Governo, sono i nuovi scilipoti lo scudo per salvarsi
Filippo Ceccarelli , di FILIPPO CECCARELLIIn Italia il trasformismo c’è sempre stato, per Gramsci addirittura “molecolare”: Depretis, gli “ascari” di Giolitti, interi scaffali di biblioteche. Girella, Fregoli, Voltagabbana e don Camaleo come prototipi nazionali in ideale continuità con Scilipoti, che non a caso l’altro giorno Renzi menzionava come sostantivo maschile plurale (“Non ci sono i dieci scilipoti che cercavano”).
Ma per favore non chiamateli “responsabili”, perché non lo sono affatto. Tantomeno siano battezzati, come non dispiacerebbe al pd Bettini, “democratici”, perché purtroppo la democrazia ha già i suoi guai.
E saranno pure utili a salvare il governo Conte, ma sono maschere, o forse mascherine, saltimbanchi, rifugiati, naufraghi, anime in pena. Sono ormai una costante, un sintomo, l’ultimissima manifestazione parassitaria di un sistema parlamentare sclerotico e privo di senso, svuotato. Più che un prestito, lo scudo crociato dietro cui va architettandosi la sopravvivenza della legislatura è del tutto occasionale, certo non più un simbolo, né un marchio e nemmeno un logo, ma un puro espediente grafico; così come puro ripiego nominale – Udc, Unione di Centro, figurarsi – suona la sigla del partitino post-democristoide dietro il quale un’accozzaglia di parlamentari si schermano sperando d…
E saranno pure utili a salvare il governo Conte, ma sono maschere, o forse mascherine, saltimbanchi, rifugiati, naufraghi, anime in pena. Sono ormai una costante, un sintomo, l’ultimissima manifestazione parassitaria di un sistema parlamentare sclerotico e privo di senso, svuotato. Più che un prestito, lo scudo crociato dietro cui va architettandosi la sopravvivenza della legislatura è del tutto occasionale, certo non più un simbolo, né un marchio e nemmeno un logo, ma un puro espediente grafico; così come puro ripiego nominale – Udc, Unione di Centro, figurarsi – suona la sigla del partitino post-democristoide dietro il quale un’accozzaglia di parlamentari si schermano sperando d…
Ma per favore non chiamateli “responsabili”, perché non lo sono affatto. Tantomeno siano battezzati, come non dispiacerebbe al pd Bettini, “democratici”, perché purtroppo la democrazia ha già i suoi guai.
E saranno pure utili a salvare il governo Conte, ma sono maschere, o forse mascherine, saltimbanchi, rifugiati, naufraghi, anime in pena. Sono ormai una costante, un sintomo, l’ultimissima manifestazione parassitaria di un sistema parlamentare sclerotico e privo di senso, svuotato. Più che un prestito, lo scudo crociato dietro cui va architettandosi la sopravvivenza della legislatura è del tutto occasionale, certo non più un simbolo, né un marchio e nemmeno un logo, ma un puro espediente grafico; così come puro ripiego nominale – Udc, Unione di Centro, figurarsi – suona la sigla del partitino post-democristoide dietro il quale un’accozzaglia di parlamentari si schermano sperando di prolungare per un po’ condizione, status, stile di vita.
E dispiace, sul serio, metterla in modo così risoluto perché si tratta pur sempre di persone, quasi tutte con una loro complicata storia e magari alcune perfino in buona fede. Ma diamine! Dal punto di vista delle culture politiche davvero sfugge cosa possa fare non tanto gruppo, ma anche solo mucchio, coacervo, fritto misto e macedonia; e pure considerando i cascami delle originarie e già assai mutevoli appartenenze l’unico criterio è quello della raccolta differenziata, alla voce “non riciclabili”.
Chi è nato doroteo, ha ripiegato su Monti e si è lasciato illudere da Alfano; chi è stato fin troppo berlusconiano, ma ora vede le brutte e Toti non basta più; chi magari era fascista, ma con Renzi non ha girato tanto bene; chi era radicale, ma poi si è scoperto cristianista; chi teneva per Craxi; e chi, dulcis in fundo, per Grillo, ma i vaffa gli sono tornati addosso.
Ora, in Italia il trasformismo c’è sempre stato, per Gramsci addirittura “molecolare”: Depretis, gli “ascari” di Giolitti, interi scaffali di biblioteche. Girella, Fregoli, Voltagabbana e don Camaleo come prototipi nazionali in ideale continuità con Scilipoti, che non a caso l’altro giorno Renzi menzionava come sostantivo maschile plurale (“Non ci sono i dieci scilipoti che cercavano”).
La vera novità, semmai, va cercata nello statuto di simulazione spudorata e generalizzata, nel regime di indifferenza tra vero e falso, realtà e finzione, originale e parodia, normalità e patologia.
E saranno pure utili a salvare il governo Conte, ma sono maschere, o forse mascherine, saltimbanchi, rifugiati, naufraghi, anime in pena. Sono ormai una costante, un sintomo, l’ultimissima manifestazione parassitaria di un sistema parlamentare sclerotico e privo di senso, svuotato. Più che un prestito, lo scudo crociato dietro cui va architettandosi la sopravvivenza della legislatura è del tutto occasionale, certo non più un simbolo, né un marchio e nemmeno un logo, ma un puro espediente grafico; così come puro ripiego nominale – Udc, Unione di Centro, figurarsi – suona la sigla del partitino post-democristoide dietro il quale un’accozzaglia di parlamentari si schermano sperando di prolungare per un po’ condizione, status, stile di vita.
E dispiace, sul serio, metterla in modo così risoluto perché si tratta pur sempre di persone, quasi tutte con una loro complicata storia e magari alcune perfino in buona fede. Ma diamine! Dal punto di vista delle culture politiche davvero sfugge cosa possa fare non tanto gruppo, ma anche solo mucchio, coacervo, fritto misto e macedonia; e pure considerando i cascami delle originarie e già assai mutevoli appartenenze l’unico criterio è quello della raccolta differenziata, alla voce “non riciclabili”.
Chi è nato doroteo, ha ripiegato su Monti e si è lasciato illudere da Alfano; chi è stato fin troppo berlusconiano, ma ora vede le brutte e Toti non basta più; chi magari era fascista, ma con Renzi non ha girato tanto bene; chi era radicale, ma poi si è scoperto cristianista; chi teneva per Craxi; e chi, dulcis in fundo, per Grillo, ma i vaffa gli sono tornati addosso.
Ora, in Italia il trasformismo c’è sempre stato, per Gramsci addirittura “molecolare”: Depretis, gli “ascari” di Giolitti, interi scaffali di biblioteche. Girella, Fregoli, Voltagabbana e don Camaleo come prototipi nazionali in ideale continuità con Scilipoti, che non a caso l’altro giorno Renzi menzionava come sostantivo maschile plurale (“Non ci sono i dieci scilipoti che cercavano”).
La vera novità, semmai, va cercata nello statuto di simulazione spudorata e generalizzata, nel regime di indifferenza tra vero e falso, realtà e finzione, originale e parodia, normalità e patologia.