem Nicola Zingaretti fa visita alla Casa delle donne a Roma e lo accusa di aver compiuto "un'aggressione alle donne italiane"), il M5S di aver "tentato di delegittimare i diritti delle donne". Il segretario leghista prima di iniziare i lavori a Roma conferma la linea: "Non metto in discussione il principio del diritto all'aborto, ma bisogna combattere gli abusi. Parlate non con me ma con i medici, il nostro compito è prevenire: l'aborto non è un sistema contraccettivo".
Ma sotto il tetto a vetri dell'edificio che dà su via Nazionale a tenere banco tra i tavoli tematici è il post crisi del Conte bis. "Mai con Renzi, Pd e 5S, non siamo disponibili", è il diktat del leader. Il quale però anche ieri ha aperto all'ipotesi di un governo elettorale: "Se uno mi dice che cade Conte e c'è bisogno di un governo di passaggio per due mesi per ridisegnare i collegi elettorali, per carità, è un conto, l'importante è che si voti prima possibile".
Il partito dI Meloni lo stronca: "Non parteciperemmo mai a un esecutivo del genere", dice Ignazio La Russa. Salvini chiama in causa ancora una volta il capo dello Stato: "Penso che al Quirinale si sono resi conto che questo governo sta insieme solo per paura del voto". Sul fatto che cada realmente, Giorgetti nutre qualche dubbio, come confessa mentre lascia l'Assemblea con un ghigno: "A quel che dice Renzi bisogna fare sempre la tara, in genere vuol fare l'esatto contrario"
.
Già, l'altro Matteo. Le voci sul feeling tra i due si sprecano. Salvini in serata va in tv e nega: "Siamo il giorno e la notte". Ma quando in mattinata a margine dei lavori con gli amministratori avevano chiesto al suo ex ministro Gian Marco Centinaio se ci sia un patto tra i due, quello aveva confessato: "Se ci fosse, sarebbe il ben venuto, l'importante è andare al voto".
"Siamo il primo partito e siamo qui per studiare e farci trovare pronti quando si andrà a votare", li rassicura, convinto che il Conte bis stia per cadere grazie all'aiuto di Renzi. Ma il popolo di dirigenti del nuovo partito nazionale non dorme sonni tranquilli, con quella sequenza di processi che non si ferma più (ora tocca a Open Arms) e che induce il capo a cambiare strategia, dopo il via libera a quello per la Gregoretti: "Un processo mi basta".
Inchieste a parte, Giancarlo Giorgetti sta tentando di tutto per rivestire il leader coi panni del moderato, soprattutto all'estero. La sensazione diffusa però è che quell'altro in realtà stia facendo di tutto per cavalcare i temi cari alla destra, dall'immigrazione ("Stop alle barche dall'Africa, c'è il Coronavirus, se sbarca uno solo col virus denuncia il ministro") all'Europa ("Non vogliamo uscire dall'euro, ma prima i diritti degli italiani: non dirò mai viva Merkel, viva Macron").
E che lo faccia per arginare l'inattesa scalata nei consensi di Fdi e di Giorgia Meloni. L'ex vicepremier, mentre scende i gradini del Palazzo delle Esposizioni, glissa: "Ma per niente, ognuno fa la sua politica. Sono nostri alleati e presto torneremo al tavolo per discutere di regionali". Dato che su Puglia e Calabria la coalizione è ai ferri corti. Di certo schiaccia l'occhio all'ala cattolica più conservatrice il tema dell'aborto.
Domenica Salvini ha accostato il concetto e il ripetuto ricorso ai Pronto soccorso delle donne immigrate a uno "stile di vita incivile". Il segretario dem Nicola Zingaretti fa visita alla Casa delle donne a Roma e lo accusa di aver compiuto "un'aggressione alle donne italiane"), il M5S di aver "tentato di delegittimare i diritti delle donne". Il segretario leghista prima di iniziare i lavori a Roma conferma la linea: "Non metto in discussione il principio del diritto all'aborto, ma bisogna combattere gli abusi. Parlate non con me ma con i medici, il nostro compito è prevenire: l'aborto non è un sistema contraccettivo".
Ma sotto il tetto a vetri dell'edificio che dà su via Nazionale a tenere banco tra i tavoli tematici è il post crisi del Conte bis. "Mai con Renzi, Pd e 5S, non siamo disponibili", è il diktat del leader. Il quale però anche ieri ha aperto all'ipotesi di un governo elettorale: "Se uno mi dice che cade Conte e c'è bisogno di un governo di passaggio per due mesi per ridisegnare i collegi elettorali, per carità, è un conto, l'importante è che si voti prima possibile".
Il partito dI Meloni lo stronca: "Non parteciperemmo mai a un esecutivo del genere", dice Ignazio La Russa. Salvini chiama in causa ancora una volta il capo dello Stato: "Penso che al Quirinale si sono resi conto che questo governo sta insieme solo per paura del voto". Sul fatto che cada realmente, Giorgetti nutre qualche dubbio, come confessa mentre lascia l'Assemblea con un ghigno: "A quel che dice Renzi bisogna fare sempre la tara, in genere vuol fare l'esatto contrario"
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Già, l'altro Matteo. Le voci sul feeling tra i due si sprecano. Salvini in serata va in tv e nega: "Siamo il giorno e la notte". Ma quando in mattinata a margine dei lavori con gli amministratori avevano chiesto al suo ex ministro Gian Marco Centinaio se ci sia un patto tra i due, quello aveva confessato: "Se ci fosse, sarebbe il ben venuto, l'importante è andare al voto".